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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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Nicola Descalzi: l'esploratore dimenticato

Poteva vivere nell'agiatezza Nicola Descalzi, figlio di un uomo che aveva brevettato e commercializzato le prime sedie leggere della storia: I'industria era a portata di mano, nella cittadina di Chiavari e con essa tutti i successi di un rampollo di buona famiglia. Il mare però, lo stesso mare che già tanti liguri aveva strappato alla terraferma, gli aveva lanciato il suo irresistibile richiamo, e lui lo aveva raccolto.

Quella di Nicola Descalzi è un'altra dele vite italiane d'America che la "grande" storia ha sepolto. Nato nella frazione Bacezza di Chiavari, in provincia di Genova nel 1801, il ligure lasciò a soli venti anni la propria terra per trasferirsi a Buenos Aires: la città argentina era all'inizio dell'Ottocento era un luogo di frontiera per le terre dell'America australe.

Dopo quattro anni di lavoro Descalzi ottenne dal comandante del porto di Baires, Gianbattista Azzopardi, la nomina di astronomo e pilota, nonché responsabile della parte scientifica della spedizione argentina verso la Bolivia. Il progetto del governo argentino era quello di aprire una nuova via commerciale verso la Bolivia, attraverso l'asse che congiunge i mondi della Cordigliera boliviana, la regione del Chaco e la città Corrientes, sul fiume Paraguay.

Per lale occasione fu costituita la Società argentina di navigazione e quale compagno di avventura di Descalzi venne scelto il francese P. Soria.

I due espolaratori lasciarono Buenos Aires nel luglio del 1825: Descalzi diretto a Oran, città nei pressi del fiume Tarija e ai confini della Bolivia, Soria diretto a Salta. Capoluogo della provincia omonima dell'Argentina nordoccidentale. Giunsero entrambi a destinazione nei primi giorni di settembre, èd entrambi ebbero la sgradita sorpresa di non trovare le tre imbarcazioni programmate per la navigazione del fiume.

Nonostante tutto Descalzi riuscì a realizzare in tre mesi un'imbarcazione di media grandezza con i tronchi di alcuni alberi locali; altrettanto fece Soria realizzando un'imbarcazione più piccola ma adatta a scandagliare i bassi fondali del fiume ed evitare l'incagliamento. Soltanto nel giugno del 1826 la spedizione riuscì a caricare i viveri sulla imabarcazione principale e a partire. La ciurma peraltro non era certamente tra le più adatte al compito. Oltre a un passeggero inglese (tale L. Creser), I'equipaggio era formato da carcerati, liberati soltanto per la scarsa probabilità di mantenere salva la vita nella pericolosissima esplorazione controllate da tribù indigene ostili.

E il viaggio si rivelò per quello previsto. Più volte l'equipaggio dovette fronteggiare gli attacchi degli indiani (soprattutto dei ferocissimi Tobas) con le armi da fuoco. Dopo 56 giorni di rischiosissima navigazione il convoglio giunse nel fiume Paraguay coronando con successi la diff'cilissima impresa Approdò però incautamente sulla riva sinistra del f!ume, quella controllata dall'eccentrico dittatore del Paraguay, Francia. Gli uomini furono tutd'posti in arresto e tutto il materiale venne sequestrato. Sparirono dalle mani degli scienziati le carte nautiche del fiume appena realizzate, tutte le notizie idrografiche, il diario di bordo, i rilievi' cartografici e astronomici, i calcoli delle coordinate geografiche. Perfno i testi scientifici utilizzati da Descalzi e Soria vennero requisiti lasciando i due scienziati vivi ma senza nessuna altra testimonianza della loro missione se non il loro ricordo.

Nambuco fu la prima prigione in cui venne rinchiuso il ligure al servizio dell'Argentina. Poi venne trasferito nel penitenziario del porto di Asunciòn e infine fu confinato a Villa llealinella città: di Concepdon, dóve Descalzi vi rimase fino al 1831. Solo in quell ` anno infatti, riacquistò la libertà e poté raggiungere, di nuovn Buenos Aires, città in cui pubblicò i suoi ricordi e una carta approssimativa del suo sfortunato viaggio.

Ma per il governo argentino la dedizione di Descalzi doveva essere premiata e nel 1838 gli fu affidata la carica di ingegnere astronomo e idrografo dell'esercito argentino. Egli fu scelto dal generale J.M. Rosas, comandante in capo della spedizione operante contro gli indigeni che rendevano difficile e incerto il dominio della Patagonia, ed affiancò le avanguardie militari terrestri con il convoglio marinimo che risali il Rio Negro per 644 chilometri. L'italiano venne posto a capb di un convoglio composto da una goletta da una baleniera e da due canoe, in tuno venticinque uomini di equipaggio, e iniziò la sua nuova avventura dalla cima di Carme de Patagonia. Durante la lenta risalita del fiume, il comandante ligure poté battezzare diverse isole e tracciare i profili cartografici di una regione ancora in gran parte inesplorata. Egli parti in agosto e navigò fino a novembre del 1833 raggiungendo la località do Dolor.

Qui venne raggiunto da un ordine di retrocedere e lo esegui di malavoglia, tornando al punto di partenza nello stesso mese. Durante il viaggio prelevù campioni di rocce, annotò lo specie vegetali e animali osservate, condusse osservazioni astronomiche e calcolò i punti geografici della zona, disegno la cartografia del fiume segnalando le profondità e e I perisoli del corso d'acqua. La spedizione venne richiamata alla base e soltanto qualche mese più tardi fu affidato a Descalzi un'altra importante esplorazione fluviale, quella del Rio Colorado, fiume che nasce nelle Ande argentine e sfocia, attraversando per gran parte dei suoi 1300 chilometri le Pampas, nell'Oceano Atlantico.

n nome di Descalzi rimase in oblio per alcuni anni e rispuntò sulle cronache nel 1838. In quell'anno l'italiano conobbe un vero e proprio successo personale. In qualità di agrimensore sui terreni`lungo il corso del fiume Matanza vicino Buenos Aires, egli riportò infatti alla luce un Megatherium Cuvierii un fossile pliocenico di grosso mammifero (tra il rinoceronte e l'elefante) e un Glypton Clavipes. Queste due scoperte archeologiche attirarono l'attenzione del principe Eugenio di Savoia di Carignano che nello stesso anno si recò in Argentina per osservare da vicino il raro fossile.

Il principe riuscì a strappare a Desclazi la promessa di non cedere i due reperti al British Museum (che per averli aveva offerto una cifra notevole) e il ligure mantenne la prola, donando I preziosi resti al museo di Torino tramite il barone Picolet d'Hermillon. Fu un atto generoso quello di Descalzi e tale rimase perché nessuno, in Italiaj mosse un dito per tributare un giusto riconoscimento pubblico allo scienziato ed esploratore di Chiavari.

A Descalzi fu addirittura rifiutata l'arnmissione al collegio torinese della figlia Andreina Non altrettanto fu trattato dalla patria d'adozione. L'Argentina riconobbe a Descalzi il grande contributo scientifico e militare, oltre a vari riconoscimenti scientifici.

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