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LIBRI DI TESTO

Mirtilli Morgana, Claudia Boselli e Sonia Beretta hanno visitato moltissime scuole americane tra il 2007 e il 2015 e hanno presentato agli insegnanti il Progetto Ciao.it e Superciao.it, per l'insegnamento della Lingua e della cultura italiana, predisposto per i gradi K-12.
 

L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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Presso  Iace - NY - Training Superciao a tutti e Progetto K-6
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VACANZE STUDIO IN ITALIA

Il reduce dello Spielberg

La vita eroica di un rifugiato politico d'eccezione: Piero Maroncelli.

Sono tanti quelli che ricordano Silvio Pellico e il suo libro "Le mie Prigioni". La figura romantica dell'eroe nazionale rinchiuso nelle carceri dello Spielberg e le sue pagine scritte nelle tetre celle austriache hanno nutrito intere generazioni di giovani italiani che attraverso i gesti dei patrioti si sono identificati nella sanguinosa emancipazione dal giogo straniero.

Ma quanti italiani ricordano personaggi meno baciati dalla fortuna letteraria e non per questo secondi ai principali nomi che affollano le nostre enciclopedie?

Chi ricorda ad esempio la vita sfortunata di Piero Maroncelli che proprio di Silvio Pellico fu l'amico più stretto e il cantore più convinto?

In Italia ben pochi ricordano la parabola avventurosa del patriota di Forlì, costretto dagli eventi ad un esilio forzato, e generoso protagonista della vita letteraria americana del primo Ottocento.

Negli Stati Uniti la sua storia umana ha avuto invece più riguardi, nonostante le infinite traversie che un destino amaro gli ha riservato fino all'ultimo giorno di vita.

Nato nel 1795 nella città romagnola, Piero Maroncelli studiò nel seminario della sua città natale e poi nel collegio di musica di San Sebastiano a Napoli, fino al 1814, guidato dal talento musicale del Paisiello. Negli anni del suo soggiorno napoletano, il giovane forlivese si affiliò alla società segreta "Colonna Armonica". Erano quelli gli anni della Carboneria e delle prime società segrete repubblicane. Trasferitosi a Bologna senza tralasciare la musica, terminò gli studi universitari parallelamente alla prima condanna politica, per alcuni versi nazionalisti pubblicati per la festa di San Giacomo a Roma. Cresciuto in una famiglia di modesta agiatezza, Maroncelli vide crollare la sua esigua indipendenza economica alla morte del padre e dovette trasferirsi a Milano per un lavoro. Lo trovò prima alla casa editrice Ricordi e poi in varie altre tipografie come revisore. Entrato in amicizia con Silvio Pellico, lo trascinò con il suo entusiasmo nella carboneria. I due amici però non riuscirono a elaborare molti progetti segreti. Furono infatti arrestati entrambi e condannati a morte, pena commutata in venti anni di carcere duro alla fortezza dello Spielberg. Furono quelli gli anni de "Le mie Prigioni" descritti mirabilmente dall'amico Pellico.

E Maroncelli visse in prima persona i drammi più crudi della prigionia, subendo un'amputazione ad una gamba che lo avrebbe segnato per il resto della vita. Nell'atroce occasione Maroncelli scrisse però il suo gesto più romantico entrando nel cuore di tutti colori che avrebbero letto le pagine del Pellico. Fu infatti lui a porgere una rosa al suo carnefice, appena conclusa la terribile operazione.

Ma se il gesto ancora oggi commuove per il suo eroismo, non lo aiutò a vivere meglio i suoi giorni futuri. Liberato nel 1830, Maroncelli venne "esiliato" da Roma, Bologna e Firenze, e fu costretto a trasferirsi a Parigi insiema ad un fratello.

La sua figura dinoccolata, aggrappata alle grucce, divenne familiare nelle vie della capitale francese e anche la fortuna arrise per qualche tempo all'italiano permettendogli di conoscere la futura moglie. Maroncelli sposò Amalia Schneider, una talentosa cantante lirica e con la giovane moglie si imbarcò alla volta degli Stati Uniti il 24 agosto 1833.

Quello che i coniugi Maroncelli trovarono a New York fu una città in grande fermento per l'arrivo della prima compagnia lirica italiana. Un altro italiano - Lorenzo Da Ponte -, altrettanto conosciuto nella metropoli americana, stava tentando infatti con tutte le sue forze di inserire nella vita culturale americana l'arte della musica lirica e si era profuso in tutte le sue energie per la realizzazione di un nuovo teatro dell'Opera.

La compagnia italiana, guidata dall'impresario Rivafinoli, ottenne grandi successi sulle scene newyorchesi che ribadì anche in altre città della costa orientale (Boston, Philadelphia), ma non riuscì nell'impresa di scaldare il cuore degli americani, ancora troppo acerbi per quella particolare forma di arte musicale. Lasciati alla mercé del proprio destino, gli artisti della compagnia intrapresero ognuno la loro strada: quella dei Maroncelli si fermò definitivamente negli Stati Uniti. I coniugi cercarono in tutti i modi di vivere della loro arte: la voce limpida di Amalia Schneider e il talento vocale di Maroncelli non bastarono però a realizzare il sogno americano. Inseguiti dalla fame, i Maroncelli si impantanarono in un'esistenza precaria condita dalla illusione di trovare nelle pubblicazioni americane del libro di Pellico il riscatto economico.

"Le mie Prigioni", all'arrivo di Maroncelli, era appena entrato nel circuito librario statunitense. Tradotto da Roscoe, il libro attrasse l'attenzione del pubblico americano e venne inserito in diversi articoli dei giornali dell'epoca. La Endiburgh Review di Boston aveva pubblicato nel luglio del 1833 una recensione entusiasta dell'edizione italiana e francese; nello stesso mese il Museum of Foreign Literature Science and Art di Filadelfia pubblicò un lungo articolo intorno alla prima edizione del libro, articolo ripubblicato anche sul Norton's Select Journal di Boston.

Ma nonostante la calda accoglienza del libro, il testo presentava numerose lacune nella traduzione tanto da illudere il Maroncelli che una buona ristampa, perfettamente tradotta e integrata dalle sue "Addizioni" e dalla sua biografia sull'amico Pellico, rappresentasse la chiave di volta per un successo economico. Gli Stati Uniti in quegli anni erano una vera e propria fucina di teorie politiche ed economiche e la struggente opera del patriota italiano appassionò profondamente i circoli intellettuali delle città americane.

Lo stesso Maroncelli, tra un recital e le lezioni di lingua e letteratura italiana, frequenttò i salotti "pensanti" delle metropoli yankees, illustrando con la sua proverbiale modestia tutti gli aspetti dell'emancipazione nazionalista italiana e le idee delle "congreghe mazziniane". Entrato in amicizia con Catherine Maria Sedgwick e con il prof. Charles Norton, una stimatissima coppia di studiosi e letterati bostoniani, il forlivese affidò loro il compito di preparare una nuova stesura inglese de "Le mie Prigioni" e seguì in prima persona tutti gli inserimenti delle sue "Addizioni" (ovvero note essenziali alla comprensione della particolare opera) e dopo un faticosissimo lavoro di preparazione e di stampa vennero pubblicate dall'editore Charles Folsom di Cambridge 750 copie dell'opera, in due eleganti volumi.

Il primo comprendeva la traduzione de "Le mie Prigioni" della signora Norton intitolata My Prisons, Memoirs of Silvio Pellico, il secondo si intitolava "Additions to My Prisons, with a Biographical Notice of Silvio Pellico. By Piero Maroncelli of Forlì Translated from the Italian under the superintendence of the author.

Le recensioni ai due volumi furono molto favorevoli e portarono in casa Maroncelli quella serenità per troppo tempo agognata. Allietato anche dalla nascita della figlia Silvia, il fuoriuscito italiano rafforzò i suoi legami con gli spiriti intellettuali dell'epoca, raccogliendo anche la stima di Edgar Allan Poe."Franco, generoso, cavalleresco e molto unito ai suoi amici": così lo descrisse lo scrittore americano lodandone l'indole bonaria.

Maroncelli fu attratto anche dalle idee di Fourier e per la sua dottrina divenne redattore del primo periodico pubblicato negli USA: "The Phalanx or Journal of Social Science" uscito nel 1843. La "Scienza Sociale" fourierista lo impegnò per il resto della sua vita e lo portò ad un passo dal ritorno in Europa, invitato dai amici di dottrina a Citeaux, la città sede dell'antica abbazia cistercense.

I coniugi Maroncelli, unitissimi in tutte le loro tribolazioni, rinunciarono al ritorno europeo e continuarono la loro personale lotta contro la perenne sfortuna che li attanagliava, quella stessa sfortuna che non regalò mai, all'ex recluso dello Spielberg, la soddisfazione di una cattedra ufficiale di insegnamento. Indicato nel "New York Directory" come professore di musica e di lingue, il forlivese sembrò sul punto di succedere al grande Da Ponte nell'Università di New York all'indomani della morte di quest'ultimo, ma anche questa opportunità sfumò, così come l'incarico per la cattedra di lingue moderne alla Virginia University.

La grande cultura del Maroncelli, la sua ottima conoscenza delle lingue moderne li procurarono sempre dei corsi privati coi quali sopravvivere ma non riuscì a regalargli la serenità di una vita agiata. Nonostante tutto però il fuoriuscito si prodigò sempre per i tanti compagni che approdarono negli Stati Uniti negli anni della restaurazione (Foresti, Albinola, Confalonieri, De Castilia, i fratelli Bandiera) e per la comunità italiana di New York: la sua indole schietta e generosa lo portò a presiedere il comitato del Columbus Day prima che una progressiva cecità lo riducesse peggio di quanto già non fosse.

Maroncelli non assaporò mai il gusto del proprio riscatto personale, nonostante la grande stima di cui godeva come filosofo e come insegnante. Negli ultimi anni della sua vita raggiunse l'apice del suo calvario e la cecità lo rese sempre più instabile nella mente fino ad annullarne definitivamente lo spirito indomito.

Piero Maroncelli morì il 1° agosto del 1846 straziato da una sordida pazzia lasciando in eredità ai suoi tanti compatrioti una biblioteca ricca di libri rari (942 volumi) e altre due opere pubblicate: "Saggio sulle scuola classica e romantica" e "Discorsi e lettere di Luigi Cornaro", oltre ad una nutrita serie di recensioni giornalistiche sulle sue poesie tradotte in inglese. L'ultimo smacco del destino il generoso italiano lo ricevette anche da defunto. I suoi cari libri dovettero essere infatti venduti dalla moglie per recuperare le spese del funerale e per adornarne con un minimo di eleganza classica la tomba.

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