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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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VACANZE STUDIO IN ITALIA

Un eroe per le pampas argentine

C'era il mare a salutare la nascita di Francesco Bibolini il 3 settembre del 1822. E sarebbe stato il mare a portarlo lontano, diversi anni dopo, depositandolo sulle coste del Nuovo Continente, in un paese in gran parte ancora selvaggio e ricco di opportunitĂ .

Francesco Bibolini nacque a Lerici, cittadina ligure che aveva visto partire tanti figli verso le nuove terre d'America e dalle tante storie raccontate dagli emigranti di ritorno egli trasse l'entusiasmo per un futuro da dedicare alla missione. Il giovane infatti aveva sentito presto la vocazione al sacerdozio e concluse i suoi corsi teologici con la consacrazione a sacerdote nel 1847.

La partenza per le Americhe avverrà alcuni anni dopo, nel 1853: precedentemente il sacerdote aveva venduto tutti i beni temporali per pagarsi il viaggio e fissare la sua meta nel Paraguay. Agli inizi del XIX secolo questo paese conservava ancora il fascino dell'esperienza gesuita, l'eco delle reducciones non si era ancora spenta tra le pieghe della storia, e gli indios erano ancora in gran parte da convertire alla fede cristiana. Il sacerdote però non era ancora pronto all'impatto duro con la realtà di quel paese ed ebbe subito modo di confrontarsi con essa.

Alla frontiera fu scambiato per medico e sequestrato da un poliziotto per l'esecuzione di un'amputazione.

L'esperienza sconvolse il giovane prete che fuggì alla prima occasione verso la confinante Argentina. La fuga di Don Francesco basterebbe già a riempire un libro a sfondo avventuroso: il giovane sacerdote raggiunse infatti Buenos Aires soltanto nel 1854, dopo aver attraversato paludi e selve infestate da animali feroci, e superato le pronvince di Corrientes, Entre Rios e Santa Fe.

Arrivato nella capitale argentina il pastore ligure si mise subito all'opera chiedendo di essere trasferito ai confini dello stato, verso gli sterminati territori delle Pampas. Fu accontentato e assegnato al villaggio di Mulitas; poco dopo venne nominato parroco del paese 25 Mayo. In questo piccolo avamposto della civiltà cattolica, il religioso di Lerici costruì una piccola cappella che ancora oggi è possibile scorgere tra le navate dell'attuale chiesa. Bibolini si dedicò con cura al servizio religioso e mise tanto entusiasmo nell'approccio con i bellicosi indios stanziati ai confini dello stato sudamericano.

Trovò inoltre il tempo di scrivere versi e di dedicarsi totalmente alle opere caritatevoli nei confronti dei diseredati della frontiera americana. E ritrovò il coraggio che non lo aveva assistito al suo arrivo in Paraguay, nei drammatici giorni della guerra civile argentina.

Il paese precipitò infatti nel 1859 in una delle tante guerre fratricide che avrebbero segnato la storia del Sudamerica: da una parte la provincia di Buenos Aires, con il suo governo repubblicano, dall'altra le pronvince argentine riunite nella Confederazione. Alleati di questi ultimi, gli indios del cacico araucano "Calfucurà", un sovrano indiano già distintosi nelle guerre delle pampas e capo indiscusso del suo popolo per quaranta anni. Calfucurà incuteva terrore ai suoi nemici: dotato di stazza gigantesca (cosa assai rara tra gli indios) il capo degli indigeni aveva dalla sua, oltre alla forza, anche l'arguzia strategica incarnando in queste qualità tutte le doti del capo guerriero di un popolo da sempre oppresso dai bianchi.

Le incursioni, le predazioni, le distruzioni sistematiche del cacico rappresentarono quindi un vero e proprio flagello per le piccole cittadine di frontiera dell'Argentina.

Fattorie depredate, villaggi distrutti, raccolti incendiati: questo il bilancio dell'avanzata indiana nel 1859 e il 26 ottobre le schiere araucane arrivarono in vista del paesino "25 Mayo" per dare un altro assalto alle misere speranza di coloni impauriti. Calfacurà si accampò a pochi chilometri dalla contrada e ciò bastò a far fuggire gran parte degli abitanti in preda al panico.

Non fuggì però Padre Francesco Bibolini che anzì decise di affrontare l'indiano nel suo stesso accampamento per dissuaderlo ad attaccare un popolo indifeso. Cosciente del pericolo mortale (i nativi serbavano un odio viscerale per tutti i cristiani), Bibolini non si fece persuadere dalle accorate parole dei suoi parrocchiani e, caricati due cavalli con regali di vario genere, montò su una terza cavalcatura avviandosi verso il campo nemico.

Avvicinandosi alle tende, il coraggioso italiano fu disarcionato dal proprio cavallo spaventato dalle urla indie ma, paradossalmente, l'incidente si rivelò essenziale nel primo approccio con lo spietato nemico. Calfucurà non permise a nessuno dei suoi guerrieri di toccare il missionario e lo invitò di nuovo in sella per poterlo incontrare da vicino. Consegnati i regali, Don Francesco iniziò un lungo colloquio che si concluse dopo varie ore con il successo dell'italiano. Il successo fu talmente grande che la popolazione poté assistere attonita al ritorno di Bibolini nel paese, accompagnato dallo stesso capo indiano. Giunti nel centro della piazza gli indigeni delle pampas si misero a vendere i loro copricapi alla gente del villaggio mentre il loro capo continuò a camminare al fianco di Bibolini, fino a giungere alla chiesa.

Il giorno seguente i 5000 guerrieri abbandonarono 25 Mayo dirigendosi verso il deserto. Il luogo dell'incontro entrò nella storia della geografia locale prendendo il nome di "laguna del Cura" (laguna del prete) e nella storia argentina entrò anche Don Francesco Bibolini. Egli fu il primo parroco della chiesa dedicata alla Madonna del Rosario e visse nella più assoluta povertà fino alla morte, avvenuta nel 1907. La sua opera pastorale lasciò una traccia indelebile tra la gente delle pampas e il consiglio comunale della cittadina curò a proprie spese il funerale dell'amato sacerdote. 25 anni toccò al comune di nascita onorare la figura del suo illustre figlio realizzando un monumento che venne inaugurato di fronte alla chiesa parrocchiale.

Ma se la vita di Don Francesco Bibolini si riempì di mille episodi caritatevoli, uno soltanto è rimasto indelebile nella memoria d'Argentina. E lo ritroviamo nell'iscrizione funeraria del suo monumento. Per tutti gli abitanti delle pampas Francesco Bibolini era ed è "salvatore del popolo dalle invasioni degli indios nel 1859", per tutti Don Francesco è il "santo de las pampas".

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