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L'uomo che sconfisse gli Orange

L'eroica guerra brasiliana di Giovanni Vincenzo Sanfelice

Ci sono due uomini cui il Brasile deve molto per la sua storia: Giovan Vincenzo Sanfelice e Maurizio di Nassau. I due uomini diedero vita, nel 1637 a uno degli scontri militari più cruenti che il paese sudamericano ricordi e decisero, con i loro gesti, il futuro di una terra che all'epoca tentava i primi passi verso la propria identità.

La sfida tra i due uomini iniziò il 23 gennaio del 1637 e terminò il 25 maggio, con la clamorosa fuga del conte olandese, considerato fino ad allora un vero e proprio genio dell'arte militare.

Chi lo sconfisse non aveva un titolo altrettanto magniloquente e non avrebbe trovato postumo neanche lo stesso spazio sui libri di storia brasiliana, unendo il suo destino a quello dei tanti italiani finiti nell'oblio del tempo. Ma il suo talento di condottiero gli valse la gratitudine di migliaia di spagnoli e di portoghesi e la stima incondizionata del Re di Spagna, che nelle sue mani aveva affidato il destino di quella lontana provincia nelle Indie Occidentali.

Giovan Vincenzo Sanfelice (nato intorno al 1566) divenne soldato spagnolo nel reggimento di Orazio, Conte di Camarola e all'età di 25 anni raggiunse il grado di sergente maggiore. Figlio di Fabio Sanfelice e di Lucrezia Mormillo, Giovan Vincenzo, cui spettava il titolo di conte di Bagnoli, aveva intrapreso studi di matematica abbandonandoli con l'ingresso nella carriera militare. Nella seconda metà del Cinquecento la città di Napoli era saldamente nelle mani della corona spagnola e spagnoli si sentivano anche i sudditi del nostro Mezzogiorno, che sotto le insegne del Re di Spagna e di Portogallo (dal 1551 al 1640 la corona portoghese fu annessa a quella spagnola) parteciparono agli eventi bellici dell'epoca.

Il giovane conte di Bagnoli si trasferì prima a Milano e da qui nelle Fiandre, agli ordini dei capitani Ambrogio Spinola e Carlo Spinelli. Nella battaglia di Praga si distinse per numerosi atti di coraggio e venne decorato sul campo; altrettanto fece a Cadice, dove inflisse una memorabile sconfitta agli inglesi, distinguendosi sia come abile fante sia come preparatissimo artigliere. Giovan Vincenzo Sanfelice appartenne quindi a quella numerosa schiera di ufficiali italiani cui Austria, Spagna e Francia attinsero per assicurarsi gli uomini più validi dell'epoca, e cui gli stessi paesi tributarono i più grandi onori militari Eugenio di Savoia, Emanuele Filiberto, Montecuccoli, Piccolomini, Doria, Strozzi, Colonna, Spinola, Brancaccio, Grimaldi, Velasco, Gravina, Massena avrebbero lasciato tutti il loro nome nelle imprese più audaci della storia moderna confermando una tradizione bellica che per secoli formò l'ossatura degli eserciti europei. Sposatosi con Caterina Van Ross e imparentatosi con gli Orange dei Paesi Bassi, il giovane conte di Bagnoli, venne dirottato verso i lidi brasiliani nel 1625 con l'incarico di guidare le Compagnie di Guerra nella squadra di "Mare Oceano", agli ordini di Dom Fradrique de Toledo.

In quegli anni la Compagnia delle Indie Occidentali aveva tentato il colpo di mano sulla costa brasiliana, inserendosi in un'area scarsamente protetta dalle corone spagnolo-lusitane e trovandovi una popolazione molto disponibile a cambiare la propria cittadinanza in favore di quella olandese. Gli olandesi portarono nelle piccole colonie brasiliane il loro pragmatico senso degli affari, trasformando le città conquistate in attivi centri commerciali e in base di partenza per i prodotti sudamericani (zucchero e verzino su tutti) destinati al mercato europeo.

La reazione spagnola all'invasione olandese non fu mai decisa. I reali di Spagna consideravano il Brasile un territorio marginale rispetto ai loro possedimenti americani, un territorio acquisito dal Portogallo e difeso di malavoglia dalle ingerenze straniere che ben avevano valutato l'importanza strategica di quel gruppo di città affacciate sull'Oceano Atlantico. Fu proprio il valore dei soldati italiani e l'arguzia del Sanfelice a salvare quelle lontane colonie. L'eroe napoletano, con pochissimi mezzi e altrettanto pochi uomini riuscì in un impresa che nessuno avrebbe osato neanche affrontare, contro un nemico cento volte superiore, ben armato e molto motivato.

I napoletani in servizio nella flotta spagnola, capitanati dal Marchese di Terracuzzo, sbarcarono a Bahia de San Salvador e si distinsero subito nella battaglia che vide la sconfitta degli olandesi e la nomina di G.V. Sanfelice a governatore. Lo stesso Sanfelice venne scelto, unitamente al capitano Ettore della Calce per spingersi fino a Pernambuco e acquisire informazioni su una nuova squadra navale olandese in arrivo sulle coste brasiliane. La città di Pernambuco era in quegli anni una vera e propria capitale del commercio sudamericano; ogni anni da questa città partivano oltre 100 navi cariche di zucchero e la perdita di questo possedimento (il cui donatario era Duarte Albuquerque) inflisse un duro colpo all'attività commerciale portoghese e spagnola, anche se avvenne in un secondo capitolo della lunga guerra tra gli olandesi e gli stessi spagnoli.

La città infatti cadde in mano olandese nel 1630. L'ammiraglio Cornelizoon entrarono a Recife e a Olinda senza quasi combattere, tanto scarsa era la copertura militare della zona e vennero fermati soltanto dalla resistenza spagnola trinceratasi nell'Arraial, una fortezza che dominava la stessa città di Recife. Lo scenario di guerra cambiò ancora una volta con l'arrivo degli italiani e di G.V. Sanfelice. Sbarcato a Pernambuco per portare aiuto agli assediati, il conte di Bagnoli, si diresse senza indugio alla Arraial, dove si mise agli ordini del governatore Mathias di Albuquerque. Il suo carisma, la sua tenacia, la sua sola presenza cambiarono in effetti le sorti di quella guerra dimenticata dall'Europa, regalando infine alla Spagna una vittoria insperata.

Per quattro anni Sanfelice eseguì gli ordini con grande disponibilità pur non approvando alcune scelte strategiche nella condotta della guerra. Nel 1636 toccò infine a lui il comando generale, comando che egli mantenne fino alla sconfitta totale del suo grande avversario Maurizio di Nassau. Nei lunghi anni passati a fronteggiarsi, il comandante napoletano dovette escogitare tutti gli stratagemmi per tenere testa a nemico superiore e ben organizzato, che spesso aveva l'appoggio della popolazione portoghese e quasi sempre quella delle tribù indigene.

Nonostante l'età di sessanta anni, il conte di Bagnoli si distinse per il suo dinamismo e per la sua innata capacità di guerrigliero, operando incessantemente ai fianchi delle forze olandesi e tenendole sempre sotto pressione. Le doti militari di Sanfelice esaltarono soprattutto nel 1635, dopo l'esonero del comandante Mathias. Fu grazie al suo carisma che soldati appartenenti a nazioni e culture diverse restarono uniti e non disertarono di fronte alla prospettiva allettante di diventare olandesi. Disertò invece uno dei comandanti brasiliani, Domingo Fernandes Calabar, che con la sua perfetta conoscenza del territorio, rese la vita difficile alle truppe spagnole, iniziando una guerra fatta di imboscate e di rapidi attacchi che lo stess Sanfelice avrebbe riproposto contro gli olandesi una volta prese le opportune contromisure.

La lunga guerra di Pernambuco si protrasse per nove anni e vide il Sanfelice superare tutte le traversie. Mancanza di rifornimenti, di soldi, di munizioni, trasformarono quegli anni in una vera e propria epopea, in cui l'arguzia tutta napoletana riuscì a evitare la catastrofe finale. Il Sanfelice si dimostrò tra l'altro anche soldato dal cuore nobile. Fu del napoletano infatti l'iniziativa di stipulare una sorte di codice di onore con il comandante nemico e di applicare regole di guerra che escludessero trattamenti inumani ai prigionieri e altre vessazioni alle popolazioni civili. Nei limiti dell'aspro clima di guerra, i due schieramenti rispettarono così un codice militare che mitigò almeno in parte le tante sofferenze causate dal lungo confronto.

L'astro militare di G.V. Sanfelice crebbe così di luce propria fino al 1637, anno in cui sulle coste brasiliane sbarcarono le truppe di Maurizio di Nassau. Per l'Olanda si trattava della resa dei conti finali, in quella guerra che fin troppe risorse stava distraendo dalle casse statali. I piani politici della Compagnia delle Indie Occidentali erano talmente concentrati sui domini del Brasile da trasferire, nei lunghi anni della guerra, costantemente truppe, danaro, vettovaglie e munizioni ai presidi conquistati agli spagnoli. Così, ai 3500 uomini già presenti sul posto, si aggiunsero altri 2500 soldati portati dal condottiero olandese, per schiacciare definitivamente le poche forze resistenti del conte di Bagnoli (circa 500 uomini).

Il conte di Nassau giunse tra l'altro circondato da un'aurea di invincibilità, aurea che subito dimostrò attaccando le forze napoletane e spagnole a Porto Calvo. In questa epica battaglia, nonostante la ritirata finale del Sanfelice, gli italiani dimostrarono tutto il loro valore e la loro determinazione a resistere ad oltranza ad un nemico dieci volte superiore per numero.

La resa dei conti era comunque vicina e l'importanza del momento non sfuggì al comandante napoletano, che con le sue esigue forze, intraprese un'intensa attività di guerriglia per sfiancare il nemico in avanzata. Arrivato a Bahia e fortificata la città, le poche forze spagnole e napoletane si prepararono all'ultima battaglia. Incitati dal loro infaticabile comandante i difensori di Bahia compiono veri e propri atti di eroismo. Molestati da truppe d'assalto nemiche, fiaccati dai numerosi stratagemmi militari messi in atto da Sanfelice, gli olandesi decidono di sferrare l'ultimo grande assalto, usando tutte le loro forze e imponendo la loro superiorità netta agli indomiti nemici.

La sconfitta spagnola avrebbe segnato la fine dell'esperienza brasiliana ma quella scontata vittoria olandese non arrivò mai. Con impeto inaudito Sanfelice si mise in testa ai suoi fedelissimi soldati e ribaltò le sorti della battaglia, battendosi in costante inferiorità numerica con il coraggio della lucida disperazione. L'esercito Orange sbandò sotto l'attacco nemico e resse per ore l'urto continuo dei veterani spagnoli e napoletani ma infine crollò e abbandonò il campo lasciando sul terreno tantissimi morti. Quello che doveva essere l'atto finale della lunga guerra brasiliana si rivelò in effetti per tale, ma le sorti furono capovolte. Maurizio di Nassau chiese infatti una tregua e durante queste ore ne approfittò per fuggire in Olanda con i resti della sua armata, riconsegnando di fatto i possedimenti olandesi alla corona spagnola.

L'ultima battaglia di Bahia segnò l'apogeo della carriera militare di G.V. Sanfelice. Ricoperto di onori, il napoletano fu accolto in Spagna da vero e proprio eroe nazionale e altrettanti onori ricevette dopo un'ultima grande battaglia condotta contro gli olandesi a Ponta dos Touros. Ai suoi tre figli, Marco Antonio, Fabio e Lelio, vennero elargiti titoli nobiliari e il comando militare gli appartenne fino alla morte.

Ma tutto questo non bastò per mantenere il suo nome negli annali della storia d'America. In un Brasile che ricorda con affetto l'esperienza democratica della Compagnia delle Indie e l'astro di Maurizio di Nassau, le tracce del passaggio dei Sanfelice si sono perse quasi del tutto. I tre figli si trasferirono sicuramente in Brasile: Fabio militò come valente colonnello di cavalleria nelle file spagnole e Lelio divenne frate domenicano con il nome di Michele. Ma di Giovan Vincenzo Sanfelice si è persa anche la data e il luogo della sua morte, essendo finiti tutti i documenti (tra i quali anche i diari personali) e tutti i beni nelle mani dei portoghesi al momento della restaurazione della corona di Portogallo.

Distrutti quasi tutti i documenti ufficiali, la storia di Giovan Vincenzo Sanfelice si fermò nei cuori dell'epoca per il suo grande coraggio. L'uomo che aveva sconfitto Maurizio di Nassau sarebbe entrato nella leggenda e nella leggenda è rimasto il suo grande, sconfinato amore per la terra del Brasile.

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