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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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La storia Argentina

Il giacobino Pietro de Angelis primo storico dell'Argentina

Sbarcò nel 1827 nel porto di Buenos Aires e il suo arrivo fece subito il giro della città. Quello che infatti aveva messo piede in terra argentina era un uomo dal passato altisonante e anche un po'imbarazzante. Pietro de Angelis arrivò nella capitale sudamericana trascinandosi dietro un curriculum davvero importante. Il passato prossimo infatti era stato troppo carico di cambiamenti rivoluzionari nella vecchia Europa e molta gente aveva vissuto nello spazio di pochi anni grandi entusiasmi intellettuali e patriottici e amare sconfitte umane.

Pietro de Angelis nel proprio passato aveva inserito uomini della statura di Murat e di Sismondi e nel cuore portava le grandi idee del proprio conterraneo Gian Battista Vico.

Nato a Napoli il 20 giugno del 1784, figlio e fratello di storici, Pietro aveva conseguito il grado di ufficiale d'artiglieria avviandosi a una brillante carriera militare. Ma erano anni carichi di cambiamento quelli del primo Ottocento, e nell'aria si respirava il profumo della rivoluzione. Anche de Angelis aderì al giacobinismo repubblicano che cospirava contro la monarchia borbonica e aderì in seguito al regime napoleonico, che a Napoli si instaurò nel 1805 con Gioacchino Murat. Negli anni di Murat il giovane napoletano svolse molteplici funzioni: divenne precettore dei figli di Murat, professore di storia e geografia della Reale Scuola Politecnica e consigliere dell'Intendenza della Provincia di Napoli, non tralasciando la sua passione per la scrittura e le armi. Nel 1810 diede infatti alle stampe un Manuale del cannoniere e un Trattato sulle batterie.

La seconda tappa della vita di de Angelis si svolse a Ginevra. Nella città svizzera infatti egli dovette cercare rifugio dopo la caduta di Napoleone e delle sue idee. Qui trovò la grande amicizia dell'illustre economista Sismondi. Nel 1820 egli si trasferì a Parigi e nella città francese assunse l'incarico di ambasciatore per conto del principe Cariati e quello di segretario presso la legazione di Pietroburgo, incarichi resi vani dalla restaurazione borbonica. Nella capitale francese egli divenne amico del conte russo Gregorio Orloff e sposò la svizzera Mélanie Bayet.

A Parigi negli anni venti del secolo arrivò anche Rivadavia, segretario del governo argentino di Rodriguez, in missione diplomatica per conto della neonata Università di Buenos Aires. Rivadavia offerse al novello sposo de Angelis (e grande propagatore del pensiero di Gianbattista Vico) un posto di docente presso la suddetta università e uno di giornalista per alcuni giornali che stavano per nascere nella terra delle pampas. Il napoletano accettò e raggiune la città sudamericana il 29 gennaio del 1827, dopo una forzata sosta a Montevideo per via della guerra argentino-brasiliana.

Ci mise poco l'ex giacobino ad assimilare la cultura del nuovo paese ed entrò subito in azione come docente e come giornalista, spaziando dalla consulenza diplomatica alla storiografia. Egli scrisse soprattutto per i due giornali fondati da Rivadavia, "La Crònica" e "El Conciliador" ma non ebbe molta fortuna perché le dimissioni dal governo del suo fondatore, portarono alla chiusura dei fogli. Durante il governo di Rosas de Angelis collaborò a "La Gaceta Mercantil", un giornale fondato nel 1823 e del quale divenne direttore nel 1829. Egli ospitò sulle pagine del giornale diversi collaboratori che divennero figure prestigiose dell'Argentina e divenne editori di numerosi fogli, da "El Lucero" a "El Monitor", da "Le Flaneur" a "El Archivio Americano", pubblicato in quattro lingue con il proposito di diffondere la politica di Rosas; quest'ultimo avrebbe continuato a esistere fino al 1851.

Nell'ambito dell'attività pedagogica Pietro de Angelis creò l'Ateneo Argentino, una scuola realizzata per formare studenti che avrebbero scelto la strada universitaria, ma questa istituzione ebbe vita breve. Il napoletano fu quindi coinvolto nel progetto di ristrutturazione dell'università di Buenos Aires, e continuò di pari passo la sua opera più significativa di storico. Tra il 1836 e il 1837 uscirono infatti i sei ponderosi volumi della sua "Colecciòn de Obras y Documentos relativos a la Historia Antigua y Moderna de Las Provincias del Rìo de la Plata.

L'importanza della documentazione compilata, frutto di una faticosa ricerca d'archivio gli valse la designazione a membro corrispondente di numerose istituzioni accademiche straniere, dalla Royal Society di Londra alla Socièté de Géographie di Parigi. La "Colecciòn", suddivisa in riviste di trenta fascicoli bimensili al prezzo di tre pesos e distribuita a circa cinquecento abbonati, ottenne l'elogio dei maggiori esponenti culturali argentini e si configurò come la prima opera enciclopedica in fascicoli. Il successo editoriale arrise al napoletano anche con un'altra opera, la "Recompilacion", una raccolta di leggi e decreti dal 1810 al 1849, edita dalla Stamperia di Stato amministrata dallo stesso de Angelis fino al 1852. Deciso a passare in Brasilel'ex giacobino intavolò trattative segrete che fallirono e che lo legarono ancora alla terra dei gauchos. Su richiesta di Rosas il giornalista pubblicò una "Memoria hìstorica" sulla Confederazione Argentina che venne data alla stampa nel 1852 e che venne elogiata dagli intellettuali argentini.

La disfatta di Rosas nella guerra civile, lasciò il napoletano senza un interlocutore valido portandolo alla decisione di abbandonare Buenos Aires in favore di Montevideo. Nella capitale uruguaiana egli trattò la vendita della sua ricca biblioteca all'Impero del Brasile (ben quattromila volumi). L'affare si concluse senza soddisfazione "ufficiale "del napoletano, il quale però negoziò sottobanco altre vendite di manoscritto particolari. Alla biblioteca nazionale di Rio de Janeiro comunque arrivarono quasi tremila volumi e 1300 documenti e carte geografiche.

Il 1856 portò per il de Angelis la lieta novità di una riconciliazione con i Borboni. Da essi fu designato console generale del Regno delle Due Sicilie a Buenos Aires e il suo ritorno nella capitale argentina coincise con l'ingresso nell'Istituto Storico Geografico argentino, fondato da Mitre. Non ebbe molto tempo per svolgere il suo incarico diplomatico, Pietro de Angelis. Poco dopo essere stato decorato con l'Ordine della Rosa (massima onoreficenza civile) dall'imperatore del Brasile a motivo dei suoi studi sulla navigazione del Rio delle Amazzoni, la sua saluta già minata peggiorò definitivamente portandolo alla morte il 10 febbraio 1859, centoquaranta anni fa.

Polemico e controverso, lo studioso napoletano lasciò alla sua patria adottiva una grande eredità storiografica e un solco intellettuale nel quale molte piante sarebbero nate in futuro, simbolo della grandissima opera intellettiva prestata dagli italiani d'Argentina.

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