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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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VACANZE STUDIO IN ITALIA

Gli strani messicani di Chipilo

Parlano veneto gli abitanti di una vera e propria oasi felice nel deserto messicano

I primi ad arrivare, nel 1854 furono centodiciotto genovesi. Dopo una traversata di ottanta giorni su imbarcazioni a vela, il gruppo di emigrati arruolato da un certo colonnello Luigi Masi per conto del governo messicano, sbarcò a Texquitipan, nei pressi della città di Papantla. Il gruppo impiegò altre tre mesi per ambientarsi e per raggiungere la cittadina di Suchil, meta finale di quel primo nucleo di italiani emigrati per ragioni di lavoro. Ma ben pochi di loro restarono a lungo nelle terre promesse del Messico. Il clima infausto e un rapido susseguirsi di febbri e di malattie falcidiò i pionieristici genovesi costringendo i superstiti a spostarsi in una zona migliore ; gli italiani fondarono la colonia di Gutierrez Zamora e intrapresero la coltivazione e il commercio della vaniglia raggiungendo negli anni Venti del nostro secolo il primato nel settore.

Ma il successo genovese non fu l'esempio più eclatante dell'adattamento italiano alle difficili condizioni di vita messicane. Chiamati nel paese da modeste facilitazioni, i gruppi italiani arrivarono nel corso della seconda metà dell'Ottocento lasciando il loro contributo nella terra degli aztechi. Fu soprattutto il governo di Porfirio Diaz a creare le premesse per i progetti di reclutamento di "abili ed esperti agricoltori italiani.... di religione cattolica". Presi i contatti con l'intermediario italiano Ettore Conti, il governo messicano propose la creazione di una colonia denominata Nueva Italia, e la creazione di una linea marittima privilegiata tra Genova e Veracruz.

Ma l'ambito progetto naufragò sul nascere, per il veto posto dall'ambasciatore messicano a Roma, il quale chiedeva agricoltori rigorosamente provenienti dalla Lombardia, dal Piemonte e dalla Liguria. L'assurda linea di demarcazione fu leggermente modificata con il nuovo ambasciatore Azcona, il quale stabilì un contratto con una società di trasporto marittima livornese per il reclutamento di emigranti provenienti anche dal Trentino e dal Veneto. Fu grazie a questo accordo che giunsero sulle spiagge assolate dell'ex Nuova Spagna 431 italiani, pronti a raggiungere la colonia di Huatasco nello stato di Veracruz.

Il nucleo di agricoltori settentrionali fu ingrossato dall'arrivo di altri duecento italiani, destinati alla colonia di Barreto, nello stato di Morelos e dagli emigranti provenienti direttamente da New York: agenti messicani infatti convinsero più di una famiglia ( e questa volta si trattava in gran parte di meridionali) a proseguire il loro viaggio verso sud per raggiungere le terre assegnate dal governo centroamericano.

Negli anni intorno al 1880 si ritrovarono così circa milleottocento italiani, impegnati a rendere produttiva una delle peggiori terre d'America: impresa senza speranza, tanto da costringere molti emigrati a spostarsi di nuovo per formare altre colonie nello stato di Puebla e nel distretto di Cholula. Furono proprio in queste due zone che si formarono le isole italiane più compatte dell'emigrazione in Messico.

Le colonie italomessicane divennero infatti oggetto di studio. Molte notizie sono giunte fino ai giorni nostri dagli agglomerati trentini e lombardi di Mazatepec e Teteles, e diversi saggi furono scritti sulla comunità veneta di Chipilo e Tenamaxatla. Sorta a 2200 metri d'altitudine, nell'ampia conca di altipiani dominati dal Pico de Orizaba e dalle cime del Popocatepetl, la comunità di Chipilo ha scritto una pagina particolarissima della storia messicana. Formata in gran parte da veneti provenienti dal paese di Segusino, in provincia di Treviso, questa comunità di 46 famiglie di agricoltori giunse in zona il 7 ottobre del 1882 trasformandosi nel tempo in un vero e proprio fenomeno.

Non vi erano missionari in questa avventura italiana in Messico e per cinquanta anni i 528 pionieri e i loro discendenti rimasero quasi completamente isolati nell'alta valle della repubblica messicana, circondati dal deserto e senza nessuna possibilitàdi ricevere aiuti materiale e morali dalle autorità italiane. I veneti di Chipilo strinsero i denti e divennero formidabilmente compatti nella quotidiana lotta per la sopravvivenza.

Si sposarono tra loro e aumentarono di numero, migliorarono con grandissimi sacrifici le condizioni iniziali sviluppando una varietà di coltivazioni e selezionando i migliori prodotti per quella terra così ostinata. Erano italiani e prima ancora agricoltori: gente ostinata e ingegnosa, ma soprattutto intrisa di moralità. Fu proprio la loro integrità morale a portare la comunità italiana allo scontro con uno degli eroi della storia messicana, il grande rivoluzionario Emiliano Zapata.

"Alti, biondi e dagli occhi azzurri", in montanari di Chipilo dividevano la loro vita con donne considerate bellissime nel resto del paese: i tratti somatici nordici fecero letteralmente invaghire il condottiero messicano che mosse all'assalto della colonia, deciso a fare piazza dei suoi uomini per "conquistarne" le donne.

Ma il "ratto delle sabine" in versione messicana non ebbe la stessa fortuna. Gli italiani imbracciarono i fucili, eressero delle barricate e si difesero eroicamente (Mussolini inviò ai connazionali un frammento di roccia del Monte Grappa, a ricordo perenne della eroica resistenza italiana contro gli assalti stranieri!) contro gli attacchi zapatisti, ergendosi involontariamente a difensori della repubblica. Fu un gesto di pura e semplice autodifesa, quello perpetuato dagli abitanti della comunità Fernandez Leal (questo il nome ufficiale della colonia italiana), che però lanciò nel mondo questa piccola isola veneta. Ancora oggi i vecchi insegnano ai loro nipotini che ...."la persona che mas vale, no es la mas rica o la mas culta, sino la que tiene mayor moralidad". Una lezione che i veneti di Chipilo si sono tramandati per centodiciassette anni mantenendo inalterate numerose tradizioni e il loro idioma regionale.

Oggi Chipilo rappresenta una vera e propria oasi felice nel disastrato panorama perifcerico del Messico. Gli italiani di questa comunità si dedicano all'agroindustria producendo soprattutto prodotti derivati dal latte. I capi di bestiame delle loro fattorie sono sinonimo di garanzia per i compratori e la città mantiene un reddito invidiabile rispetto alla povertà circostante. Eppure nei volti di questi agricoltori si rispecchia soprattutto una storia tutta italiana, senza eroi e senza santi.

Nello stemma di Chipilo campeggia il leone di Venezia, a perenne ricordo di un'origine che affonda le radici nella Serenissima Repubblica marinara, e la città non può non essere che gemellata con Segusino, in provincia di Treviso. I Simoni Martini, gli Zago, gli Stefanon, i Galeazzi, gli Orlandino, i Precomer sono oggetto di studio perché soltanto qui è possibile trovare la lingua veneta dell'Ottocento, depurata da tutte le inflessioni moderne introdotte nella regione d'origine. E sono oggetto di culto, simbolo vivente di un'emigrazione povera ma tenace, capace di trasformare anche l'arido deserto azteco in una piccola fetta di paradiso.

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