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LIBRI DI TESTO

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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




VIAGGI IN ITALIA

Studio Arcobaleno srl. - Italia - New York

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VACANZE STUDIO IN ITALIA

Il viaggiatore solitario

Quello descritto in "A Trip to the Praries and in the Interior of North America" rimane ancora oggi uno dei migliori testi sul mondo avventuroso dei pionieri di inizio Ottocento, ma a scriverlo non fu uno dei tanti coloni, cacciatori di pelli o cowboys che caratterizzarono con la loro presenza il vasto continente americano. L'uomo che descrisse così efficacemente quel mondo di frontiera era invece un italiano, ferreamente legato al Vecchio Continente e alle sue vicende politiche e grande amico di un futuro imperatore. Il suo nome, Francesco Arese, ancora una volta è sfuggito tra le maglie larghe della Grande Storia del Mondo, perdendosi nei meandri dei ricordi polverosi, ma il volume dedicato allo Iowa rappresenta ancora oggi un piccolo capolavoro di studio etnografico.

Francesco Arese era amico stretto del principe Luigi Napoleone, futuro imperatore francese con il nome di Napoleone III, e per il suo amico intraprese il viaggio verso il Nuovo Continente. Sodale lealissimo della famiglia Bonaparte, il giovane Arese infatti anticipò sul suolo americano l'arrivo del francese, momentaneamente esiliato dalla tumultuosa Europa, e alla ricerca di serenità dopo i tragici avvenimenti succedutesi al fallito tentativo di insurrezione.

Ma se per il futuro imperatore quello americano rappresentò soltanto una parentesi di riflessione, per l'italiano il vasto e selvaggio continente era un vero e proprio richiamo alla sua sete di avventura e conoscenza, e dopo aver congedato il blasonato amico, egli decise di intraprendere uno dei più straordinari "raids" della storia continentale, lasciando le sue impressioni indelebili nelle pagine del suo libro di viaggi.

Era nata nella turbolenta Milano di inizio Ottocento (esattamente nel 1805) la vita del giovane cacciatore d'avventure italiano, e i suoi occhi, a soli nove anni, assistettero allo scempio compiuto dalle truppe austriache (in particolare quelle croate, tristemente note per la loro ferocia gratuita), sui patrioti insorti contro il dominio straniero.

Nonostante il furore restauratore conseguente la disfatta di Waterloo e l'esilio di Napoleone Bonaparte, nella casa degli Arese si respirava ancora aria rivoluzionaria. Il padre, conte Marco Arese, era stato tra i notabili della Repubblica Cisalpina, e Bonaparte lo aveva voluto con sé, a Lione, al momento della discussione sulla costituzione e della proclamazione della repubblica italiana del 1802.

La madre inoltre aveva stretto grande amicizia con Ortensia Beauharnais, moglie dello spodestato re Luigi d'Olanda e questo legame d'affetto si sarebbe rivelato essenziale per il giovane Arese, che proprio nella dimora di Ortensia, in Svizzera, ritrovò un po' di serenità dopo le sfortunate insurrezioni romagnole del 1830 e dopo il tradimento di infiltrati austriaci all'interno della Carboneria milanese.

Dalla pacifica Svizzera il conte Arese passò ad una vita ben più turbolenta, arruolandosi come volontario nella Legione Straniera e imbarcandosi alla volta dell'Algeria. Come nella più romantica delle storie il giovane nobiluomo abbracciò quella vita avventurosa per dimenticare l'amore di una donna e nell'arte della guerra divenne un valoroso professionista, stimato e rispettato dai compagni d'armi e tenuto in grande considerazione dai comandanti, che in futuro sarebbero diventati eminenti esponenti politici del governo francese.

La rivolta di Strasburo del 1836 scompaginò ancora una volta i progetti del conte milanese, il quale venne a conoscenza della sfortunata cospirazione di Luigi Napoleone, finita con l'esilio dello stesso. Per amore dell'amico e della sua famiglia, Francesco Arese, raggiunse ancora una volta la Svizzera e si impegnò nel compito di dare assistenza morale al prossimo esule in terra americana. L'italiano si imbarcò sul primo veliero e raggiunse il porto di New York con qualche settimana di anticipo sul suo amico.

I due si ritrovarono quindi nella città americana e per qualche mese condivisero gli ozi forzati e i programmi per un pronto riscatto politico. Per Luigi Napoleone, gli Stati Uniti furono dunque soltanto una tappa di passaggio nella sua carriera politica; per Arese rappresentarono invece qualcosa di più. Lo spirito avventuroso del conte milanese si era infatti di nuovo infiammato e la sete di conoscenza lo spinse a intraprendere un suo personalissimo viaggio all'interno di una regione in gran parte inesplorata.

Fatti i dovuti preparativi, il profugo italiano decise di partire seguendo le orme di Giacomo Beltrami, che anni prima aveva sfidato la natura selvaggia della frontiera americana. Ma il suo itinerario deviò presto dai programmi iniziali. Contemplate le tombe di Washington e di altri padri della rivoluzione americana, ammirate le suggestive cascate del Niagara, Arese navigò sui fiumi Delaware e Mississippi sostando a St.Louis, vero e proprio avamposto sull'ignoto territorio indiano. Qui conobbe e strinse amicizia con Henry Clay e la famiglia Chouteau, una delle più eminenti della città. E dalla città del Missouri, l'esiliato politico ripartì per risalire il fiume Missouri e arrivare nei pressi di Council Bluffs, nella zona occidentale dell'attuale Iowa.

L'italiano, forte della sua esperienza nella Legione Straniera, si adattò completamente all'ambiente utilizzando come guide soltanto due indiani e pochi viveri di necessità. Osservatore eccellente, Arese descrisse nel suo libro le impressione destategli da quel mondo ancora primordiale e pronosticò a un piccolo paese, Chicago, un prossimo futuro all'insegna dell'esplosione demografica (e nel giro di pochi decenni effettivamente la città passò da poche migliaia a un milione di abitanti).

Dallo Iowa, abbandonando il cavallo e passando alla canoa, l'avventuroso profugo raggiunse la regione del fiume Vermillion, che attualmente è situato nel South Dakota e si avventurò nelle terre dei temutissimi Sioux.

"Pensai che era di gran lunga preferibile vederli nelle litografie - scrisse nel suo libro -. La prima volta che li vidi in carne e ossa e fui veramente, per così dire, in contatto con loro, ne provai un tale disagio (in italiano avrei detto ribrezzo) che mi parve di non poterlo superare. Non avrei mai immaginato che tre mesi dopo avrei ringraziato il cielo di aver potuto dormire fra due indiani per vincere il freddo di una notte di tramontana."

Dalle terre dei Sioux, Francesco Arese si spinse nel Minnesota sud-occidentale risalendo il St. Peter's River fino a Fort Schnelling, città nella quale era giunto anche Beltrami. Da qui il milanese si diresse verso l'Est raggiungendo prima Montreal e poi Quebec, attraversando il Wisconsin e il Michigan. Concluse il suo viaggio nella primavera del 1838, dopo sette mesi di cammino, lasciandosi alle spalle seimila miglia, in un itinerario che resta ancora oggi unico nella storia della regione, per gli scarsi mezzi utilizzati e per la quantità di informazioni raccolte nel suo saggio etnografico.

"Chi abbia un minimo di onestà, i suoi preconcetti sull'America deve rimetterseli in tasca e, per quant europeo sia e si senta, deve riconoscere che questo è un paese stupendo, magico, miracoloso, e che le cose sono tali, qui che per crederle bisogna vederle."

Un entusiasmo, quello di Arese, che lo accompagnerà per il resto della vita. Il giro del milanese nel 1837 rimase una tappa storica nell'esplorazione etnica della regione ma non distrasse il viaggiatore solitario dai propositi nazionalistici. Amnistiato dagli austriaci, Arese tornò in Italia e percorse tutta la storia risorgimentale, prima come combattente e poi come abilissmo diplomatico. L'amicizia con Luigi Napoleone si sarebbe rivelata provvidenziale in più di un'occasione nella vita politica del neonato regno d'Italia e per la corona sabauda Arese avrebbe lavorato nella sua brillante veste di politico, non ultima la crisi italofrancese scoppiata con la fine dello stato Pontificio.

Francesco Arese morì a Firenze nel 1881, mantenendo fede al suo spirito avventuroso che nell'America di Frontiera ebbe modo di esaltarsi con il viaggio nel grande Ovest.

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