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Un naturalista nelle foreste amazzoniche

La spedizione di Luigi Balzan nel mondo dei gommeros

"Non parlo del clero di questi paesi perché bisognerebbe scriverne un volume". Con queste sferzanti parole, dirette ai religiosi boliviani, Luigi Balzan descrive la sua avventurosa esperienza nel cuore del Sudamerica e la sua personale opinione sull'operato degli uomini del clero in quelle remote zone della Bolivia.

...." Che moralità quella di certi preti, che carità cristiana!" Balzan ha appena assistito ad una funzione religiosa nella settimana santa, svoltasi ad Exaltaciòn de la Cruz, funzione conclusasi con un sacerdote che aveva insultato le donne presenti., e non può trattenere tutta la sua ira per le misere condizioni in cui vengono tenuti gli indios Mojos dagli amministratori della zona e dagli uomini della chiesa. Ma Balzan è soltanto un esploratore ed un naturalista, uno dei pochi uomini di scienza italiani che hanno raggiunto il cuore del subcontinente sudamericano e le sue osservazioni può soltanto depositarle sulla carta, lasciando una traccia indelebile nella valutazione dei posteri.

Siamo in Bolivia, intorno all'anno 1892 e lo studioso italiano osserva con rammarico il regresso degli indios, educati con pazienza dai gesuiti e affidati al clero secolare - dopo l'allontanamento della Compagnia di Gesù- con la speranza di un proseguimento della paziente opera missionaria. Speranza talmente malriposta, secondo quanto osservato dallo scienziato, da innescare ripetuti tentativi di ribellione dei nativi, ribellioni soffocate metodicamente nel sangue. E non sarà l'unica nota negativa che Balzan riporterà in Italia dalla sua spedizione scientifica.

Partito da Asunciòn il 30 dicembre del 1890, Luigi Balzan si inoltra nelle regioni centrali del Sudamerica con il finanziamento della Società Geografica Italiana. Egli attraversa il Paraguay, l'Argentina, il Cile ed il Perù per arrivare nel cuore della Bolivia settentrionale, per esplorarne le Yungas ovvero il versante orientale delle Ande e la regione percorsa dal Beni dal Marmoré, due fiumi appartenenti al bacino del Rio delle Amazzoni.

Attento studioso della biologia, Balzan raccoglie numerose nozioni scientifiche sulla zoologia, la botanica e la fitogeografia delle zone attraversate raccogliendo il tutto nel resoconto pubblicato sul Bollettino della Società Geografica Italiana e in un volume pubblicato nel 1932. Balzan però si trasforma, nella sua spedizione americana, anche in un involontario giornalista e sociologo, etnografo e antropologo, registrando fedelmente tutte le stridenti contraddizioni che compongono la società sudamericana di fine 800, soprattutto quella residente nei territori di frontiera, al confine della società "civile" occidentale. E non è un bel quadro, quello che realizza l'italiano sulle condizioni di vita indigena nelle zone da lui attraversate.

Primitive e povere, queste le prime sensazioni sulle terre visitate. Per il naturalista la zona centrale del Sudamerica è una vera miniera di risorse, che sono ben lontane dall'essere valorizzate, mancando una qualsiasi forma di rete di comunicazione. Siamo in un paese, la Bolivia, che nel fine secolo Ottocento è interessato soltanto a sfruttare al massimo la sua ricchezza mineraria e che per essa tralascia qualsiasi altra forma di sviluppo e di promozione produttiva. È la miseria che regna sovrana nella Bolivia "dimenticata", con un'agricoltura ridotta al livello di pura assistenza, e con uno spietato sfruttamento della popolazione indigena da parte dei bianchi, in un contesto che assomiglia moltissimo a quello della frontiera nordamericana e dell'epopea dei cercatori d'oro californiani. Il biologo impegnato nelle sue attività scientifiche, si trasforma quindi involontariamente in una fonte eccezionale per gli studi etnografici.

Nato nel 1865 a Badia Polesine, egli si era dedicato agli studi delle Scienze naturali all'Università di Padova. Maturata la scelta di lasciare l'Italia per seguire più da vicino le sue ricerche fitogeografiche, aveva scelto il Paraguay come base operativa del suo lavoro naturalistico. Con l'incarico di insegnante di Fisica e Scienze naturali nel Colegio Nacional di Asuncion del Paraguay aveva raccolto numerosi esemplari zoologici per il Museo Civico di Scienze Naturali di Genova. Ed il viaggio verso le zone ancora sconosciute della Bolivia era stato partorito proprio in terra americana, terra nella quale il giovane esploratore aveva trovato il suo habitat più consono e nella quale prosperava, nella seconda metà dell'Ottocento una comunità italiana ridotta ai minimi termini.

Giunti nella penisola boliviana con la costruzione di una linea ferroviaria tra Salar e Antofagasta, i gruppi familiari italiani si erano infatti dispersi soprattutto nel Cile, dove avrebbero trovato uno tra i paesi più brillanti del continente americano. In terra boliviana rimangono un centinaio di persone, quasi tutte in condizioni economiche problematiche. Soltanto nella vivace città di La Paz si affermano ditte di tessuti con il nome tipicamente italiano: Torti, Vignolo e C., Mazzolini affacciano le loro botteghe sulle vie principale della capitale sudamericana.

Anche nei generi alimentari e nelle drogherie si ritrovano tracce dell'intraprendenza italica: i Lorini, i Cesarino, i Linale, i Marchetti contribuiscono a lasciare segni significativi in uno stato sudamericano appena sconfitto dal Cile nella guerra interamericana del Pacifico. Diversi nomi italiani si ritrovano invece tra le file del clero (francescani e salesiani), impegnato a riorganizzarsi, nelle foreste e nelle montagne boliviane, sull'insuperabile modello delle missioni gesuitiche del Paraguay.

Fatica sprecata, secondo il naturalista Balzan, che in queste nuove leve della chiesa individua soltanto la presunzione, mal integrata con una cultura neanche lontanamente simile a quella dei preti in nero. Balzan trascorre oltre un mese nelle missioni di Mosetenes del Beni e una settimana in quelle Guarayo del dipartimento di Santa Cruz, approfondendo la sua personale conoscenza della materia: lo scienziato descriverà poi nelle sue relazioni (conservate nel Museo civico di Scienze Naturali di Genova) l'organizzazione di tali missioni, imperniate sempre sulla grande deferenza riservata al religioso, il quale rispondeva, a sua volta, con esagerato paternalismo.

"L'uomo è calcolato una macchina, e tanto più si apprezza quanto più è giovane, perché si calcola che ha meno probabilità di morire".

Con queste acute osservazioni, Balzan si congeda da quel mondo surreale non prima di essersi soffermato ad osservare le miserabili vite dei "gomales" e dei "mozos", gli addetti all'estrazione della gomma utilizzati dai potenti latifondisti sudamericani: retribuiti con pochi pesos; o addirittura con marche di metallo da cambiare (con relativa svalutazione del valore effettivo), questi sfortunati lavoratori delle foreste amazzoniche devono perennemente saldare i loro debiti contratti per acquistare beni di prima necessità.

Anche per i "gommeros", i padroni, la vita nelle foreste è del resto alquanto dura e viene esorcizzata con fiumi e fiumi di alcool, e con i giochi d'azzardo.

L'italiano riprenderà la strada verso il Paraguay (...e verso una morte prematura) lasciandosi dietro di sé un mondo senza regole in cui anche la giustizia viene regolata in proprio, in carenza di valide vie di comunicazioni, per non sprecare tempo inutile in lungaggini tribunalizie. Con sé porterà i suoi preziosi studi botanici e faunistici, un giudizio estremamente critico nei confronti delle istituzioni sudamericane e la consapevolezza di essersi immerso in una delle ultime frontiere del mondo.

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