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Alla ricerca della città dei cesari

La grande e tragica avventura di Nicolò Mascardi nelle terre degli Araucani

C'è una terra nell'estremo Sud del continente americano che nessun film western ha descritto pur essendo stata per più di due secoli teatro di numerose battaglie tra indigeni e conquistatori. È la terra degli Araucani, un popolo fiero e indipendente per il quale morire in battaglia era un onore, ed è in parte compresa nei confini dell'attuale Cile. E se Hernàn Cortés conquistò l'impero azteco con appena 550 uomini e Francesco Pizarro soggiogò gli Incas con 180 soldati, qualche cavallo (...e molto cinismo), la conquista delle terre araucane avrebbe impegnato gli eserciti spagnoli per secoli, seminando morte e distruzione, da ambo i lati, nell'estremo lembo meridionale dell'America.

Attratto dalla facile conquista fu Pedro de Valdivia, fondatore di Santiago nel 1541 e colonizzatore dei docili indiani della valle centrale. Il condottiero spagnolo attraversò il fiume Bìo Bìo per completare le sue conquiste ma non ritornò mai più sulla sponda di partenza. Dopo anni di sanguinose battaglie, di assalti e di imboscate, Valdivia fu catturato dagli indigeni e legato ad un albero. Lo spagnolo venne decapitato e il suo cuore divenne cibo per il boia, a monito per chiunque avesse osato sfidare il popolo indinao dell'estremo Sud. E gli araucani ebbero modo di acquisire anche ottime tecniche militari dai loro nemici europei. Riuscirono a organizzare una cavalleria di 10.000 uomini e ad usare armi da fuoco e artiglieria, resistendo sulla loro terra fino al secolo XIX inoltrato.

È in questo scenario di guerra, di battaglie e di barbarie che si inserì Nicolò Mascardi nel 1650. Erano passati molti anni dalla cruenta fine di Valdivia, ma le ostilità erano ben lontane dall`assopirsi. Tra spagnoli e araucani regnava l'odio mortale e soltanto lo straordinario coraggio dei missionari riuscì ad avvicinare i feroci indiani alla civilità europea.

Nicolò nacque a Sarzana, figlio di nobili, nel 1624 e all'età di quattordici anni decise di entrare nella Compagnia di Gesù. Qui conobbe il celebre scienziato gesuita Atanasio Kircher assorbendone la passione per la matematica e la cosmografia. Deciso a intraprendere la strada delle missioni, Mascardi venne assegnato alla sede di Buena Esperanza. Giunto a destinazione, dovette subito affrontare gli araucani, a quell'epoca ancora una volta in mortale attrito con gli spagnoli. L'italiano però riuscì ad apprendere le varie lingue di quel popolo fiero e iniziò la sua opera pastorale tra i villaggi vicini. Divenne un amico degli indigeni e per essi di prodigò pochi mesi dopo, durante la terribile pestilenza che aveva colpito il Sudamerica.

Mascardi raccolse i suoi indiani e li guidò da Chillan a Maule, trasformandosi ora in sacerdote, ora in medico, ora in infermiere. Persi tutti i suoi libri e i suoi strumenti scientifici, il missionario si dedicò alla ricostruzione della chiesa di Buena Esperanza, scampando poi miracolosamente al disastroso terremoto del 1657.

Assegnato alla direzione del collegio di Castro nelle isole Chiloé, il missionario scoprì la sua nuova terra di conquista spirituale entrando in simbiosi con le umide e fredde isole sorelle delle Guaitecas e Chonos. All'italiano vennero affidate quaranta isole che puntualmente visitò ogni anno e che divennero oggetto di numerose osservazioni astronomiche, metereologiche, naturalistiche e fisiche. Mascardi si mantenne tra l'altro sempre in contatto con Kircher e i compangi gesuiti dediti agli studi astronomici, inviando loro preziosissime testimonianze sulle isole Chonos e sulle terre della Patagonia e delle pampas.

Ma il ricordo di Mascardi, nelle terre della Patagonia, è ancora oggi vivo grazie alle numerose iniziative intraprese dall'italiano in favore delle tribù Puelche, Tigreilos, Poia e Tehuelche. Il missionario fu inoltre attirato, come molti all'epoca, dal mito della città dei Cesari. Frutto di una leggenda sorta nel 1539, la città dei Cesari si diceva fosse stata fondata da naufraghi spagnoli diretti alle Molucche, naufraghi scampati alle acque dello stretto di Magellanno e riparati nelle estreme terre del continente, per creare un insediamento urbano. Tutti ne parlavano e molte spedizioni si erano allestite per salvare questi naufraghi, senza mai averli trovati.

Anche Nicolò Mascardi tentò l'impresa, animato dalla sacra fiamma della fede e dalla voglia di portare la sua parola agli eredi della sciagurata spedizione. L'occasione gli fu data dal tentativo di liberare dalla prigionia due cacicchi Puelche. Adoperatosi nella delicata azione diplomatica, Mascardi si diresse verso il collegio di Mendoza ma venne invitato dagli stessi Puelche nelle loro terre in Patagonia. L'italiano si mise in cammino con la speranza di arrivare alla città dei Cesari e scelse soltanto alcuni indigeni come guida, affidandosi alla fede per gli immensi rischi che l'impresa proponeva. Il missionario scalò il versante orientale delle Ande e innalzò la croce di Cristo sullo spartiacque della immensa cordigliera sudamericana.

Scese poi verso la Patagonia e nel 1670 giunse al lago Nahuel Huapi. La sua spedizione assunse i toni della leggenda e ancora oggi il suo nome è ben presente nella zona: un'isola del lago Nahuel Huapi porta il suo nome e anche un lago più a sud è dedicato al gesuita italiano. In quella zona egli fondò la sua missione e iniziò la conversione di indiani Tigreilos, Puelches e Poia; introdusse alberi da frutto e sementi europee che ancora oggi prosperano, insegnando ai propri missionari l'arte della coltivazione e dell'agricoltura. Egli imparò le lingue locali e decise di conoscere anche i Tehuelche, i famosi "giganti" descritti da Pigafetta.

Girando per primo nelle immense distese della Patagonia, egli battezzò più di ventimila indios e altri ottantamila li preparò alla conversione cattolica. Sempre alla ricerca della mitica città dei Cesari, Mascardi costeggiò il lembo orientale delle Ande per poi orientarsi verso sud ovest raggiungendo lo sbocco dello Stretto di Magellano. Nella sua terza spedizione egli si orienta verso Est e attraversò, primo europeo, le Pampas senza trovare risposte alla leggenda dei naufraghi spagnoli. Non ancora convinto decise di ripartire per una quarta spedizione, la quale si sarebbe rivelata fatale.

Giunto infatti il 15 febbraio 1674 al 47° di latitudine sud egli incontrò indiani Poia ostili e nemici delle tribù convertite al cattolicesimo: circondato dagli indiani e impossibilitato a fuggire dalle micidiali bolas, il gesuita accolse con coraggio la propria condanna a morte, pregando ferventemente mentre veniva trapassato da numerose frecce. Il gesto ultimo di Nicolò Mascardi divenne una vera e propria leggenda per tutti gli indiani che lo avevano conosciuto e amato e la sua memoria non si è più spenta nelle terre nelle quali egli fu pioniere di civiltà e di coraggio.

IL NOME DI PALENA, PORTATO IN CILE DA UN GESUITA

Il toponimo di Palena (in provincia di Chieti) è stato dato ad un fiume, ad un lago e ad un paese del Cile meridionale, a sud del Puerto Montt: questo è stato riferito al dott. Antonio Muscente di Palena in una lettera ricevuta da Cordoba (Argentina) in data 15 febbraio 1999, nella quale viene precisato che quel fiume è il più importante della regione e quel paese è di recente fondazione. La lettera è stata scritta da Giovanni Pedrazzoli, diplomatico italiano in servizio presso il Consolato Generale d'Italia a Cordoba, conoscente del Dott. Muscente.

Nella lettera sopracitata, si afferma inoltre che l'origine del nome di Palena nella geografia cilena si deve al sacerdote gesuita italiano Padre Nicolò Mascardi (emigrato nell'isola di Chiloé, nel Cile, dove i Gesuiti avevano degli insediamenti, poi ucciso da indigeni), "che battezzò quel fiume con il nome del suo paese natale e lo chiamò Palena". Padre Mascardi chiamò il più importante fiume della regione (a sud di Puerto Montt) con il nome di Palena, poiché la sua famiglia era originaria di Palena.

EROI CHE FANNO STORIA

(diretta da padre Pietro Vanotti dei Gesuiti di San Fedele-Milano)

Un gesuita, figlio d'Abruzzo in Palena, eroico missionario ed esploratore in Argentina e nel Cile: Padre Nicolò Mascardi, portò il nome di Palena in quelle terre d'oltremare. Fu ucciso dagli Indios. (L'argomento trova riscontro in questo stralcio stampa in lingua spagnola, del quale è trascritta qui di seguito la traduzione italiana)

Traduzione dello stralcio-stampa in lingua spagnola, relativo al Padre gesuita Nicolò Mascardi, figlio di genitori palenesi, missionario in Argentina e nel Cile (1657-1674):

Incontro Rios Frio e Palena. Spettacolo sorprendente: il fiume Palena nasce in Argentina e incontra il fiume Frio in un'ampia curva con spiagge di sabbia. Il fiume Palena segue lo stesso corso, verso sud, del fiume Frio. Vi sono strade per scendere alla riviera. L'origine del nome è curioso: all'inizio del secolo XVII, il sacerdote gesuita italiano Padre Mascardi, con sede in Castro di Chiloé, nell'ostinata ricerca di un guado facile da attraversare per raggiungere la Pampa Argentina e predicare tra le tribù Tehuelches, esplorò in canoa il sud del golfo Corcovado, scoprendo le foci di questo fiume e navigò rimontando lo stesso, probabilmente fino a Junta. Lo battezzò Palena, in ricordo del suo paese natale, prossimo a Pescara, sulla costa del mare Adriatico. Il nome si è conservato grazie ai geografi dell'Istituto Idrografico dell'Armata di Chile, che ha fatto così un giusto omaggio ai primi esploratori della Patria.

(Traduzione eseguita da un'oriunda argentina, la podologa Mirta Crespin, coniugata con Bruno Del Monaco, già emigrante in Argentina.- entrambi -ora residenti a Lettopalena in provincia di Chieti), luogo di nascita dello stesso Del Monaco.

N.d.r.: Gemellaggi di ispirazione storico-religiosa dovrebbero essere realizzati tra Palena d'Abruzzo e le seguenti città: Palena (del Cile), nome dato ad una nuova città del Cile in ricordo e in onore del gesuita di origine palenese Nicolò Mascardi; Taverna di Calabria, luogo d'origine di San Falco, nostro protettore; Isernia, città d'origine di San Pietro Celestino, eremita sul monte Palleno, dove successivamente i Celestiniani costruirono il Santuario della Madonna dell'Altare (m. 1272 s/m).

Eroi che fanno storia (diretta dal Padre Gesuita Pietro Vanotti, dei Gesuiti di San Fedele, Milano).

In questa cartina, a sud di Puerto Montt, in prossimità della quota 425, di un fiume e di un lago, Padre Mascardi diede il nome di Palena ad un nuova città, per ricordare il paese natale della sua famiglia: Palena. Tale nome è stato conservato grazie ai geografi dell'Istituto Idrografico dell'Armada del Chile".

Da cartina a sinistra risulta, a sud di Valdivia, Puerto VARAS e Puerto MONTT, la zona della "Palena cilena", con un lago (in prossimità della quota mt. 42), una vicina città ed un fiume (il Rio Palena) che portano tutte il nome di Palena, il paese natio del gesuita Mascardi.

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