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...Quel geniale amico di Jack London

C'è una casa, vicino a Santa Monica, che sembra arrivare da lontano, da un mondo che echeggia la grande storia della sinfonia italiana. Quella casa fu costruita nel quartiere di Venice ed era la casa di Felice Peano.

Orologiaio, Scultore, artista, architetto.... sono davvero tanti i mestieri nei quali quest'italiano, nato a Parma nel 1864, riuscì ad eccellere ma altrettanti sono i numeri dei suoi fallimenti finanziari e soltanto di recente il suo nome ha fatto un degno ingresso tra i personaggi artistici degli States.

Arrivato a S. Francisco poco più che ventenne intorno al 1890, Peano iniziò la sua avventura americana riparando orologi di casa in casa, ma fece subito breccia nella comunità californiana con il suo carattere estremamente gioviale e i suoi modi gentili. Conosciute alcune signore della città di Oakland riuscì dopo poco tempo a intraprendere il suo vero lavoro di scultore, realizzando opere commissionate dai suoi clienti privati. L'italiano, con i suoi primi consistenti guadagni, decise di realizzare la sua casa sulle rive del lago Merrit, e la sua casa, una volta completata, divenne un vero e proprio punti di riferimento per tanti artisti americani. Battezzò la sua casa "La Capricciosa" e la decorò sia negli interni che negli esterni con le sue sculture bronzee.

La bizzarra dimora divenne abitazione anche di Jack London, non ancora affermato scrittore e grande amico dell'italiano. Sia Peano che London infatti avevano abbracciato la causa socialista e nel nome di quell'utopia politica condivisero le proprie proprietà.

Il cammino professionale di Peano continuò in discesa negli ultimi anni dell'Ottocento. Egli insegnò modellazione, disegno tecnico e decorazione architettonica alla Lick School of Mechanical Arts di San Francisco e divenne un insigne cittadino "americano" di San Francisco/ Oakland. Ma il successo economico non durò a lungo. La clientela privata si rivelò meno affidabile di quanto previsto, e l'eclettico parmense dovette vendere l'amata residenza per trasferirsi a Los Angeles per tentare la strada degli studi cinematografici. Peano provò soprattutto di trasferire alla nascente industria del cinema le sue personali invenzioni, ideando le strisce di cartoni animati una generazione prima del grandissimo Walt Disney e provando a modellare i primi "dinosauri" del cinema per una bozza di film con Buster Keaton. Ottenuti risultati modesti nella nuova arte, l'italiano depositò nel 1902 un brevetto per "foggiare la statuaria e altre strutture ornamentali", un procedimento basato sulla scoperta dell'uso di vetro vulcanico e sull'applicazione di una lega speciale.

Ancora oggi, in case americane di quelli che una volta furono amici di Peano, è possibile ritrovare oggetti trattati con questa particolare tecnica e ancora perfettamente conservati. Anche un'autovettura elettrica (realizzata in una scenografica carrozzeria a forma di cigno!) fu brevettata dall'italiano per finire nel dimenticatoio o essere plagiata da tecnici molto più avvezzi alla commercializzazione.

Le nuove residenze di Peano cambiarano con l'evolvere delle sue professioni e tracce del suo passaggio si trovano a Santa Barbara e a Santa Monica. Fu proprio nelle vicinanze di Santa Monica che si concretizzò un'altra delle affascinanti e sfortunate avventure dell'artista. Il quartiere di "Venice" fu concepito dai progettisti per realizzare una fusione tra le nuove tecnologie e le belle vedute della città lagunare. All'italiano fu chiesto di disegnare i ponti sui canali in miniatura e di decorare numerose terrecotte di quella che sarebbe diventata, anche nella sua incompiutezza, un'attrattiva urbanistica della costa californiana. Ispirato dalle prospettive di successo, lo stesso Peano realizzò la sua casa, sul modello di un teatro d'opera, realizzando un edificio dalle straordinarie caratteristiche di Art Nouveau.

Il fallimento dell'intero progetto trascinò con sé anche quest'altra avventura architettonica del parmense, costretto a vendere la casa (che non fu mai abitata) al prezzo di una "canzone". Lungi dal cedere alla disperazione, Felice Peano guardò con ottimismo ad un nuovo sito per mettere in pratica i suoi ideali artistici e lo trovò sulle Palisades di Santa Monica. Citato ormai da vari critici nelle riviste specializzate di architettura (è del 1910 l'edizione di Scientific American Building dedicato all'artista mentre risale al gennaio 1911 l'articolo a lui dedicato in American Home and Garden), l'amico italiano di Jack London divenne latore di uno stile indefinibile o decifrabile soltanto con il suo nome, carico di abbondanza decorativa (putti, fontane, orologi, lampade, terrazze non venivano risparmiate) e privo di confini immaginari.

Nelle stesse riviste furono immortalate le ville (andate tutte distrutte) realizzate a West Lake Park, San Diego, Santa Monica e Hawthorne. In quest'ultima località l'italiano realizzò la sua villa nel 1929, riempiendola di statue, cherubini, animali e nudi a grandezza naturale attorno alla piscina. Suscitò scandalo la sua visione architettonica nella città californiana dalle vedute troppo limitate e sistematicamente vennero condotte spedizioni vandale alle sue particolari creature edilizie. Nella villa di Hawthorne l'italiano condusse comunque i suoi ultimi venti anni di vita, ottenendo la cittadinanza onoraria per le opere realizzate.

Nel 1914 aveva posto mano alla realizzazione della Porta della Vita commisionatagli dalla figlia di Daniel Freeman (considerato il "padre di Inglewood") per ornare la Episcopal Holy Church sull'esempio delle porte del Ghiberti a Firenze. Alta circa tre metri questa magnifica opera fu illustrata con la storia dell'uomo a partire da Adamo ed Eva, raffigurati nella loro nudità. Ancora una volta il puritanesimo americano soffocò il talento dell'artista parmense ritirandogli al commessa. Ma l'opera venne comunque completata in forma privata dall'italiano che la fuse pezzo per pezzo e nascose sotto terra ogni singolo pezzo per evitarne l'utilizzo come rottame.

Affidò infine all'amico Jacob Pfeiffer la sua opera, prima di togliersi la vita nel 1948. Soltanto nel 1954 l'opera fu montata per intero per essere poi esposta quasi trent'anni dopo, nel luglio del 1982, in occasione del sessantesimo anniversario della città. La Porta della Pace costituisce oggi l'unica grande testimonianza del grande genio artistico di Felix Peano. Le sue stravaganti ville sono andate perdute e soltanto tra i rigattieri è possibile ritrovare qualcuno dei numerosi oggetti e sculture dell'italiano; il suo nome quindi resterà legata a questa ultima grande scultura e alla grande amicizia di Jack London, che nella sua biografia avrebbe inserito brevi cenni del suo caro e geniale compagno d'ideali.