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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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VACANZE STUDIO IN ITALIA

Un eroe per Simon Bolivar

Riposano nel Pantheon di Caracas, accanto a quelli del grande padre del Venezuela e della Colombia, i resti di Carlo Castelli

Nella mente degli italiani che sbarcavano nell'isola di Haiti c'erano ancora gli echi della terribile giornata di Waterloo. Nel cuore la rabbia per una causa rivoluzionaria che aveva infiammato migliaia di giovani europei, nelle orecchie i dispacci che avevano gridato al tradimento dei generali napoleonici, negli occhi un passato distrutto dalla vittoria restauratrice: tutto questo era scritto nelle mute cicatrici del generale Neri, del colonnello Bonfanti, di Carlo Maria Luigi Castelli e degli altri dieci commilitoni fuggiti dall'Europa monarchica.

Ma nel futuro prossimo del manipoli di italiani non vi era il riposo o una vita intrisa di malinconici ricordi. Nelle terre sudamericane un nuovo astro della storia stava combattendo per l'indipendenza delle popolazioni dal logoro impero spagnolo nel nome degli ideali più puri della rivoluzione napoleonica.

Approdati a Port Au Prince, nell'isola di Haiti, gli italiani ascoltarono impotenti dei travolgenti successi delle controffensive spagnole, le quali avevano riconquistato Caracas e gran parte della Nuova Granada. L'eroe venezuelano si era ritirato nelle isole caraibiche proprio per riorganizzare il suo esercito e ribaltare la sorte, e accettò senza indugio gli ex napoleonici tra le sue truppe, nel ruolo di graduati

Compito particolarmente difficile fu affidato a Carlo Maria Luigi Castelli, un uomo che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell'indipendenza colombiana. Nato nel 1790 da Giovanni e da Rosalia Goffi a San Sebastiano da Po, in provincia di Torino, Carlo Castelli ebbe modo di combatttere per il condottiero corso con il grado di capitano ottenuto anche grazie alle conoscenze tecniche conseguite nell'Ateneo Torinese.

L'italiano, nei panni di capitano dell'esercito di Bolivari, conosceva bene il destino che gli avversari spagnoli riservavano ai combattenti europei considerati mercenari. La cupa prospettiva non frenò lo slancio del giovane ufficiale italiano che dopo poche settimane ebbe modo di rientrare sui campi di battaglia. Castelli si distinse subito per il suo coraggio in numerosi scontri a fuoco e si dimostrò un ottimo soldato in numerose missioni militari. L'italiano ottenne il suo battesimo del fuoco nella spedizione di Los Cayos (1816) e si distinse nella difesa di Barcelona nel 1817; scrisse una pagina eroica nella accanita resistenza opposta alla "casa Fuerte di Clarines, a oltre 400 spagnoli, e altrettanto fece al Morro di Barcelona, ove ottenne uno strepitoso successo caricando il nemico alla baionetta.

Nel libro di guerra del napoleonico piemontese entrarono anche altre battaglie. Castelli partecipò all'assedio di Angostura e di Guayena, inseguendo gli spagnoli in fuga dalle due piazzeforti; si distinse nelle battaglie di Granada e di Santa Lucia, partecipò agli ordini del generale Paèz alla campagna di Apure nel 1819. Una carriera militare costellata di coraggio e di vittorie lo portò al grado di tenente colonnello e al conferimento della Stella dei Liberatori, giusto riconoscimento per un uomo totalmente votato alla causa dell'indipendenza sudamericana. Simon Bolivar apprezzò le sue doti mettendolo a capo dell'avanguardia dell'esercito dei patrioti.

E la fiducia fu davvero ben riposta. Il comandante italiano attaccò per primo, nel 1821 a Carabobo, sostenento l'urto di di due reggimenti nemici e perdendo metà della sua truppa. L'assedio di Puerto Gabello segnò un'altra tappa della carriera militare del piemontese e l'ennesimo successo lo portò al comando politico e militare di San Felipe.

La guerra però non cessava e ancora forti erano le resistenze spagnole. Castelli ebbe modo di distinguersi ancora nelle campagne militari di Coro e di Maracaibo, nelle vittoriose battaglie di Chipare e Dabajuro, scontri nei quali l'italiano venne seriamente ferito. Nominato comandante d'armi nella provincia di Merida, Castelli ne divenne dopo poco anche governatore. Ma l'attività politica non fu certo il primo dei pensieri del valente militare piemontese. In un Sudamerica devastato dalla guerra d'indipendenza e dall'ostinata resistenza spagnola, egli dovette sempre dormire con le armi al suo fianco partecipando ancora a numerosi scontri mortali.

Dieci anni dopo il suo arrivo ad Haiti, l'italiano raggiunse il grado di generale di divisione e il comando della fortezza di Maracaibo; l'anno successivo divenne comandante generale delle armi e dell'intendenza del dipartimento dello Zulia. Nel 1829 dovette soccorrere il suo grande amico Bolivar, raggiungendolo a Bogotà con una colonna di cacciatori d'Occidente e sconfiggendo i rivoltosi nella battaglia del Santuario di Antioquia. L'eroe del Venezuela ringraziò il suo suddito italiano nominadolo comandante generale di brigata e mettendolo a capo di una spedizione militare diretta nella regione del Valle. Ma la morte lo colse il 17 dicembre del 1830, trascinando i suoi subalterni in una lotta fratricida per il potere.

Carlo Castelli rimase coinvolto nelle torbide spire delle lotte intestine e fu portato in processo, ove ne uscì assolto e con onore. Ma l'onore non bastò all'italiano per riconquistare incarichi di prestigio nella nazione per la quale aveva tanto combattuto.

Soltanto nel 1841 ritornò in Italia, per sposare nella parrocchia di S. Carlo a Torino, la nipote ventiquattrenne Paola Sacchero e per dare avvio ad un progetto di trasferimento nelle terre venezuelane di famiglie sarde. Il trasferimento finì presto: al largo di Civitavecchia la nave naufragò e con essa i sogni di Castelli.

Il piemontese rientrò in Sudamerica nel 1844 e fu nominato console onorardio sardo presso il governo venezuelano. Negli anni delicati della presidenza Monagas (nei quali le sorti dello stato erano rette dai gemelli José Tadeo e José Gregorio Monagas) Castelli riuscì a domare una rivolta e venne nominato ministro della Guerra e della Marina. Mantenne tale carica fino al 1852, e per pochi anni uscì di scena dal caotico teatro della politica sudamericana. Ricomparve nel 1855 come ministro plenipotenziario in Colombia e nel 1856 rientrò nei panni più familiari di ministro della Guerra. Nel 1858 Castelli riprese anche la sua attività operativa intervenendo sul campo nella difficile rivolta della provincia di Aragua. Ma si trattava di un moto rivoluzionario e il vecchio cuore napoleonico di Castelli non gli permise di portare a termine gli ordini ricevuti. Di fronte al nemico sconfitto egli rinunciò al colpo di grazia offrendo un'altra opportunità agli insorti che dilagarono in tutta la provincia e che gli intimarono di deporre le armi.

Fu una decisione fatale per l'italiano. Rientrato nel suo ruolo di rigido militare egli rimase fedele al governo costituito ed eseguì gli ordini ricevuti anche quando questi arrivavano ormai da un presidente sconfitto dalla rivoluzione. Il suo stesso esercito, in marcia verso la capitale, lo abbandonò al momento della battaglia passando dalla parte dei rivoluzionari vittoriosi.

Al militare piemontese fu concesso l'onore delle armi ma la sua carriera politica terminò bruscamente. Carlo Castelli visse soltanto altri due anni e nel 1860 si spense a Caracas lasciando l'unica figlia Josefa Castelli Sacchero, non abbastanza per riabilitarsi agli occhi del mondo contemporaneo. Il suo nome però ha attraversato tutto il secolo rimanendo nella storia del Venezuela. Castelli riposa nel Pantheon nazionale del Venezuela, accanto al suo grande idolo Simon Bolivar e agli altri padri ed eroi dell'indipendenza nazionale. Testimone di un'altra gloriosa pagina italiana d'America.

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