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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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VACANZE STUDIO IN ITALIA

Il fondatore di Tampico

Guerra e idealismo nella vita di Giuseppe Avezzana, eroe della Repubblica messicana e delle guerre d'indipendenza italiane

È un uomo avvezzo alla guerra quello che arriva nel 1823 nelle strade di New Orleans. E nella vivace città sudista dell'Unione Giuseppe Avezzana rimarrà per qualche tempo, ben intenzionato a riprendersi in mano la sua vita attraverso una nuova identità commerciale. Ma al proprio carattere è davvero difficile resistere e quella americana sarà per l'italiano soltanto un'altra tappa della sua avventurosa vita.

Nato a Chieri, in provincia di Torino, nel 1797, Giuseppe si trasferisce nel capoluogo piemontese nel 1812 seguendo le orme dell'attività commerciale paterna. Nel giovane Avezzana nasce quasi subito il sentimento di devozione per la casa nobiliare dei Savoia ma nulla può frenare l'entusiasmo rivoluzionario scatenato dalle imprese napoleoniche, le quali vedranno protagoniste anche il futuro militare italiano. A soli 15 anni l'attitudine militare di Avezzana si manifesta in tutta la sua grandezza portandolo prima tra i leggendari Ussari e poi nella Guardia d'onore imperiale.

Nelle fila francesi il piemontese militerà fino al 1815: costretto a riparare fortunosamente al disastro napoleonico e a un serio infortunio alla gamba, ritorna a Torino dove, grazie all'interessamento del padre, riesce ad entrare nell'esercito sabaudo con il grado di sottotenente. Ma l'amore per le idee reazionarie dura lo spazio di un respiro. Al sentore di nuovi moti insurrezionali, l'ufficiale abbandona la divisa per legarsi ai cospiratori. Anche il 1821 (con la sconfitta di S.Salvario) porta con sé soltanto l'illusione di un cambiamento e Avezzana dovrà attendere ancora per un movimento di volontari lombardi di Pavia e veneti, pronti ad abbracciare la causa nazionale.

Non c'è tempo: lo stesso Avezzana deve fuggire verso la Spagna per evitare l'arresto e il processo da parte dei Savoia. Anche in Spagna il piemontese riesce a cacciarsi nei guai optando per il colonnello Riego nella lotta che lo vede opposto ai conservatori catalani. E proprio in seguito a quest'ultima sconfitta l'ufficiale italiano dovrà optare per l'esilio negli Stati Uniti.

In quella New Orleans che lo aveva accolto a braccia aperte Avezzana resiste per pochi mesi. L'insofferenza lo porta in Messico, nella cittadina di Pueblo Viejo. Nelle torride terre della giovane repubblica centroamericana Avezzana si mette subito in evidenza per la sua intraprendenza e preparazione tecnica. Avute notizie circa un progetto governativo mirante a creare un insediamento urbano ed un porto sul fiume Pànuco, il piemontese riesce ad ottenere un incarico e si getta con entusiasmo nella progettazione e nella realizzazione di quella che sarà la città di Tampico.

In pochi anni la nuova città diventerà un vivace centro commerciale e allo stesso Avezzana verrà richiesto di organizzarne la difesa contro l'esercito spagnolo che, agli ordini del generale Barradas, tenta la riconquista del Messico. L'italiano, nell'assedio riesce a dare grande prova di coraggio e di acume strategico, resistendo eroicamente fino all'arrivo dei rinforzi e adoperandosi poi per la riedificazione della stessa città.

La pace, in un Messico ancora troppo giovane, rappresenta soltanto delle parentesi e nel 1832 la parola passa ancora una volta alle armi. Contro il vice presidente Bustamante, reo di aver eliminato il presidente Guerrero con l'inganno, le forze lealiste insorgono e dando battaglia. A Ciudad Victoria, a San Luis de Potosì, Avezzana farà ancora una volta mostra della sua eccellente preparazione militare sconfiggendo l'esercito usurpatore e salendo al grado di generale dei quattro stati d'oriente della Repubblica.

Anche per il militare italiano esiste però una parentesi romantica, che si apre nella tentacolare New York del 1834. Arrivato nella città per aprire una casa di commissioni, Avezzana entra nei salotti dell'intellettualità romantica e avventurosa conoscendovi la bella e ricca Maria Mourogh che presto sposerà. Maria gli darà sei figli prima di morire in un incidente nel 1850; il vedovo ne sposerà due anni più tardi la sorella Fanny divenendo padre altre due volte, prima di rimanere ancora vedovo.

I drammi familiari arriveranno alla fine di un periodo costellato di successi personali in campo militare. Nel 1848 infatti il piemontese si imbarca alla volta di Genova per partecipare da protagonista ai moti nazionalistici. Divenuto triumviro della città Avezzana deve combattere anche contro i vari dissidenti accettandone le richieste: in nome della città si opporrà così all'ingresso dell'esercito sabaudo comandato da Lamarmora, organizzando ancora una volta mirabilmente le opere difensive.

Capitolata Genova, Avezzana si imbarcherà con 450 uomini fedeli su una nave americana per scenderne però a Roma. Qui conosce Bixio e Mameli ed entra nella cerchia della novella repubblica romana. Nominato ministro della Guerra della città nel 1849, il militare nomina Garibaldi generale dell'esercito, organizza la strategia difensiva e ottiene l'illusoria vittoria contro i francesi del generale Oudinot. Anche l'esperienza romana dura però soltanto pochi mesi ma, al ritorno a New York, Avezzana viene accolto da vero trionfatore nella colonia italiana.

Le tristi pagine della sua vita familiare porteranno nell'ombra l'eroico difensore della repubblica romana e lo faranno riemergere soltanto nel 1860. Questa volta infatti l'indipendenza italiana è vicina e Avezzana sbarca a Napoli giusto il tempo per arruolarsi con il grado di tenente generale e per combattere la battaglia del Volturno.

Per i suoi numerosi servigi egli viene inquadrato nell'esercito regolare nel 1861 prima di andare a riposto, ma nel `66 , nonostante la carica di deputato del parlamento italiano, è di nuovo in mischia, accanto all'amico Garibaldi, nella battaglia del Lago di Garda. Terminata l'epoca delle guerre, Avezzana resterà vicino ai numerosi italiani all'estero interessandosi soprattutto dei problemi legati alla migrazione verso il Venezuela e il Brasile. Ma ancora una volta la storia italiana si dimostrerà avara con uno dei suoi figli. Avezzana morirà nel 1879, vivendo della sua piccola pensione (sono lontani i tempi degli stipendi pubblici d'oro! ) e dei suoi tanti ricordi, disseminati tra il Messico, New York e i campi di battaglia. Dimenticato, come tanti, dall'Italia.

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