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EVENTI
LIBRI DI TESTO

Mirtilli Morgana, Claudia Boselli e Sonia Beretta hanno visitato moltissime scuole americane tra il 2007 e il 2015 e hanno presentato agli insegnanti il Progetto Ciao.it e Superciao.it, per l'insegnamento della Lingua e della cultura italiana, predisposto per i gradi K-12.
 

L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




VIAGGI IN ITALIA

Studio Arcobaleno srl. - Italia - New York

propone per il 2016 splendidi premi per i viaggi in Italia per studenti, famiglie e gruppi di adulti appassionati dell'Italia.




WORKSHOP - TRAINING - FORMAZIONE

Presso  Iace - NY - Training Superciao a tutti e Progetto K-6
12 settembre 2015
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VACANZE STUDIO

VACANZE STUDIO IN ITALIA

Il fascino del Campidoglio

"Tra l'America e l'Italia esiste un legame misterioso".... Con queste parole il console americano presso il Re di Sardegna, Charles Lester, scrisse più di 150 anni fa alla propria amministrazione raccomandando di invitare artisti e artigiani italiani negli Stati Uniti per renderne più belle le città. Furono, le parole di Lester, un vero e proprio riassunto della grande considerazione che molti americani nutrivano nei confronti della cultura italiana, un "amore verso il bello" che più di un intellettuale yankee invidiava alla manualità italiana e che si concretizzò negli anni in più di una collaborazione. Ma se le parole del console arrivarono sul tavolo degli amministratori di una rampante nazione, le mani degli artigiani italiani avevano già fatto sfoggio delle loro abilità in più di un'occasione della giovanissima storia dello stato.

La storia artistica ufficiale degli italiani d'America inizia nel 1777: è in questa data infatti che viene completata la tomba del generale Montgomery in St. Paul Church di New York. Autore raffinato di quello che viene considerato il primo monumento nazionale realizzato negli Stati Uniti, fu tale Paolo Caffieri, artista cui la storia avrebbe dato un subitaneo oblio; stessa sorte toccò a Gaetano Trentanove il quale si impose per un breve periodo nelle stanze culturali della giovane repubblica come eccellente ritrattista di George Washington. Fu però il Campidoglio, ovvero il monumento più solenne della giovane Unione, a concentrare un vero e proprio manipolo di artisti italiani intorno a sé, divenendo quasi lo specchio del decoro italiano in America. I nomi di Ceracchi e di Brumidi esaltarono il gusto italiano ma finirono presto dimenticati dalla storia, per essere rinfrescati in una postuma quanto tardiva rivalutazione.

Toccò invece ad altri due italiani l'arduo compito di dare un volto più artistico alla capitale di un paese ancora privo di un qualsivoglia senso estetico. Giuseppe Franzoni e Giovanni Andrei arrivarono a Washington il 24 febbraio del 1806; in tasca avevano l'invito del presidente Thomas Jefferson e alle spalle una solida fama, nonostante la loro giovane età. Giuseppe Franzoni era figlio d'arte. Il padre Antonio, presidente dell'Accademia di Carrara era un insigne scultore che aveva lasciato il suo segno nella Sala degli Animali del Museo Vaticano. Andrei aveva invece studiato a Carrara e si era fatto già conoscere al grande pubblico decorando la balaustra dell'altare maggiore di Santa Maria Novella a Firenze.

Agiati e affermati, i due italiani avevano accettato l'invito biennale di Jefferson grazie all'insistenza di Mazzei, grande amico del presidente e vera eminenza grigia del grande statista americano. Avevano portato con sé degli oggetti in marmo da donare al presidente, il quale mantenne la solenne promessa di non accettare doni di valori nell'esercizio della carica pubblica rifiutando cortesemente le usanze tipiche dell'Italia. Jefferson diede sfoggio della sua innata ammirazione per l'arte italiana mettendo a disposizione dei due italiani la sua proverbiale ospitalità.

E i due italiani ripagarono con la loro fantasia tutta la fiduica riposta in loro dal presidente. Tra i primissimi compiti di Franzoni ci fu quello di scolpire un'enorme aquila per il fregio della House of Rappresentatives. Partito da un bozzetto raffigurante la classica aquila romana, Franzoni approdò all'aquila di mare dalla testa bianca, riproducendo in scultura i disegni del pittore Charles W. Peale. L'aquila americana realizzata da Franzoni avrebbe percorso tanta strada nei successivi decenni ma nel 1808 l'amministrazione americana non versava in ottime condizioni economiche.

Nonostante il contratto biennale fosse stato tramutato in contratto a vita, i due artisti italiani dovettero adattarsi alle ristrettezze economiche dell'amministrazione pubblica americana accettando altri estemporanei incarichi. Fu l'architetto Max Godefroy a offrire loro lavoro nella vicina Baltimora. Nella città del Maryland Franzoni e Andrei operarono per quattro mesi eseguendo, tra le altre opere, una grande lunetta per il timpano della Union Bank e un bassorilievo che oggi viene conservato nel Peale Museum.

Dopo la parentesi di Baltimora i due artisti tornarono a Washington e realizzarono molte sculture per il più rappresentativo monumento pubblico della giovane Unione: pochissime però passarono indenni attraverso la furia delle truppe inglesi, che incendiarono il Campidoglio nel 1814 durante la cruenta guerra con l'ex colonia, trascinando nel fuoco la testimonianza più importante dei due italiani. Il disastro artistico prostrò tra l'altro in modo indelelebile Giuseppe Franzoni che morì poco dopo, il 6 aprile 1815 nella capitale dell'Unione, tra la disperazione della moglie e lo sgomento dei suoi sei figli (quasi tutti nati negli Stati Uniti).

Giovanni Andrei non condivise gli ultimi giorni del suo carissimo amico; egli era stato inviato in Italia dal governo americano per procurare il marmo di Carrara per i capitelli corinzi del salone della House of Rappresentatives (più conosciuto come Statuary Hall)e ritornò soltanto nel 1816. Con sé portò Carlo Franzoni, un fratello minore di Giuseppe, e il cugino Francesco Iardella. Dotati anche essi di grande maestria artistica, Iardella e Carlo Franzoni lasciarono a loro volta il loro segno nei decori del Campidoglio americano: il lavoro di Iardella si può riconoscere nei capitelli a foglia di tabacco che ornano la piccola rotonda a nord della rotonda principale del Campidoglio mentre è di Carlo Franzoni il Car of History, un orologio ancora funzionante e probabilmente il più antico esempio di statuaria in un edificio pubblico della capitale federale.

Giovanni Andrei morì nel 1824 lasciandosi alle spalle non solo gli allievi di famiglia ma altri nomi destinati a entrare nella storia della massima costruzione pubblica degli USA. Importanti sculture (è sua un'aquila fregia sul lato sud della Statuary Hall) ha lasciato Giuseppe Valaperta, artista genovese di scuola carrarese giunto dalla Francia nel 1815 e morto in circostanze misteriose soltanto due anni dopo.

Del veronese Enrico Causici sono invece le opere capitoline intitolate Landing of the Pilgrims e Daniel Boone and the Indians. Gennaro Persico, napoletano, scolpì da par suo le Statues of Peace and War e il The Discovery Group, dando lustro anche agli italiani provenienti da una scuola scultorea diversa dalla celebratissima Accademia di Carrara. A quest'ultima apparteneva però Antonio Capellano, artista di Firenze, il quale lasciò il suo segno capitolino nel Preservation of Captain John Smith by Pocahontas.

Antonio Capellano, tra i vari scultori italiani dell'Ottocento americano, fu quello che raccolse i maggiori successi e una fama destinata a restare stabile negli anni del secolo. Nel 1828 egli eseguì la scultura in marmo del Battle Monument di Godefroy a Baltimora entrando negli annali della città e amplificando il suo nome anche nel paese natìo dove fece rientro dopo pochi anni. Riverito e ammirato da artisti europei e americani (suo grande ammiratore fu il pittore americano Rembrandt Peale). Capellano acquistò un palazzetto signorile nella sua Firenze e terminò i suoi anni ritirandosi in una agiatezza ricca di soddisfazioni.

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