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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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Il Console patriota

La straordinaria parabola di Felice Foresti, cospiratore, esule e infine console americano

Quando fu liberato, nel marzo del 1835, Felice Eleuterio Foresti aveva trascorso quindici anni nelle tetre prigioni dello Spielberg, il famigerato carcere austriaco che inghiottì - spesse volte per sempre - molti dei patrioti italiani di inizio Ottocento. In quegli anni di prigionia Foresti ebbe modo di temprarsi a tutte le avversità e di meditare lungamente sulle sue tante illusioni risorgimentali. Ma tutte le pene patite non riuscirono a scalfire la sua spinta irredentista e quello che si imbarcò alla volta di una forzata emigrazione americana, era un uomo ben deciso a riprendere la lotta contro gli occupanti stranieri dell'Italia. Quello che invece sbarcò sul molo di Ellis Island fu uno dei tanti italiani che tra l'Ottocento i il Novecento misero piede sul suolo americano alla ricerca di un'occasione migliore. E gli USA avrebbero ripagato con molti onori quel loro nuovo figlio acquisito.

Felice Foresti arrivò in America dopo una lunga e travagliata storia cospiratoria. Nato a S. Biagio, frazione d'Argenta (Ferrara) nel 1789, era figlio di un possidente e compì i primi studi nel locale liceo. Si iscrisse senza troppi entusiasmi alla facoltà di giurisprudenza nel 1805, non tralasciando mai la propria passione per la letteratura. Entrò infine in Magistratura, ma in quegli anni di formazione professionale il ferrarese ebbe modo di vivere anche un'esperienza bellica. A 16 anni infatti si era arruolato come volontario agli ordini del maresciallo italiano A. Massena, validissimo generale napoleonico, per combattere nella campagna che avrebbe portato alla presa di Venezia. Ma quell'avventura durò poco perché proprio il padre, filoaustriaco, lo richiamò a casa facendo leva sui suoi obblighi familiari.

L'abbandono della carriera militare rivoluzionaria non pass√≤ indenne nell'animo del giovane ma nel 1809 un fatto nuovo lo spinse ancora pi√Ļ lontano dai principi napoleonici. Appena laureato ebbe infatti d'ufficio la difesa di alcuni "banditi" e visse in prima persona la repressione sanguinosa perpetuata dai Francesi sugli insorti emiliani, e questo sentimento non mut√≤ neanche con la nomina d'ufficio a giudice di pace nel comune di Crespino, vicino Rovigo. La fine dell'epoca napoleonica non dest√≤ quindi in Foresti particolari rimpianti n√© il ritorno austriaco venne vissuto come altamente drammatico: esso venne considerato il male minore.

"I giovani preferivano il governo austriaco a quello teocratico, mostruoso dello Stato pontificio. Io era con essi; dei due mali, l'austriaco era il minore." Così scrisse Foresti nella sua autobiografia che oggi è possibile rintracciare nella Biblioteca apostolica Vaticana. E da queste convinzioni nacque la scelta di restare a Crespino, dove nel 1817 egli venne promosso pretore. Ma nel cuore dell'uomo di giustizia albergava sempre un sentimento nazionalista che lo spinse, nel 1817 ad aderire alle organizzazioni settarie della Carboneria.

Egli esplicò con entusiasmo i suoi compiti di organizzatore della cellula veneta (le filiali delle carbonerie si chiamavano "vendite" e Foresti riuscì ad aprirne a Rovigo, Fratta, Crespino e in altri paesi limitrofi). Il pericolo gioco riuscì però fino agli inizi del1819, quando il ferrarese venne arrestato in seguito alla delazione di un suo compagno. Il suo arresto fu clamoroso e sul suo capo piovvero le accuse di alto tradimento. In quei drammatici frangenti Foresti fece ricorso a tutta la sua abilità oratoria e cercò di evitare il peggio, senza cadere nel tranello della confessione e della delazione.

Ma il tutto non bastò a fargli evitare la condanna a morte da parte del Senato lombardo-veneto e soltanto un colpo di fortuna lo salvò dall'esecuzione, con la condanna commutata in venti anni di carcere duro allo Spielberg. Superati due tentativi di suicidio, Foresti raggiunse nel 1820 con rinnovata tempra la sua tetra cella austriaca per uscirne soltanto quindici anni dopo, patriota stimato da tutti i suoi compagni di sventura. Si diresse subito verso la Francia per poi scegliere la traversata oceanica e l'approdo in terra americana. A New York trovò ad attenderlo il buon Maroncelli il quale, come sempre, si prodigò con tutte le sue esigue forze per aiutare il novello emigrato.

Gli procurò qualche lezione privata d'italiano, lavoro con il quale Foresti ebbe modo di prepararsi alla docenza nelle scuole americane. L'ex giudice cambiò il proprio tenore di vita nel 1838, quando alla morte di Lorenzo da Ponte, gli venne proposta la cattedra di lingue e letteratura nel Columbia College di New York. Il nuovo lavoro lo entusiasmò a tal punto da entrare, nel 1842? anche nella New York City University come docente e spingendolo a scrivere e pubblicare un libro sulla Grammatica e la Crestomazia italiana. Ma la vita americana non spense i suoi propositi patriottici e con altri amici diede vita, nel 1841 alla congrega newyorkese della Giovine Italia, nella quale si adoperò con tutto il suo entusiasmo per raccogliere fondi e adesioni tra gli emigranti italiani degli Stati Uniti, di Cuba, Messico e delle Indie Occidentali.

√ą proprio la questione nazionalista a riportarlo una prima volta in Europa nel 1843. Incontratosi con Mazzini, ne riconobbe i meriti condannandolo per√≤ per il suo forte dispotismo. I fatti del 1846 e del 1849 mutarono poi definitivamente i sentimenti di Foresti nei confronti del repubblicano e il suo impegno a favore delle rivoluzioni, se tra il '46 e il '48 produssero una larga raccolta di fondi tra gli emigrati per la causa italiana, nel '49 si mantenne tiepido pur accogliendo con grande calore Giuseppe Garibaldi, momentaneo esule nella capitale americana. Foresti aveva in effetti capito, come Garibaldi, che soltanto il sacrificio delle idee repubblicane avrebbe potuto portare l'Italia all'indipendenza, sotto l'ala protettiva della monarchia sabauda. Il suo pragmatismo si scontr√≤ quindi inesorabilmente con le utopie repubblicane mazziniane e del suo vecchio maestro Foresti divenne il pi√Ļ acuto critico. L'insegnante cambi√≤ obiettivo e punt√≤ tutto su Garibaldi propagandando i suoi piani e invitando i giovani italiani d'America ad arruolarsi tra i volontari.

In quegli stessi anni Foresti ricevette anche un altro incarico, quello di console americano a Genova, e con questa veste decise di organizzare un nuovo viaggio in Italia. Il suo entusiasmo durò però poco. Il governo sardo infatti negò il suo accredito al nuovo console, ricordando i suoi trascorsi repubblicani, e la diatriba innescò anche una pericolosa crisi nelle relazioni tra il Regno di Sardegna e gli Stati Uniti.

Nonostante l'amarezza, l'ex giudice decise di tornare comunque in Italia e raggiunse Genova, dove abbracciò la causa del Partito Nazionale. Nel 1856 Foresti accompagnò il suo amico Garibaldi a Torino presentandolo al Conte di Cavour ; gettate le basi della futura collaborazione tra il condottiero e il ministro sabaudo, Foresti ebbe finalmente modo di esercitare il suo ruolo di console americano, nonostante fosse tormentato da una vera e propria nostalgia per la patria adottiva. Foresti ormai si sentiva figlio dell'America e il presidente Buchanan risolse a proprio favore la crisi con il regno Sardo. Nel 1858 l'ex giudice di Ferrara entrò nel suo ufficio di Genova nelle vesti di console americano e chiuse la sua straordinaria vita soltanto tre mesi dopo, con un funerale altrettanto straordinario. Felice Eleuterio Foresti, cospiratore e patriota italiano, venne sepolto nel cimitero di Stagliano, alla presenza di un picchetto d'onore della Marina militare americana; la sua bara venne tumulata avvolta nella bandiera a stelle e strisce, con tutti gli onori della Repubblica degli Stati Uniti d'America!

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