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LIBRI DI TESTO

Mirtilli Morgana, Claudia Boselli e Sonia Beretta hanno visitato moltissime scuole americane tra il 2007 e il 2015 e hanno presentato agli insegnanti il Progetto Ciao.it e Superciao.it, per l'insegnamento della Lingua e della cultura italiana, predisposto per i gradi K-12.
 

L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




VIAGGI IN ITALIA

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WORKSHOP - TRAINING - FORMAZIONE

Presso  Iace - NY - Training Superciao a tutti e Progetto K-6
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VACANZE STUDIO

VACANZE STUDIO IN ITALIA

Il dolce vino della California

Il grande successo della viticoltura italiana in terra d'America

Arrivarono a poco a poco, prima su carri coperti trainati da muli, poi su carrozze di terza classe della ferrovia gli agricoltori italiani in cerca di buona terra da coltivare. Nella loro speranza c'era un piccolo appezzamento di terreno da mettere a coltivazione e un futuro meno gravido di fame. Ma arrivarono in California, nella terra così simile a quella lasciata nelle colline italiane, con un sole che ricordava tanto quello di casa. E iniziarono a ricordare anche il loro prodotto più gustoso, quel vino che scaldava le loro serate tra amici.

Ma negli anni della scoperta dell'oro, la California non era terra votata alla paziente arte della viticoltura. E fu ancora una volta un missionario gesuita a lanciare il primo segnale per un prodotto che avrebbe fatto la fortuna di numerosi italiani.

Il segno dei missionari non abbandonò in effetti mai la storia dell'America tracciando il suo solco in ogni attività umana. E se agricoltori furono i liguri, i piemontesi e i lombardi che via via andavano colonizzando le terre dell'estremo Ovest americano, gesuita fu invece il primo prodotto vinicolo californiano di grande successo.

Il piacere di assaggiare il "Gesuit's Black Muscat" si accompagnò al nome di Nicola Congiato: era suo infatti uno dei migliori vini degli Stati Uniti. Il pio Congiato, preside del collegio S. Ignazio a San Francisco, accompagnò infatti l'insegnamento evangelico con la produzione di un prodotto che identificò nella missione gesuita il suo prestigioso successo, e fungendo da vero e proprio pioniere della viticoltura americana.

Gli anni tra il 1880 e il 1890 furono una vera esplosione di produzione vitivinicola per la dolce terra di California e sulle colline degradanti verso il Pacifico nacque Asti, una località nei pressi di Cloverdale. Formata da un gruppo di amici italiani capitanati dal vulcanico banchiere Andrea Sbarboro, questo appezzamento di 1500 acri doveva essere in realtà un esperimento comunitario. Innamorato delle teorie sociali di Owen e Ruskin, il banchiere immaginò una sorta di Utopia italo-americana in terra americana, nel quale fra le altre cose si producesse anche vini di qualità superiore. Pietro C. Rossi, chimico dalla straordinaria abilità venne scelto come direttore dell'industria vitivinicola che era stata battezzata "Italian-Swiss Agricultural Colony" della Sonoma Valley.

Nulla fermò questo gruppo di appassionati agricoltori italiani e svizzero italiani; essi combatterono contro le periodiche piene del fiume Russian e contro la terribile fillossera della vite ma nessuno acquistò le azioni della compagnia che determinò la ricchezza degli investitori. La compagnia produsse una quantità impressionante di vino e si allargò verso i 5000 acri di superficie. Il 1897 è ancora oggi ricordato come l'anno dell'abbondanza e in quello stesso anno, per conservare tutta la produzione, si dovette scavare nella roccia viva il più grande serbatoio di vino del mondo. Largo 10 metri, lungo 25 e profondo 7, il serbatoio venne levigato come marmo nelle sue pareti interne e accolse 20 mila ettolitri di genuino vino che venne consumato nell'arco di un anno. Lo stesso serbatoio, una volta vuoto venne usato per la festa danzante: duecento persone vi trovarono comodamente posto così come un' intera orchestra sistemata sul palco centrale!

I successi della Italian-Swiss Colony furono anche qualitativi. La compagnia vinse nel 1911 il Grand Prix dell'Esposizione internazionale di Torino per il suo "Golden State Extra Dry", il miglior champagne americano. La storia della Italian-Swiss Colony avrebbe comunque accompagnato tutto il XX secolo. Passata una prima volta nelle mani dei distillatori dell'Est, ritornò in mani italiane nel 1953 con la famiglia di Angelo Petri. Il capostipite, Raffaello Petri, nel 1886 aveva fondato nella San Joaquin Valley una piccola azienda vinicola che negli anni si era accresciuta in forma cooperativa con il nome di "Allied Grape Growers".

I Petri nel tempo avevano anche acquistato gli impianti Inglenook di Rutherford, produttori di uno pregiatissimo vino californiano, e fabbriche di sigari nel Tennessee. L'attivissima famiglia imprenditrice acquistò gli stabilimenti vinicoli di Asti, Lodi e Clovis e gli impianti di imbottigliamento di Chicago e di Fairview nel New Jersey, oltre alla società di distribuzione Gambarelli & Davito di New York. Questa megafusione portò la gloriosa Italian-Swiss Company nell'olimpo del mercato americano: 1.740 mila ettolitri di vino venivano prodotti nelle terra californiane e distribuite, negli inconfondibili fiaschi tipo Chianti

Non raggiunsero la stessa grandezza di produzione le vigne della famiglia Mondavi nella Napa Valley. Ma al marchio Mondavi appartenne una delle migliori produzioni di vini bianchi della California, in concorrenza con un 'altra famiglia italiana dal nome illustre. Louis M. Martini dedicò tutta la sua vita nell'attività agricola arrivando a produrre a St. Helena ottimi vini rossi tipo Cabernet, Sauvignon e Pinot Noir. Nonostante il grande successo personale, Martini, entrò nel mito dell'emigrazione italiana di California per la sua innata voglia di rimanere un semplice agricoltore. Non c'era, in Martini, quel fuoco sacro all'espansione che tanto aveva reso ad altre famiglie italiane. Ciononostante i suoi vini mantennero altissimo il nome della qualità vinicola italocaliforniana.

Altrettanto fece Secondo Guasti, che nel 1881, all'età di 22 anni arrivò nella terra dell'estremo Ovest americano con l'intenzione di strappare all'oblio numerosi siti di terra semiarida. Nella zona di Cucamonga, laddove nessun altro viticoltore italiano aveva osato investire soldi e tempo, Guasti piantò la "Italian Vineyard Company", su un terreno sabbioso che non aveva mai conosciuto la mano dell'uomo. Fu un azzardo che si trasformò nella fortuna di Guasti. Il vino di Cucamonga, prodotto nella vigna più grande del mondo, si fece strada con le caratteristiche altamente zuccherine. Guasti produsse vino da dessert, ad alto tenore alcolico dando il via ad una produzione tipica della zona: ancora oggi vi si producono bevande tipo sherry o porto dalle mani esperti di uomini che hanno installato aziende vinicole nella terra che fu di Guasti.

Il buon nettare di Bacco non conobbe gli anni bui del proibizionismo, nonostante fosse bandito al pari di altri prodotti alcolici. Gli italiani riuscirono sempre a produrre le loro scorte personali di vino, insegnando agli americani la qualità della moderazione, tipica degli appassionati cultori del succo di vite. Nei tempi bui anche il commercio alcolico continuò, sebbene fosse mascherato sotto altre etichette. I fratelli Vai, concorrenti diretti di Guasti, lanciarono ad esempio sul mercato il "California Padre Wine Elixir", pubblicizzandolo come tonico corroborante, e aprendo la strada alla produzione su vasta scala, da parte dei grandi produttori vinicoli, di una lunga serie di sottoprodotti. Per anni molti italiani avrebbero sofferto di digestione, comprando nelle farmacie i "miracolosi" tonici per la loro salute!

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