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EVENTI
LIBRI DI TESTO

Mirtilli Morgana, Claudia Boselli e Sonia Beretta hanno visitato moltissime scuole americane tra il 2007 e il 2015 e hanno presentato agli insegnanti il Progetto Ciao.it e Superciao.it, per l'insegnamento della Lingua e della cultura italiana, predisposto per i gradi K-12.
 

L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




VIAGGI IN ITALIA

Studio Arcobaleno srl. - Italia - New York

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WORKSHOP - TRAINING - FORMAZIONE

Presso  Iace - NY - Training Superciao a tutti e Progetto K-6
12 settembre 2015
19 settembre 2015

Presso Consolato Generale di NY - Corso di formazione il Teatro a scuola
7 novembre 2015
Los Angeles - Corso di formazione il Teatro a scuola
15 novembre
 
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VACANZE STUDIO IN ITALIA

La nascita italiana del Brasile

C'è un uomo che non verrà mai menzionato nei testi di Storia delle esplorazioni ma che tutte le scoperte successive a quelle di Colombo ha permesso di effettuare grazie al suo personale genio. Poche persone, in America e in Europa ricordano in effetti Paolo Dal Pozzo Toscanelli, uno studioso che non ha viaggiato e non ha battezzato nuove terre in nome di un re o di una regina, ma che ha permesso di viaggiare migliaia di eroici navigatori, guidandoli nell'ignoto intrico di mari sconosciuti.

Fu in realtà la passione di quest'uomo, fiorentino, e la sua geniale intuizione applicata ai profondi studi, a portare a compimento la prima carta nautica della storia. L'applicazione di un reticolato di meridiani e di paralleli è oggi una nozione acquisita ma nel Cinquecento, questa geniale realizzazione grafica permise di raggiungere l'Asia attraverso l'Atlantico. E permise a Cristoforo Colombo di trovare le soluzioni più appropriate per i suoi viaggi in America. Sconosciuto fino al 1486, Dal Pozzo Toscanelli si impose all'attenzione dei suoi coetevi sul finire del Secolo e l'importanza delle sue carte è rimasta iscritta in uno dei volumi della Historia rerum ubique gestarum di Pio II (Venezia 1477), conservato nella biblioteca colombiana di Siviglia. Strumento essenziale per la navigazione in acque in gran parte sconosciute, il lavoro del fiorentino accompagnò uomini destinati ad entrare nella storia del mondo guidandoli con il suo "magico" reticolo alla scoperta di terre destinate a un luminoso futuro.

Paolo Dal Pozzo Toscanelli realizzò anche le carte che portarono i primi europei sulle coste brasiliane. Se è ancora incerta la scoperta colombiana del Brasile (durante il terzo viaggio egli toccò le coste del Brasile il 5 agosto del 1498 e si soffermò in località Paria per varie settimane), la storia non lascia dubbio sull'acquisto portoghese delle immense terre situate a levante della linea di demarcazione assegnata da papa Alessandro VI. Il primo portoghese a mettere stabilmente piede sulle coste del Brasile fu Pedro Alvares Cabral, il quale sposò una giovane india di nome Paraguassù dando iniziò alle famiglie meticce del Brasile.

La cartografia nel frattempo ha compiuto un'altro passo avanti grazie all'italiano Pietro Appiano che nel 1524 fonda la Cosmographicus liber e inventa il primo Atlante. Ma la nascita della cartografia non aiuta la colonizzazione delle terre brasiliane. Quello che si accende, negli europei, è una passione momentanea. Frastornati dalle continue scoperte e da viaggi sempre più audaci, impreparati a cogliere sull'istante la grandezza delle terre scoperte, gli amministratori delle grandi potenze marine si concentrano su territori più facili da saccheggiare e da soggiogare relegando la terra del Verzino (detto anche pau brasil) e le sue ricchezze a semplici episodi commerciali. Soltanto nel 1549 le dodici capitanerie del Brasile si uniscono in un abbozzo di stato federale nominando governatore generale Tomé de Souza, ma il fatto passa quasi inosservato in Continente, quello europeo, impegnato famelicamente a organizzare nuove conquiste e a raggiungere gli infiniti e improbabili Eldorados del Nuovo Mondo.

È tempo di primi bilanci per un mondo squassato nelle sue convinzioni scientifiche e geografiche e sarà un altro italiano a redigere le prime memorie storiche dotate di profonde e argute osservazioni.

Approdato in Brasile nei pressi di Capo S. Agostino verso la metà del 1519 Pigafetta si inserisce con molta naturalezza tra i nativi di questo lembo di Sudamerica, dando prova di notevole arguzia e intelligenza. È in effetti l'italiano a dare inizio ad un vero e proprio studio della lingua indigena, scoprendone le radici anteriori a quelle della civilità incaica. Egli sarà il primo europeo a intuire e a interpretare la differenza tra i nativi del Brasile e quelli delle Antille e descrive minuziosamente i costumi e le abitudini delle popolazioni native (quasi tutte dedite al cannibalismo) rivelandosi il primo antropologo europeo. Dai suoi scritti prende ispirazione anche il pittore Nicolò Frangipane che nei suoi quadri inserisce tutti gli elementi tipici della terra sudamericana, trasformando nell'immaginario collettivo il Brasile in terra dei Pappagalli.

Nel 1530 tocca a Sebastiano Caboto approdare in questa coloratissima terra equatoriale. Egli arriva in un territorio cui darà il nome di San Vincente, scoprendo numerosi siti di pietre semipreziose e legnami pregiati. L'annuncio di tali scoperte merceologiche basta da solo a mettere in moto una delle prime spedizioni commerciali verso il Nuovo Mondo e nelle prime file di queste nuove avventure si siedono acnora una volta gli italiani. Primo tra tutti Bartolomeo Marchioni, agente di cambio per conto di banchieri fiorentini operanti nella città di Lisbona.

Marchioni arma a sue spese una caravella e si unisce al convoglio marittimo allestisto da Pedro Alvares Cabral. È soltanto il primo passo di una colonizzazione spontanea che vedrà approdare nelle terre di San Vincente numerosi commercianti e artigiani della penisola italiana. Questo lembo dell'attuale Brasile si colora così di nomi italiani. I Sernigi, i Gualtierotti, i Berardi, i Campoli, i Ca' Messer, i Morelli rimarranno in quella terra piena di colori esotici e di pericolose tribù indigene, trasformando gradatamente quel piccolo nucleo coloniale in una vera e propria provincia italiofona.

Stessa scena si ripete in un angolo poco lontano del Brasile. Nella zona di Pernambuco e Sao Salvador sono i nomi dei fratelli genovesi Franceso e Piero Corsi a echeggiare per primi nelle nascenti città cariocas, mentre nella zona di Santa Caterina approdano, in modo alquanto fortunoso, genovesi e napoletani (il battello portoghese naufraga al largo del villaggio) tra i quali spicca Pasquale del Negro.

Divenuta terra promessa per tanti europei (il subcontinente nordamericano è ancora terra sconosciuta e poco appetita dalle potenze coloniali europee) il Brasile attira ormai schiere di uomini decisi a cambiare il proprio destino, decisi a tal punto da cambiare perfino la grafia del proprio nome trasformandolo in spagnolo o in portoghese, se non addirittura in olandese.

E la storia del Brasile si trasforma in un'infinita sequela di episodi che nel tempo si tramandano e si trasformano in leggende, come quella del genovese Andrea de la Rocca, impegnato in terribili combattimenti con guerrieri indigeni nella zona del Paranà da cui esce infine vittorioso. O come quella di un italiano di nome Rocco (sconosciuto rimarrà il suo cognome, inghiottito dai tarli del tempo), divenuto esperto in pietre preziose e inventore di una speciale tecnica con cui tagliare gli smeraldi in modo perfetto.

Meno lacunosa è l'impronta lasciata da Tommaso de Castellon, geniale ideatore di una perfetta macchina per lo zucchero, con la quale trova la sua personale fortuna in una terra che si apre allo sfruttamento massiccio della canna da zucchero (le fortune del caffé brasiliano saranno molto più tardive). Il potenziale di questo prodotto non può non essere intuito dai genovesi: i tre fratelli Adorno (cacciati da Genova da Andrea Doria) fiutano subito l'affare che rappresenta il commercio della canna da zucchero e impiantano aziende nella zona di Sao Salvador, unendo altri commerci al loro prodotto guida, e amalgamandosi così bene in quella terra da allargare le loro parentele a quelle degli indigeni (Giuseppe Adorno sposerà la figlia del capo indiano Caramuru, Paolo Adorno sceglierà invece come sposa una delle figlie meticce di Cabral). Filippo Cavalcanti, implicato a Firenze in una congiura contro Cosimo dè Medici, arriva infine a Pernambuco piantando nella città brasiliana le sue radici. Egli infatti sposerà la figlia naturale di Jeronimo Albuquerque, dalla quale avrà dodici figli.

Cavalcanti sarà soltanto l'ultimo esponente di quella primissima schiera di italiani approdati nella terra del Verzino, esploratori commerciali e artigiani di un mondo destinato a mutare nel giro di pochi decenni, pionieri di una cultura destinata a disperdersi nell'immenso territorio sudamericano per poi rinascere nelle braccia e nelle menti dei nuovi migranti dell'Ottocento.

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