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Un ingeniere fiorentino al servizio del Brasile

Baccio di Filicaja: un eroe italiano scomparso nel nulla

Sono poche e labili le tracce che conducono alle gesta di Baccio da Filicaja, viaggiatore ed esploratore fiorentino al servizio dei reali di Portogallo. La sua vita si è persa di pari passo con la dispersione dell'impero portoghese, per fare posto a una storiografia improntata sui gesti avventurosi della pirateria britannica, vera dominatrice della scena americana di fine Cinquecento e inizio Seicento. Eppure Baccio riuscì a rintuzzare più volte l'aggressione pirata per salvare i presidi brasiliani della corona lusitana dimostrando una perizia militare che gli avversari mal digerivano.

La morte di Baccio è avvolta nel mistero. L'italiano scomparve nel nulla intorno al 1610, probabilmente assassinato dai suoi stessi avversari, in uno degli innumerevoli scontri che contrapposero i galeoni imperiali di Spagna e di Portogallo alle veloci e micidiali navi pirate e filibustiere al servizio di Sua maestà d'Inghilterra. La sua tomba non esiste e forse nel mare si è chiusa l'ennesima storia italiana nelle terre del Nuovo Mondo.

Nacque a Firenze, tra il 1565 e il 1575, lo sfortunato eroe italiano, e il padre lo mandò adolescente presso alcuni parenti residenti a Lisbona. Anche la famiglia Filicaja possedeva nella capitale lusitana un'abitazione e dei magazzina. In quegli anni Lisbona rappresentava il centro del commercio mondiale, affacciata sull'Atlantico e sulle rotte che portavano verso Occidente (Indie Occidentali) e verso l'Asia (Indie Orientali e Cina).

I Filicaja appartenevano alla schiera di famiglie fiorentine che, in seguito agli accordi commericali tra re Sebastiano di Portogallo e Francesco I dèMedici, avevano ottenuto una concessione privilegiata per l'esportazione di pepe e altre merci preziose. Il giovane Baccio raggiunse Lisbona e iniziò la sua pratica mercantile, non disdegnando di apprendere i rudimenti del disegno architettonico.

Morto re Enrico di Portogallo senza lasciare eredi diretti, Filippo II di Spagna unificò i due regni trascinando in una rapida, quanto temporanea, decadenza il paese lusitano, grande potenza marinara e rivale agguerrita della corona di Spagna. Ridimensionato il volume commerciale del Portogallo, anche le famiglie fiorentine furono costrette a chiudere le loro attività sulle rive dell'Atlantico e tornare nella loro città natale. Stessa sorte toccò ovviamente anche a Baccio da Filicaja, il quale, dopo quattro anni passati a Lisbona, rientrò a Firenze per mettersi sotto la protezione del granduca Ferdinando I.

Il padrone di Firenze dimostrò la massima disponibilità al giovane Baccio consentendogli di intraprendere finalmente i suoi studi preferiti, ovvero quelli di cosmografia, architettura militare e di artiglieria. Apprese le nozioni teoriche, il giovane fiorentino decise di mettersi alla prova sperimentando dal vivo le proprie conoscenze. Partì alla volta del Brasile deciso a tornare una volta maturate le sue esperienze per offrire al magnanimo granduca di Firenze la propria professionalità. Baccio arrivò sulle coste del Brasile nel 1595 mettendosi subito in evidenza nei confronti del governatore F. de Sousa. L'amministratore coloniale nominò il giovane italiano "ingegnero maggiore" e lo condusse con se nei territori della colonia per affidargli l'incarico di costruire le fortificazioni.

Il Filicaja accettò di buon grado le mansioni proposte e si adoperò con inesauribile energia nella costruzione di fortificazioni, nella realizzazione di opere protettive per i ponti, nel restauro di fortezze danneggiate. Nominato capitano di artiglieria, si occupò anche dell'addestramento dei bombardieri e del rifornimento delle varie basi militari dislocate nella zona. Erano del resto tempi davvero difficili per la corona spagnola-portoghese.

L'Invincibile Armada spagnola, mossa a conquista delle isole inglesi nel 1588, subì un terribile naufragio, scomparendo definitivamente nello scontro con le navi avversarie. La potenza marina spagnola era dunque in ginocchio negli ultimi anni del Cinquecento offrendo agli inglesi la grande opportunità di diventare i nuovi padroni del mare. La costa brasiliana era divenuta così oggetto di continue scorrerie da parte dei filibustieri al servizio della regina Elisabetta, dovendo subire anche il lento insediamento di coloni francesi in una zona a nord dell'odierna Pernambuco troppo distante dal controllo diretto del governatore de Sousa. Terra ambita anche per le sue ipotetiche miniere di oro e argento (lo stesso governatore era alla costante ricerca di miniere aurifere per conto del re Filippo II), il Brasile divenne quindi una terra di scontro per le potenze coloniali europee, e protagonista di numerosi fatti d'armi.

Il giovane Baccio accompagnò de Sousa nella ricerca della preziosa materia ed ebbe la soddisfazione di assistere ad alcuni ritrovamenti del tanto agognato oro americano. Incaricato dal governatore di preparare i piani di sfruttamento delle miniere, il fiorentino dedicò cinque anni della propria vita a organizzare l'attività mineraria e fu richiamato soltanto dal nuovo governatore D. Botelho, il quale lo volle con sé nella veste di esperto militare. Il Filicaja ottenne il grado di sergente maggiore e di capitano di compagnia e per conto della corona spagnola e portoghese iniziò la campagna di esplorazione e di colonizzazione dei territori attraversati dal Maranhao e dal Rio delle Amazzoni.

La spedizione coloniale, comandata dal portoghese Pietro Coelho de Sousa (accecato dal mito dell'Eldorado), nonostante la resistenza opposta dalle popolazioni locali nella sierra di Ibiapalsa, fu coronata da un discreto successo e permise di annettere al Brasile un nuovo territorio chiamato Lusitania, nel quale venne anche fondata la città di Nuova Lisbona. L'impegno geografico ed esplorativo di Baccio di protrasse per ben sei anni, durante i quali l'italiano redasse accurate cartografie dei territori attraversati, esplorati e colonizzati. Egli rinunciò i quegli anni alla paga militare preferendo mantenersi a proprie spese per rivendicare la ricompensa direttamente alla corona spagnola.

Nel 1607 il fiorentino ricevette un nuovo incarico ufficiale da parte del governatore del Brasile. A lui fu affidata l'esplorazione delle coste del fiume Maranhao, compito che egli svolse con grande scrupolo. Le difficilissime condizioni meteorologiche che spesso investivano le latitudini tropicali, alterarono anche i propositi di Baccio, il quale dovette raggiungere le coste del Messico per salvare la nave e i suoi uomini.

L'italiano però non rientrò in Brasile ma si imbarcò per l'Europa, per chiedere al re direttamente soddisfazione per le sue imprese al servizio della corona. Giunse a Lisbona nel 1608, e dalla città portoghese scrisse al granduca di Toscana chiedendogli una intercessione presso i reali di Spagna. Le sue richieste furono accolte e nella capitale spagnola Baccio incontrò anche l'ex governatore de Sousa. Memore delle grandi dote dimostrate dal fiorentino, il sovrintendente de Sousa propose al re di Spagna ilnome di Baccio per la costruzione e la fortificazione di una nuova città coloniale.

E con tale compito l'abile ingegnere ripartì alla volta del Nuovo Mondo, pronto a eseguire con zelo l'incarico ricevuto dalle massime autorità reali. Nei porti americani l'italiano non sarebbe mai giunto, inghiottito dal mare e dalla storia. Intercettato probabilmente dai pirati inglesi, l'ingegnere italiano venne riconosciuto dai suoi avversari e giustiziato sul posto e il suo corpo gettato in pasto all'Oceano. Cancellando per sempre un altro frammento della grande epopea italiana nelle terre d'America!