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LIBRI DI TESTO

Mirtilli Morgana, Claudia Boselli e Sonia Beretta hanno visitato moltissime scuole americane tra il 2007 e il 2015 e hanno presentato agli insegnanti il Progetto Ciao.it e Superciao.it, per l'insegnamento della Lingua e della cultura italiana, predisposto per i gradi K-12.
 

L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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Studio Arcobaleno srl. - Italia - New York

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VACANZE STUDIO

VACANZE STUDIO IN ITALIA

La bandiera italiana nell'isola degli stati

Alla prima cima che raggiunse, nel gennaio del 1882, diede il nome di Monte Italia e quella scelta non fu un gesto dettato da sola simpatia nei confronti del giovane regno. Domenico Lovisato, per l'Italia aveva sofferto in tutta la giovinezza e per l'Italia aveva combattuto tormentando la sua vita di grande scienziato con l'ansia romantica dell'irredentista convinto. Non avrebbe mai visto, Lovisato, il coronamento dei suoi sogni: il naturalista morì nel 1916, due anni prima della vittoria contro gli austriaci, incubo di tutta la sua esistenza.

Nato a Isola d'Istria nel 1842 (da genitori istriani), Domenico Lovisato crebbe nella povertà e a stenti riuscì a iscriversi al corso di Matematica nell'Università di Padova. Studente bravissimo e giovanissima promessa della scienza italiana, Lovisato portò con sé il germe del patriottismo estremo e più di una volta si rese protagonista di clamorose proteste studentesche contro la polizia austriaca. Venne infine dichiarato indesiderato dal governo austro-ungarico e dopo vari processi e carcerazioni venne espulso da tutte le scuole dell'Impero. La sua brillante condotta scolastica lo aiutò a mitigare la pena e il senato accademico riuscì a ottenere per lui un solo anno di confino al paese natale.

Ma fu un impegno inutile perché dopo pochi mesi lo studente modello si arruolò con Garibaldi per combattere con l'eroe dei Due Mondi nel Trentino. Terminata la guerra, nel 1867 tornò a Padova, diventata italiana, e si laureò. Fu subito nominato assistente alla cattedra di matematica ma la scienza pura non bastava più al giovanissimo professore istriano. Conosciute alcune grandi personalità di geologi e di botanici ne assorbì gli insegnamenti e si gettò nell'avventura del Naturalismo.

Nonostante la nuova passione scientifica, Lovisato mantenne intatta la sua esuberanza patriottica e si inimicò in pochi anni i prefetti di tutta la regione. Da Sondrio venne così trasferito a Sassari poi ad Agrigento e infine a Catanzaro e in ognuna di queste tappe l'irriducibile garibaldino acquisì esperienze nel campo della geologia e della botanica. Ancora oggi Lovisato è considerato il primo serio studioso italiano della Calabria, una terra che tanto avrebbe regalato all'Archeologia e agli studiosi delle origini peninsulari.

A Caprera fu ospite del suo grande amico e maestro Garibaldi, unendo le discussioni politiche alle ricerche naturalistiche.

Nel 1881 Domenico Lovisato riuscì finalmente a entrare in un progetto di esplorazione scientifica ideato dalla Società geografica italiana. Si trattava di arrivare in terra antartica sotto il comando di Giacomo Bove, cui ufficialmente venne affidato la presidenza della spedizione, e di esplorare le isole della Patagonia e della Terra del Fuoco. L'estrema regione meridionale del continente americano è stata una dei capisaldi, insieme all'Etiopia e alla Malesia, dell'esplorazione scientifica italiana e già aveva visto passare vari avventurosi italiani. Incaricato ufficialmente della vicepresidenza della spedizione, Lovisato in realtà operò come un vero e proprio presidente e diresse in varie occasioni la spedizione dimostrando grande abilità e un'eccezionale affiatamento con i compagni d'avventura.

Con lui viaggiarono altri due naturalisti, Decio Vinciguerra (zoologo) e Carlo Spegazzini (botanico), e la comitiva italiana partì da Montevideo per raggiungere prima la Montagna Verde nell'isola di San Vincenzo. Acquisite eccezionali informazioni floreali sull'arcipelago lavico, la spedizione si inoltrò nelle pampas argentine nella Sierra de Cordoba costantemente ammantata di uno strato di nuvole basse.

Soltanto a gennaio gli italiani arrivarono alla loro meta finale, approdando tra mille difficoltà nell'Isola degli Stati, non prima di aver attraversato vari massicci della Terra del Fuoco: Lovisato s'inerpicò su una delle cime del maestoso massiccio e raggiunse, primo europeo, la vetta del Monte Sarmiento (futuro oggetto scientifico del gesuita-esploratore De Agostini). Mantenendo fede alla sua fama, l'estremo lembo del continente americano ostacolò con tutta la sua selvaggia natura l'arrivo dei naturalisti che in più di un'occasione rischiarono di schiantarsi sugli scogli dell'isola, trascinati dall'impetuoso vento e da un mare in perenne burrasca.

Le tante fatiche e i numerosi pericoli furono però ricambiati dalla scoperta di una terra eccezionale dal punto di vista botanico, zoologico e geologico. Nell'Isola degli Stati Domenico Lovisato riuscì per primo a superare l'intricata e fittissima foresta tropicale di magnolie e di faggi che copre gran parte della terra raggiungendo, primo uomo in assoluto, una delle asperità della catena insulare. La vetta conquistata dall'italiano si elevava soltanto di 376 metri sopra il livello del mare ma in quell'isola flagellata dai venti essa rappresentava una vera e propria sfida agli agenti naturali.

Per raggiungere la cima bisogna infatti superare l'infido bosco tropicale e camminare in un terreno perennemente bagnato e putrescente. La cima si meritò il nome di Monte Italia e divenne soltanto la prima di una lunga serie di sfide condotte dalla spedizione contro le asperità del territorio. Regalata all'Italia un'altra menzione geografica internazionale, lo scienziato si dedicò all'esplorazione sistematica dell'isola, in tutti i suoi aspetti naturalistici, ma non tralasciò di scalare le altre vette piantando ovunque la bandiera tricolore con lo stemma sabaudo. Alla fine della spedizione si contarono trenta cime raggiunte mentre centaia furono le misurazioni altimetriche eseguite dal professore istriano.

Nei suoi 48 giorni di permanenza nell'isola, torturati da un incessante vento, da piogge e nevicate e da un silenzio irreale rotto soltanto dal muggito del mare e dai richiami delle otarie, il gruppo guidato da Lovisato scoprì, tra gli anfratti e i canyons dell'isola una cinquantina di lagune mai toccate dal piede umano, ispezionandole in tutta la superficie e battezzandole nel nome dei Savoia. In uno scenario composto da elementi naturali nella loro massima espressione Lovisato ebbe così modo di lasciare una chiara impronta della scienza italiana e per l'alto valore delle sue scoperte geologiche l'istriano ottenne la cattedra di geologia e mineralogia all'Università di Cagliari nel 1884.

Nonostante i tanti onori conquistati nel campo della scienza nelle vene del professore istriano scorreva però ancora il sangue della politica e a nulle valsero le offerte del governo argentino per trattenere Lovisato in Sudamerica. Alla ricerca naturalistica egli anticipò il suo impegno irredentista e l'ormai maturo professore non fu certo estraneo, al suo ritorno in Italia, alla congiura di Guglielmo Oberdan. L'odio innato nei confronti dell'Impero austoungarico raggiunse peraltro il suo apice il 26 maggio del 1915, data nella quale l'anziano professore chiese di essere utilizzato come volontario sul fronte italiano della Prima guerra mondiale, per contribuire alla tanto attesa liberazione dell'Istria.

Il gesto fu apprezzato come un atto stravagante del focoso scienziato che non poté gioire della vittoria definitiva contro i suoi nemici di sempre. Egli morì a Cagliari nel 1916, onorato scienziato e fervente nazionalista. Ancora due anni e avrebbe potuto assaporare la vittoria finale della sua amatissima Italia e il dissolvimento dell'odiato impero.

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