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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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La triste storia del mondo nuovo

La vita avventurosa di Girolamo Benzoni

Non era certo un uomo santo quello che si addentrava al seguito delle spedizioni spagnole nell'entroterra del continente americano. Armato e determinato, egli agiva in nome e per conto del solo profitto personale, e per esso accettava di fare il mercante di schiavi. Ma quello che riscattò la vita di Girolamo Benzoni sarebbe arrivato negli anni della maturità, al ritorno nelle nebbiose strade della sua città, Milano, e il suo nome avrebbe fatto il giro dell'Europa, a ricordare uno scempio che si era compiuto nel nome di Dio.

Nato nel 1522 a Milano, il futuro mercante crebbe nel clima infuocato di metà secolo, intriso di scontri tra l'impero spagnolo e quello francese. E proprio a causa di uno scontro per il possesso del ducato di Milano, la famiglia Benzoni, alquanto agiata, subì il rovescio delle sue fortune. Costretto a inventarsi il futuro fuori dalla sua città il ragazzo intraprese una lunga peregrinazione attraverso i paesi d'Europa e rimase affascinato dai numerosi racconti che circolavano sulle favolose terre americane.

Le grandi scoperte avevano segnato il passo e i grandi navigatori erano temporaneamente scomparsi dall'orizzonte della storia mondiale. La scena era mutata anche dal punto di vista della conquista. Gli spagnoli avevano saccheggiato le isole centroamericane e le coste del sudamerica, avevano sottomesso gli imperi aztechi e incas, si erano arricchiti con l'estrazione dell'oro, la pesca delle perle, la tratta degli schiavi.

Ma tutto questo apparteneva già al passato. Per chi arrivava in quegli anni non c'era più molto da "predare". Occorreva penetrare nelle foreste sempre più fitte e sempre più insidiose del continente per sperare di razziare nuovi schiavi da vendere sulle piazze dell'impero e per farlo non bastavano più pochi soldati e un po' di astuzia. La "fama" dei conquistadores era ormai nota a tutte le tribù indigene e ogni incontro era uno scontro mortale.

In questo clima di brutale decadenza il diciannovenne Girolamo, nel 1541 decise di intraprendere la sua personale caccia al tesoro americano. E nel Nuovo Mondo egli rimase per 14 anni, abbrutendosi nelle regole delle colonie spagnole. Ma nella speranza di conquistare un po' di quella ricchezza che a fiume aveva bagnato tanti predecessori, Benzoni non visse con ipocrisia il proprio tempo. Raggiunta l'isola di Margarita, oggi rinomato paradiso turistico, Benzoni tentò la sua prima attività commerciale nel campo delle perle.

Arrivò tardi al banchetto: quasi tutta la ricchezza perlifera era stata saccheggiata ed era drasticamente diminuita la popolazione locale, avvezza alla difficile pesca in acque infestate da squali. Fermatosi il tempo necessario a intuire il fallimento di qualsiasi attività, l'italiano riprese il suo cammino facendo tappa nelle isole di Portorico, Haiti e Santo Domingo. In quest'ultima egli ebbe modo di assistere al risultato prodotto dal tentativo di riportare un po' di ordine morale nel possedimento spagnolo: l'impegno solerte di Juan Lopez de Cerrato produsse l'esodo di massa della colonia spagnola e con essa un pericoloso abbandono delle fortificazioni militari, già nel mirino dei pirati inglesi e francesi.

Benzoni proseguì verso il Venezuela, Perù, Ecuador, Nicaragua, Guatemala e Panama, nelle cui foreste si addentrò prima alla ricerca di pietre preziose e oro (il mito dell'Eldorado persisteva in tutte le spedizioni in programma), poi aggregandosi ai mercanti di schiavi indiani. Il nefando commercio iniziava però a stare stretto sulla pelle dell'italiano, sempre più conscio dei disastri perpetuati dalla mano bianca. Ritiratosi dopo un'ennesima caccia umana ( e dopo aver rischiato di essere ferocemente ucciso dalle sue stesse prede), il milanese si stabilì nella vivace città di Panama per accumulare con altri articoli di commercio la cifra necessaria a ritornare in Italia. L'esperienza americana era arrivata al termine ma un ultimo episodio avrebbe segnato per sempre la disastrosa avventura umana del Benzoni. Tornando a casa nel 1556 egli perse infatti in un naufragio (e anche a causa dell'imperizia degli spagnoli) a largo di Cuba tutte la ricchezza accumulata negli avventurosi anni migranti.

Rientrato in Italia, quegli stessi anni trascorsi in America, si sarebbero tramutati in una sorta di risarcimento morale ed economico per l'ormai assennato avventuriero. Testimone diretto - e non ipocrita - della crudeltà imperante nei domini coloniali, tracciò in tre agili volumi quella che sarebbe stato il primo grido di accusa contro la Conquista europea, un libro destinato a girare tutta l'Europa e a lasciare il segno sulla coscienza fin troppo torbida della società continentale: l'Historia del Mondo Nuovo!

Ottenuta la licenza di stampa da parte dell'Archivio di Stato di Venezia, Benzoni pubblicò il suo volume nel 1565 per ristamparlo 20 anni dopo in un'edizione più completa e raccolse subito le critiche di numerosi studiosi dell'epoca. André Thevet, nel 1584, si addentrò in una lunga polemica sulla veridicità degli scritti del milanese e sull'esagerazione dei giudizi inerenti i metodi coloniali. Ma Thevet era cosmografo alla corte del re di Francia, una nazione che in quegli anni si era lanciata a sua volta nella conquista di terre americane, ed era soprattutto un fervente neofita del partito filocattolico (in un'Europa lacerata dalle guerre di religione), insofferente alle gravissime accuse mosse dall'autore sugli abusi perpetuati dal potere spagnolo nel nome di Gesù Cristo.

Le critiche non intaccarono assolutamente la fermezza di Benzoni. Egli aveva vissuto in prima persona le vicende del Nuovo Mondo e in prima persona aveva partecipato alle nefandezze degli amministratori cattolici, avvedendosi delle proprie scelleratezze e dell'ipocrisia di cui era intriso il mondo coloniale.

L'Historia del Mondo Nuovo è una spietata e continua condanna degli avidi e crudeli conquistadores, ed è una condanna rivolta anche ai molti religiosi adagiati sulle turpi abitudini dei cattolici delle colonie. Ma soprattutto è un' opera pervasa da continue allusioni satiriche. Attraverso numerose battute, ammiccamenti, descrizioni salaci e geniali antifone, Benzoni sollevò la polvere che stava lentamente ricoprendo i primi cinquanta anni di spoliazione americana, riportando un po' di luce in quel regno oscuro flagellato dall'arrivo del popolo bianco. Aprì sicuramente gli occhi di numerosi cattolici, indirizzandoli involontariamente alle nuove dottrine del protestantesimo. Fece molto rumore l'Historia del Nuovo Mondo, pur essendo stata scritta al solo scopo di raccontare un po' di storia vera.

Il successo dell'opera nasceva comunque dalla narrazione agile e comprensibile del suo autore, il quale non nascose mai lo scopo primo della sua permanenza americana. Benzoni descrisse con puntiglio la caccia agli indiani, ed espresse anche valutazioni commerciali sulle numerose attività spagnole in America.

"Cavare e non mettere non v'è montagna sì grande che non finisca": con queste lapidarie parole commentò ad esempio il ricorso sistematico alla spoliazione indiscriminata delle risorse americane, non accompagnata da alcun programma di investimento, deducendone il futuro fallimento del rapporto economico tra la Spagna e il Nuovo Mondo.

"Essendo io andato per questo nuovo mondo per ispazio di anni quattordici e avendo io letto le historie che gli Spagnuoli hanno scritto delle imprese da loro fatte in questi paesi, trovo che in alcune cose si sono laudati un poco più di quello che conviene, e specialmente che dicano che sono degni di gran laude, perché hanno convertiti e fatti Cristiani tutti gli popoli e le nazioni da loro conquistati e soggiogati nell'India; e così dicono loro che gli hanno fatti Cristiani, come si direbbe per forma, chi dicesse che il fornaio ha cotto il pane. Però abbracciandomi io con la dottrina di Cristo nostro Dio e Salvatore, trovo che molta differenza si è dal nome a esserlo in fatto".

Il primo testo polemico sulla "pia" evangelizzazione perpetuata dai colonizzatori ai danni delle sprovvedute popolazioni americane, gettò in pasto all'Europa rinascimentale la maschera dell'ipocrisia dietro la quale il cattolicesimo nascose le proprie colpe. E anticipò perfino gli strali del domenicano Bartolomeo de las Casas, grande accusatore pubblico delle turpitudini spagnole in terra americana e strenuo difensore della libertà indiana.

Ma l'Europa dimenticò in fretta e soltanto secoli dopo, e in seguito ad una feroce guerra civile, gli ultimi schiavi avrebbero trovato la loro libertà nella terra promessa delle Americhe.

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