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La vita avventurosa del Console sardo di San Francisco

Colonnello Leonetto Cipriani - 16 luglio, 1853 - Tiberios tomb - Roman St. Angelo Castle - Tiber River

La frase si legge a malapena sulla roccia aggredita dal tempo, lungo la vecchia pista dell'Oregon, e la mente con fatica ritrova il bandolo di un'esistenza che ebbe in questa pista una delle esperienze più singolari. È difficile infatti ricordarsi di Leonetto Cipriani, imprenditore, militare, console e senatore d'Italia, che in terra americana realizzò il suo particolare sogno di una vita d'avventura e in Italia costruì la nostra indipendenza.

Eppure Cipriani nacque in un'isola importante agli inizi dell'Ottocento. Egli venne alla luce in Corsica, a Centuri, il 16 maggio 1812. Figlio di Matteo e di Caterina Caraccioli, crebbe in una famiglia che per Bonaparte aveva ben più di una semplice simpatia e che alla caduta dell'impero napoleonico, lasciò prudentemente l'isola per trasferirsi a Livorno, centro delle sue varie imprese mercantili.

Iscritto nel 1824 al collegio di S. Caterina di Pisa, il ragazzo si dimostrò scolaro poco docile ma dalla mente arguta, non esitando ad arruolarsi alla prima occasione nell'esercito francese diretto ad Algeri. Sotto l'ala protettrice del generale Juchereau de Saint Denis, sotto capo di Stato Maggiore nonché padrino di Leonetto, affrontò con onore la sua prima campagna militare rimanendo in Algeri anche dopo la partenza del suo protettore. Nella città africana Leonetto conobbe una bellissima ragazza, già appartenuta all'harem del bey locale e di origine genovese, e con essa ritornò in Toscana. La tragica morte (per suicidio) del suo primo amore gettò il giovane italiano in uno stato di grande prostrazione che lo portò sulle coste americane. Egli approdò a Trinidad, nelle Antille per attendere ai tanti interessi di famiglia, e da lì si spinse fino alla costa degli Stati Uniti per intraprendere il suo primo viaggio nel continente americano. Ebbe iniziò in questo periodo anche una lunghissima altalena che avrebbe visto il giovane imprenditore varcare l'Oceano almeno una dozzina di volte, sempre impegnato negli eventi politici militari dell'Europa, e sempre pronto a riprendere negli Stati Uniti i suoi affari economici e i suoi incarichi ufficiali.

Tornato una prima volta in Toscana per continuare gli studi, Leonetto Cipriani dopo un solo anno era di nuovo in viaggio per Trinidad dove visse per altri tre anni svolgendo con profitto gli affari di famiglia. Nel 1837 però la morte del padre avrebbe impegnato il giovane Leonetto in una difficile opera di risanamento economico delle proprietà familiari riportandolo in terra toscana e legandolo a vincoli di amicizia sempre più stretti con i Bonaparte: egli divenne grande amico soprattutto di Gerolamo, di suo figlio, di Luigi (ex re d'Olanda), Giuseppe e di Carolina Murat (ex regina di Napoli), prodigandosi come consigliere in numerose trattative economiche. Trascinato nell'avventura politica anche dal suo carattere inquieto, il giovane imprenditore si trovò coinvolto suo malgrado in una delle tante congiure carbonare e divenne grande avversario ideologico di Mazzini. L'impegno politico fu accompagnato anche da quello militare nel quale egli si distinse sempre con onore. Combattendo contro l'Austria nelle file dei volontari toscani raggiunse il grado di capitano. Dopo la battaglia di Goito, per un errore strategico dei suoi superiori, il giovane capitano fu fatto prigioniero e considerato una spia.

Soltanto il deciso intervento di Gerolamo Bonaparte, del re Carlo Alberto di Sardegna, e di lord Palmerston lo salvarono dalla morte certa ed egli ritornò in Toscana con l'incarico ufficiale di commissario straordinario per Livorno. Nella città in sommossa egli riuscì soltanto in parte a mantenere l'ordine inimicandosi peraltro gran parte della popolazione. Lasciata la città per un incarico ufficiale egli si recò in Francia rimanendovi poi fino al 1849 e stringendo ancora più saldi rapporti con i Bonaparte.

Cipriani ritornò in patria per partecipare alla seconda campagna militare contro l'Austria, ma la nuova sconfitta e la restaurazione spinsero l'ormai affermato militare a riprendere la strada dell'esilio volontario. Egli accettò così di buon grado la nomina di console sardo a San Francisco e divenne una vera e propri autorità nella futura metropoli californiana. Il continente americano rappresentava per Cipriani anche un immenso serbatoio per la propria sete d'affari e in tale veste affrontò quegli anni, in parallelo con le sue incombenze diplomatiche.

Il console si gettò negli acquisti di terreni e di capi di bestiame inventandosi anche il mestiere di cow boy. Alto un metro e novantacinque, e di fisico integro, egli attraversò gli Stati Uniti, dal Missouri alla California, interpretando alla perfezione il ruolo di mandriano e descrivendo per primo, tra gli italiani, l'attraversata del continente americano sui carri Cannestooga, le navi della prateria.

Partito da S. Louis verso la metà del 1853, con ventiquattro uomini, dodici carri coperti, cinquecento bovini, seicento pecore, sessanta cavalli e quaranta muli, l'italiano investì nell'impresa 35 mila dollari pensando di ricavarne un utile di 200 mila dollari all'arrivo sulla costa della California. Il viaggio fu tempestato da numerosi attacchi indiani, e da incontri con i mormoni dell'Utah, da fughe e da altri imprevisti. Leonetto rimase affascinato dai luoghi selvaggi incontrati lungo il suo particolarissimo viaggio ma bollò, nei suoi ricordi, senza mezzi termini gli arroganti atteggiamenti degli uomini di frontiera, in cui egli vedeva profittatori senza scrupoli. Odiò a tal punto i personaggi delle piste dell'Ovest da rifiutarsi di entrare a Fort Lawrence, nel Kansas (uno stato notoriamente violento nell'Ottocento, che darà la scintilla alla crisi secessionistica sudista). La "fuga" da Fort Lawrence si trasformò peraltro in un'occasione inaspettata di avvicinare le tribù native e di ritrovarvi un caro amico. Egli si imbatté infatti casualmente nel figlio del maresciallo napoleonico Andrea Massena che lo condusse nell'accampamento dove il padre aveva scelto di vivere. Duca di Rivoli e principe di Easling, l'amico Andrea Massena era stato uno dei migliori generali di Napoleone Bonaparte, ed aveva scelto di indossare i vestiti di pelle di daino rinnegando il suo passato e le sue origini: non sarebbe tornato in Europa neache per un milione di dollari - parole di Massena - e viveva felice nella nuova dimensione americana. Risale a quegli anni l'incisione del suo nome lungo la pista dell'Oregon, una delle poche strade percorse da migliaia di coloni alla ricerca di migliore fortuna nell'Ovest.

Figura controversa nel panorama degli italiani d'America, Cipriani svolse comunque al meglio il suo incarico di console proponendosi come burocrate attento alle esigenze di una comunità italiana sempre più in crescita nella città della costa pacifica. Nel porto della città giungevano navi provenienti dall'Italia e cariche di blocchi di marmo di Carrara; i comandanti delle navi vendevano tale marmo per pagarsi le spese del viaggio portando con sé anche numerosi uomini che decisero di fermarsi nella città americana. Cipriani legò però il suo nome alla storia locale per un' iniziativa particolare. Importò dall'Italia una casa completamente prefabbricata, composta da 1200 pezzi, da montarsi mediante 700 ganci e 26 mila viti. La casa venne montata in Sutter Street e rimase di proprietà di Cipriani fino al suo nuovo viaggio in Italia, rappresentando comunque una delle imprese più straordinarie dell'epoca.

Raggiunta di nuovo la penisola egli tentò di intercedere presso i Savoia per un matrimonio con un membro dei Bonaparte, la cui amicizia era ormai diventata strettissima ma fallito lo scopo ritornò nella città americana il tempo necessario per comprare e vendere altri ranch e per tuffarsi in nuove iniziative imprenditoriali. Nel 1858, si recò a New York e in attesa di importanti sviluppi della causa italiana, ebbe modo di sposare una giovane americana, Mary Worthington. Giunse in Piemonte nel 1859 e venne nominato colonnello di Stato Maggiore dell'esercito sardo, addetto al quartier generale dell'imperatore Napoleone III. L'amicizia con la potente famiglia corsa sfociò quindi finalmente nei risultati sperati da Cipriani. Se infatti Cavour rappresentò la mente lucida della politica piemontese nella causa dell'indipendenza italiana, Cipriani legò il suo nome alla grandissima opera di convinzione operata nei confronti dei Bonaparte, ed è sicuramente lecito pensare al console di S. Francisco come al vero protagonista "sotterraneo" dell'impegno militare francese.

I meriti di Cipriani si concretizzarono, alla fine della guerra nella carica di governatore delle Romagne, funzione che egli svolse con poco tatto politico ma con grande acume economico. Sua è ad esempio l'abolazione delle barriere doganali tra gli stati dell'Italia centrale. Divergenze sempre più profonde con le forze democratiche, le accuse di bonapartismo mossegli da più parti, amareggiarono l'ormai maturo politico a tal punto da fargli riprendere la via degli Stati Uniti, dove dovette assistere alla morte della moglie. Rimase negli Stati americani fino al 1864 e anche in quest'ultima esperienza americana si guadagnò l'amicizia di potenti uomini americani. Allo scoppio della guerra civile egli offrì peraltro al presidente Lincoln un piano per rapire il brillante generale confederato Pierre Beauregard (anche quest'ultimo con origini parmensi nel sangue).

L'Italia rese merito all'impegno di Cipriani nominandolo senatore nel 1865 e con tale carica (sommata a quella di generale onorario) egli ritornò per l'ultima volta nella sua terra natale

Scelse infine di ritirarsi definitivamente a Centuri, riscoprendo nell'isola una serena maturità, grazie anche al secondo matrimonio con Maria Napoleoni e ai figli avuti da lei. L'ormai maturo senatore soltanto raramente tornò a calcare le aule della politica italiana dispensando consigli a chi cercava in lui la saggezza del navigato uomo politico. In Senato presentò il primo progetto del risanamento dell'Agro pontino, (ripreso decenni dopo, con successo, dalla dittatura fascista) e fu l'ultima fiammata della sua eclettica vita. Leonetto Cipriani morì infatti a Centuri il 10 maggio 1888, confortato dalla famiglia e dal ricordo delle immense praterie americane.

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