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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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Seguendo il ritmo del jazz

Il mito di Lennie Tristano, grande musicista e padre del "jazz bianco".

Era la Chicago immersa nelle prime guerre tra bande quella che vide nascere nel 1919 Lennie Tristano, e che ne seguì i primi passi in un campo, il jazz, quasi esclusivo appannaggio dei musicisti di colore. Era una New York pervasa dall'euforia postbellica quella che, trent'anni dopo, avrebbe accolto con ammirazione il pianista italo-americano dalle mani fatate. Creandone un mito della grande stagione jazz americana.

Oggi del suo nome restano forse soltanto echi lontani, così come lontana sembra il suo insegnamento musicale, ma la stagione d'oro di Tristano è stata sempre caratterizzata da qualsiasi rifiuto nel cedere allo star sistem e il silenzio delle sue gesta è forse davvero il miglior omaggio che lui avrebbe voluto per sé stesso.

Del "genio musicale", Lennie Tristano incarnò davvero tutte le caratteristiche, prima fra tutte quella scontrosità che più di una volta lo trascinò in feroci polemiche con i mass media e con il suo pubblico. Ma, all'inventore del free jazz, al padrino del cool jazz (un'etichetta che l'italoamericano avrebbe sempre aborrito), si perdonò davvero tutto, nel nome di un'arte musicale che rasentava la perfezione.

La famiglia Tristano si trasferì in America proveniente da Aversa e come (quasi) tutte le famiglie italiane migranti, era povera e numerosa. Il piccolo Leonard pagò ben presto il prezzo amaro della vita. Secondogenito di quattro fratelli, fu colpito dall'influenza "spagnola" quando era ancora nella culla e subì danni irreparabili al proprio fisico. La sua crescita mentale fu molto lenta negli anni d'infanzia e la sua vista andò spegnendosi gradualmente fino a renderlo cieco all'età di soli nove anni. Il piccolo Leonard dovette abbandonare la scuola regolare suo malgrado e trasferirsi in un istituto per ciechi, in una cittadina dell'Illinois, dove rimase per vari anni.

Nonostante la ferrea disciplina collegiale e il clima cupo della scuola, il piccolo italiano riuscì a emergere sui compagni grazie alle sue particolari inclinazioni per la musica e la matematica: nella scuola intraprese lo studio professionale del piano (che già suonava dalla più tenera età), del sassofono, del clarinetto e del violoncello e si impose quale direttore di piccole orchestrine studentesche. Fu lo stesso insegnante scolastico ad accompagnare il giovane Tristano al Conservatorio di Chicago, per raccomandarlo caldamente alla direzione e Lennie ripagò con gli interessi la fiducia mostratagli. Il giovane musicista bruciò le tappe degli studi e si diplomò con grande anticipò.

Non arrivò però mai al diploma di Master of Arts, non avendo i soldi per pagare gli esami finali. La cosa non irritò Lennie più di tanto. Negli anni adolescenziali aveva già iniziato a guadagnare in proprio suonando nelle feste private e nei locali pubblici, creandosi il proprio futuro come musicista di night club. Tutto sarebbe andato secondo i suoi progetti quindi, se non ci fosse stato il grande amore per la musica jazz. Il giovane aveva seguito fin dall'infanzia le prime evoluzioni di questo genere musicale tutto ritmo e imrovvisazione, riuscendo perfino a imitare alla perfezione lo stile del grande Art Tatum.

Ma erano anni ancora oscuri per il jazz e Tristano si guadagnava da vivere soprattutto con le esibizioni di musica da ballo. In quegli anni egli divenne anzi il "re della rumba" ottenendo il plauso del pubblico. Ma tra gli amici musicisti dell'italoamericano il talento espressivo di Lennie era già divenuto oggetto di ammirazione e per la sua musica impazzirono letteralmente solisti del calibro di Lee Konitz, Chubby Jackson e Billy Bauer. Quest'ultimo diede vita, con Fishkin al primo trio guidato da Tristano, un complesso che ottenne in breve tempo scritturazioni a Long Island, Freeport e New York.

Fu quella la stagione del grande successo di Lennie Tristano. La sua musica avvolgente e innovativa suscitò grandi entusiasmi tra gli appassionati del jazz e della musica in generale, regalandogli grandissime soddisfazioni professionali ed economiche. Titoli che oggi riemergono a fatica, in quegli anni rappresentarono il meglio della musica jazz americana: Wow, Crosscurrent, Sax of a kind, Judy (dedicato alla moglie), Marionette sono soltanto alcuni dei numerosi successi incisi in quegli anni dall'estroso pianista italoamericano. Tristano divenne in poco tempo il caposcuola del "cool jazz", un termine che indicava una particolare corrente della musica jazz e che lui, da buon purista della musica, non avrebbe mai accettato.

L'italiano divenne in poco tempo anche l'inventore del cosiddetto "free jazz", un tipo di musica che soprattutto negli anni sessanta avrebbe trovato grandissimi adepti tra le schiere dei musicisti americani.

I grandi successi personali non cambiarono però l'indole del musicista cieco italiano. Per lui tutte le soddisfazioni musicali non lo ricompensavano dei sacrifici costretti a subire nella professione di musicista di locali notturni: Tristano vedeva il proprio futuro soltanto nel campo dell'insegnamento e ad esso si dedicò sull'onda dei suoi successi.

Aprì uno studio personale sulla 32ma strada a Manhattan, e a partire dal 1951 dedicò all'insegnamento le sue migliori energie. Attraverso la sua scuola passarono nomi che avrebbero negli anni lasciato a loro volta un segno nel panorama musicale americano: il pianista Sal Mosca, il clarinettista John La Porta, il trombettista Don Ferrara, il compositore William Russo, sono soltanto alcuni degli italoamericani che nel loro maestro trovarono i consigli più validi per emergere nel difficile mondo della musica jazz.

Tristano non abbandonò tuttavia definitivamente l'attività musicale "live".

Si esibì varie volte in locali newyorchesi ed incise vari dischi, tra i quali "Tristano" risultò il suo personale capolavoro: in esso è contenuto "Requiem", uno struggente blues dedicato alla memoria del carissimo amico Charlie Parker. Nel 1958 furono Mike e Sonny Canterino, due fratelli gestori di un club al Greenwich Village, a scritturare il bizzoso musicista italiano e riuscirono a vincere l'ostinata resistenza di Tristano ricorrendo a tutti i mezzi, non esclusi i pranzi a base di pietanze tipicamente italiane!

Le esibizioni dell'italiano continuarono a richiamare numerosi appassionati anche nei primi anni Sessanta e nel 1965 anche l'Europa poté finalmente apprezzare dal vivo le eccezionali qualità artistiche del jazzista di Chicago. Gli anni però non mitigarono il carattere di Lennie, che anzi divenne sempre più bizzoso e solitario. Nel 1974 rifiutò di apparire alla Carnegie Hall per il concerto in suo onore organizzato dalla New York Jazz Repertory Company,e soprattutto rifiutò di incidere nuovi dischi per evitare di finire nel "business" musicale: ..."io non ho alcuna intenzione di prostituirmi alla musica commerciale".

Tristano entrò così definitivamente nell'ombra lasciando ad altri personaggi lo scettro dello spettacolo e della gloria. Per lui, amante di una musica tutta intuitiva, il tempo si era fermato sulle note e nelle rarefatte atmosfere dei ritmi. Oggi il grande Lennie è una leggenda riconosciuta della musica jazz bianca (forse l'unico jazz bianco originale ) e lui ci è entrato in punta di polpastrelli e sulle ali della sua tastiera di pianoforte.

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