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La pittura italiana nelle valli del Perù

Nelle chiese del Sudamerica la storia di Bernardo Bitti

Era un missionario e in silenzio se ne andò nel 1610. Ma era anche un pittore e il suo pennello ha lasciato un segno indelebile nelle chiese sparse nel Perù. Bernardo Bitti non ha partecipato alle rivoluzioni, non ha convertito moltitudini di pagani, non ha incantato imperatori con la scienza. Aveva però il grande dono di saper dipingere e con i colori ha compiuto la sua personale strada di evangelizzazione.

Se l'Italia ha dimenticato nei cassetti uomini del calibro di Codazzi, Olivieri, Beltrami, Vigo, non poteva andare meglio ad Aloisio Bernardo Giovanni Democrito Bitti, per tutti Bernardo, nato nell'incantevole Camerino nell'anno di grazia 1548. E le sue opere hanno avuto analogo destino, ingoiate dal tempo e dalle insofferenze governative nei confronti dei gesuiti.

Perché anche Bitti apparteneva a quella grande famiglia della Compagnia di Gesù, che tante strade ha aperto al cristianesimo nelle terre più remote e più infide dei cinque continenti.

Figlio di Paolo e di Cornelia, Bernardo espresse precocemente il suo talento artistico e si iscrisse ad una scuola di pittura a Roma. La vocazione religiosa arrivò a vent'anni, nel 1568 e anche il giovane marchigiano optò per il mantello nero dei gesuiti. Bitti superò tutto il noviziato e venne mandato a Siviglia, città nella quale lasciò i suoi primi segni artistici. Sono suoi le pitture della chiesa di Sanlùcar de Barrameda. Ma non ebbe il tempo di restare troppo nell'attivissima città andalusa. In America c'era fame di missionari, soprattutto di gesuiti avvezzi a contrastare i poteri spesso tirannici di governatori e amministratori avidi e corrotti. Per Bitti venne scelta la destinazione di Lima, ove giunse nel 1575.

Dotato di temperamento schivo e riservato, non ottenne grandi risultati nell'opera missionaria di frontiera, quella che avrebbe portato altri missionari a creare le famose riduzioni per gli indii. Bitti però diede subito prova di grande estrosità e si mise all'opera nella chiesa di S. Pietro, ove ancora oggi sono conservate alcune sue tele: è possibile trovarvi l'Incoronazione della Vergine, Nostra Signora, La Vergine della candela.

Le sue tele e i suoi affreschi trovarono grande eco nella capitale peruviana, e anche per tale motivo, venne deciso di inviare l'artista in altre località sedi di missioni gesuitiche. E nel Perù di fine Cinquecento, l'arma evangelizzatrice degli uomini in tonaca nera fu proprio quella dei pennelli e dei colori.

La prima tappa delle peregrinazioni di Bitti si fermò sul lago Titicaca, nella cittadina di Juli. Durante un giro di due mesi egli lasciò varie pitture nelle quattro chiese costruite dalla Compagnia di Gesù. Nella chiesa dell'Assunzione egli eseguì un dipinto omonimo e il Battesimo di Gesù, una tela dedicata a S. Margherita nella chiesa di S. Giovanni, La Crocefissione nella chiesa di S.Croce. Nella chiesa consacrata a S. Pietro egli eseguì invece una serie quadri sugli apostoli ed un Cristo trionfante.

Nel 1585 arrivò una nuova destinazione per il missionario pittore. Egli venne chiamato a Cuzco, antica capitale degli Incas, in una regione soltanto in parte soggiogata al potere spagnolo. In questa città di frontiera la Compagnia di Gesù aveva fondato una sua chiesa e a renderla più confortevole venne chiamato proprio Bitti. Il pittore marchigiano eseguì un grande paliotto composto da 27 tavole, nella quali erano raffigurati episodi della vita di Gesù Cristo. Anche nelle varie cappelle della chiesa egli venne invitato a lasciare il suo segno, cosa che naturalmente fece con grande applicazione.

Il suo entusiasmo però non ha salvato le numerose opere dall'incuria del tempo e dalle furie distruttive che si sono abbattute sui gesuiti nell'arco dei secoli. Di questa chiesa e delle sue opere si sono così perse le tracce. Nella città di Cuzco però è possibile ammirare altri quadri dell'artista missionario. Nella chiesa della Mercede ad esempio si possono ammirare l'Immacolata Concezione e l'Incoronazione della Vergine mentre nella cattedrale della città è ancora visibile la Vergine con l'uccellino.

Audencia de Charcas, nell'attuale Bolivia, fu un'altra delle numerose tappe di cui fu intramezzato il passaggio missionario di Bitti. In La Paz, Potosì (centro del commercio argentifero della regione), Chuquisaca (capitale della regione dell'Audiencia) egli lasciò forse il meglio della sua produzione artistica. Nella chiesa di S. Michele di Chuquisaca egli dipinse uno stupendo paliotto con storie della vita di Cristo. Il capitolo della cattedrale, per tale opera offrì la considerevole somma (per l'epoca) di 35 ducati. Di questa serie di quadri su legno, si sono salvati otto soggetti, oggi visibili al grande pubblico. Nelle cittadine limitrofe di S. Lorenzo e Santa Cruz Bernardo Bitti lasciò altre tracce della sua vena artistica, dipingendo due quadri per le rispettive chiese.

Nel 1597 il gesuita tornò nella cittàd i Cuzco, lasciando altre otto tele per le pareti della cappella maggiore della Compagnia di Gesù.

L'anno di grazia del 1600 segnò il ritorno a Lima di Bernardo Bitti. Le sue mani lavorarono nella chiesa di S. Pietro e in quella del "Cercado". E proprio in questi anni Bitti dipinse i suoi lavori più belli, due tele monumentali dedicate a S.Francesco Saverio e a S. Ignazio, le due figure carismatiche della Compagnia.

Ma la vita itinerante dell'artista non era ancora terminata. Chiamato ad Arequipa, in una delle suggestive vallate peruviane, il missionario lasciò si mise ancora all'opera dipingendo una Resurrezione, e due Vergini della Candela.

Nel 1605 il marchigiano venne invitato invece a Huamanga (oggi conosciuta con il nome di Ayacucho), e nella chiesa della Compagnia dipinse altre due tele arrivate fino ai nostri giorni. Erano però le ultime opere dell'infaticabile artista evangelizzatore.

Bernardo Bitti morì a Lima nel 1610, senza clamore , lasciando dietro sé, in un paese in gran parte selvaggio ma profondamente amato, una lunga serie di opere d'arte destinate a perpetuarne la memoria e la imponente storia missionaria dei gesuiti.

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