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EVENTI
LIBRI DI TESTO

Mirtilli Morgana, Claudia Boselli e Sonia Beretta hanno visitato moltissime scuole americane tra il 2007 e il 2015 e hanno presentato agli insegnanti il Progetto Ciao.it e Superciao.it, per l'insegnamento della Lingua e della cultura italiana, predisposto per i gradi K-12.
 

L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




VIAGGI IN ITALIA

Studio Arcobaleno srl. - Italia - New York

propone per il 2016 splendidi premi per i viaggi in Italia per studenti, famiglie e gruppi di adulti appassionati dell'Italia.




WORKSHOP - TRAINING - FORMAZIONE

Presso  Iace - NY - Training Superciao a tutti e Progetto K-6
12 settembre 2015
19 settembre 2015

Presso Consolato Generale di NY - Corso di formazione il Teatro a scuola
7 novembre 2015
Los Angeles - Corso di formazione il Teatro a scuola
15 novembre
 
Presso SCUOLA D'ITALIA, NY
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VACANZE STUDIO

VACANZE STUDIO IN ITALIA

L'Italia d'America

La buona terra dell'estremo Ovest d'America

Nell'enorme cantiere dei cercatori d'oro pochi prestarono attenzione a Domenico Ghirardelli. C'era febbre color oro, nel 1848, in terra di California, per prestare attenzione a un uomo che si aggirava con il suo carro coperto per vendere dolci nei grandi accampamenti. Il richiamo forte delle pepite ingoiò più di una vita e per il metallo giallo anche la guerra con il Messico passò in secondo piano, in una nazione che guardava all'estremo Ovest con gli occhi rapaci della grande fortuna.

Ghirardelli il suo oro se lo costruì invece giorno dopo giorno, nelle tante miniere sorte lungo la polverosa strada dell'Ovest ed aveva il sapore dolce del cioccolato. Fu davvero perspicace l'italiano, che con il suo carro ambulante percorse in lungo e in largo la Mother Lode vendendo dolci, caramelle e cioccolato. E nello stato dell'oro, negli anni della grande corsa diventò ricco confezionando prelibatezze nelle città di Columbia, Clear Valley, Hornitos... ricco da potersi stabilire, passata la febbre, in San Francisco e creare la Ghirardelli Chocolate Company, una fabbrica di cioccolato e di liquori.

La calamita dell'oro attirò sulle coste del Pacifico migliaia di immigrati e tra essi gli italiani erano più che numerosi. Lo stesso Ghirardelli ebbe modo di fondare, nel 1859 la Italian Hospital Association, a coronare una presenza, divenuta massiccia, dei propri connazionali. E ancora oggi nel paesaggio di Mother Lode è possibile ritrovare le rovine dei magazzini, dei negozi, degli alberghi dal nome italiano: i Bruschi, i Trabucco, i Brunetti, i Vignoli, i Noce, i Marre, i Ginocchio hanno lasciato la loro impronta in quella che oggi è soltanto una Ghost City, residuo malconcio di un'epopea fulminante. Mastro Gagliardo, nel suo negozio di Mariposa, movimentava negli anni del Gold Rush un incasso giornaliero che si aggirava sui 5000 dollari.

La California è da sempre un capitolo a parte nella grande avventura migrante italiana. In quella fetta d'America c'era la grande occasione dell'oro, ma non solo quello. Anche il sole e le colline, così simili a quelle italiane, e una terra degna di essere domata dalle esperte mani di agricoltori e allevatori, erano a disposizione di chi avesse voluto rimboccarsi le maniche e costruirsi un futuro. E nel giovane stato dell'Unione arrivarono artisti e finanzieri, ma soprattutto molti agricoltori, che trasformarono la terra in una grande tavola della natura.

L'Italia e la California rappresentano una fetta davvero speciale del grande esodo migratorio. Missionari, viaggiatori, esploratori italiani vi giunsero in varie fasi dal Seicento all'Ottocento, descrivendola nella sua similitudine ai primi italiani che decisero di tentare una nuova vita sulle colline così simili a quelle mediterranee. Tentarono con l'allevamento e riuscirono nell'impresa. Alessandro Repetto, genovese, sui suoi 5000 acri di fattoria, allevò infatti pecore e altro bestiame lasciando ai suoi eredi quello che sarebbe divenuto il primo nucleo della città di Montebello. 40 mila furono invece i capi bovini di bestiame allevati da un certo Tresconi, su di un terreno di 250 mila acri, non lontano da Monterrey.

Gli italiani che raggiunsero la California tentarono tutte le strade dell'agricoltura e dell'allevamento. I pollicoltori di Petaluma (capitale californiana delle uova) arrivavano ad esempio in gran parte dalla Val Maggia, tra l'Italia e il Ticino e trasferirono in terra americana la loro esperienza stabilendosi anche nelle fattorie di Marin, Sonoma, San Luis Obispo. Nel 1911 la produzione agricola italiana in California superò i 65 milioni di dollari, le loro proprietà valevano 200 milioni di dollari in terreni e immobili, e 10 milioni di dollari erano investite in azioni e titoli.

Furono scritte storie esemplari sulle fertili colline del Golden State. Come quella dei Di Giorgio. Nato in Italia nel 1874 Giuseppe Di Giorgio si gettò nella produzione agricola diventando presidente, nel 1893, della Atlantic Fruit Company e fondando con il fratello Rosario la Di Giorgio Fruit Company. L'espansione dei Di Giorgio non si fermò soltanto alla Californi ma investì anche il resto del paese. Acquistando le attività di commercio della Earl Fruit Company i due fratelli svilupparono imprese agricole in numerose contee degli Stati Uniti diventando con il loro marchio, la S&W, i più grandi distributori di frutta fresca del mondo intero: il valore della loro società raggiunse nel 1944 il valore di 30 milioni di dollari, venendo costantemente quotata in Borsa.

Ma se l'agricoltura rese felici numerosi italiani, è nella conservazione dei generi alimentari che essi raggiunsero le vette più alte. Il nome di Marco J. Fontana non ricorda molto ai contemporanei ma altrettanto non può essere detto del marchio "Del Monte".

Arrivato negli USA nel 1859, Marco Fontana aveva fondato sulle coste del Pacifico la California Fruit Packing Company. La CALPAC divenne in poco tempo la più grande organizzazione di frutta e verdura inscatolata del mondo. Insieme all'amico ligure Antonio Cerruti, diede origine alla Marca Del Monte che ancora oggi rappresenta un simbolo mondiale della frutta in scatola. Oregon, Washington, Utah, Idaho, Illinois e perfino le Hawaii e l'Alaska conobbero le aziende di inscatolamento frutticoli della Calpac contribuendo a portare il numero degli stabilimento a 44 fabbriche di conserve e a 50 grandi depositi. Nel 1965 le vendite complessive della società raggiunsero i 400 milioni di dollari.

Anche altri connazionali lasciarono il segno nella generosa terra dell'Ovest. Cristoforo Colombo Brevidero, nella California meridionale, puntò tutte le sue scommesse sull'industria del lillà, mentre John Lagomarsino divenne presidente dei coltivatori di bergamotto. La conservazione dei pomodori iniziò nel West con Camillo Pregno, il quale insegnò nel 1900 ai contadini di Merced a coltivare pomodori all'italiana, facendo arrampicare i caratteristici frutti sui sostegni. John Maggio invece puntò sulle carote avviando nel 1940, nei pressi di Holtville un'impresa che impiegava 2000 braccianti per campo e una catena di montaggio che partiva dalla raccolta e finiva nel caricamento sui carri ferroviari del prodotto lavato, congelato e confezionato.

Successo, dopo successo, la comunità italiana divenne il fulcro della porta orientale americana. E furono anni felici, quelli di fine Ottocento, anche per l'intera comunità italiana di California, che in Anthony Caminetti trovarono anche il loro rappresentante politico.

Figlio di un agricoltore sbarcato a Boston nel 1839, Anthony nacque ad Jackson Gate, nella contea di Amador, nel 1854. Divenne un brillante avvocato e fu procuratore distrettuale della Jackson County, nonché membro della legislatura californiana e del Senato, dal 1882 al 1890. Eletto in quell'anno alla House of Rappresentatives degli Stati Uniti vi restò fino al 1895 diventando il primo californiano di nascita del parlamento federale. Convertito al protestantesimo, ebbe accesso più facile agli alti circoli politici presentando la sua candidatura al Senato nella lista democratica. Vi entrò nel 1907 e vi restò fino al 1913, battendosi, in qualità di senatore, per le riforme del sistema scolastico per il miglioramento statale e per l'istituzione di riserve indiane. Le radici contadine lo portarono ad acquistare numerosi appezzamenti di terreno, mantenendo una fedeltà assoluta alla contea californiana. Ma l'aria di Washington ne mutò il carattere trasformandolo in un accanito sostenitore delle idee xenofobe e in una contraddizione vivente della immigrazione americana.

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