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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

o al NUOVO CORSO DI ITALIANO: SUPERCIAOATUTTI

può rivolgersi a:
mirtilli.morgana@studio-arcobaleno.it




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Giovanni Nobili: un'università tra i cercatori d'oro

Montagne impervie, boschi immensi e valli ubertose, popolate da tribù indigene ( i Nasi Forati di Capo Giuseppe) che dopo qualche anno avrebbero contribuito a scrivere un altro capitolo sanguinoso della travagliata colonizzazione americana. Era questo il quadro che si presentava davanti a un missionario dal fisico minuto che era giunto da poco nelle terre dell'Oregon per compiere la sua attività pastorale. Giovanni Nobili, missionario gesuita, accompagnava padre Peter De Smet nella sede nord-occidentale della Compagnia di Gesù ed osservava stupito lo straordinario spettacolo della natura americana. Era il 1844.

Nobili era nato l'8 aprile del 1812 nella Roma papalina entrando nell'ordine missionario all'età di 16 anni. Nel collegio di Roma iniziò i suoi studi preliminari rivelando ben presto doti eccezionali nel campo della Fisica e della Matematica. I suoi anni trascorsi nell'ambito della scolarizzazione furono quindi punteggiati da numerosi successi e il giovane Nobili divenne un richiestissimo oratore, apprezzato soprattutto nelle sedi di Fermo e Loreto, cittadine tranquille della costa adriatica, nelle vicine Marche. Il sacerdozio arrivò a coronamento di un prestigioso curriculum teologico, e nel 1843 si aprivano davanti a padre Giovanni Nobili le porte dell'insegnamento. Ma non era questa la volontà del giovane sacerdote. Fede e scienza convivevano in questo minuto uomo in perfetta armonia e a 32 anni, una mente assetata di novità, non poteva che guardare al lontano Ovest americano, una terra ancora poco conosciuta e però già entrata nelle mire espansioniste del protestantesimo puritano americano.

Padre Nobili partì quindi con il più esperto De Smet, diretto nell'Oregon e da qui venne assegnato ad una nuova missione, situata in Nuova Caledonia, una regione canadese attualmente conosciuta con il nome di British Columbia. Nei tre anni del suo servizio pastorale il giovane gesuita trascorse una vita difficilissima, la stessa dei suoi fedeli del resto, una comunità formata da uomini che lavoravano per la Compagnia della Baia di Hudson, da coloni e da solitari "trappers", cacciatori di pellicce. Padre Nobili accettò con entusiasmo questa vita ai limiti della sopravvivenza, a contatto con una natura bellissima ma anche crudele e in compagnia di numerosi nativi delle diverse tribù locali (Walla Walla, i Wasco, i Paiute, i Nez-Perce), pacifici e ben disposti all'insegnamento cattolico elargito da missionari pazienti e privi di idee lucrose. In tre anni il giovane missionario romano fece anche tanta strada, percorrendo con mezzi rudimentali - i soli disponibili nel 1845- le innumerevoli e ubertose vallate fino all'Alaska. In questo continuo peregrinare padre Giovanni perse irrimediabilmente la sua già fragile salute ma continuò senza esitazione l'apostolato, avvezzo ormai agli usi dei nativi e sincero amico degli stessi che ricambiavano tale affetto. Dovette però cedere al suo fisico minato e, richiamato nella sede generale della Compagnia in Oregon, accettò il consiglio del superiore Joseph Joset che lo indirizzò verso la California. Era l'anno 1848 e da poco, in una piccola proprietà di uno svizzero, certo Sutter, era stato scoperta, del tutto casualmente, la prima pepita d' oro.

Padre Nobili scese verso Sud soltanto nel 1849 facendo molta strada con i coloni che arrivavano sempre più numerosi dall'Est del Continente e accompagnando padre Michele Accolti, un gesuita di origini siciliane, dotato di notevole acume politico. Trascorse nel Nord della California diversi mesi e si ristabilì nel fisico a contatto di una natura più calda e mite. Riprese quindi il suo apostolato seguendo il confratello Accolti nei suoi spostamenti e condividendo con lui, in un primo momento svogliatamente, l'idea della fondazione di una scuola cattolica. Accolti si adoperò con tutto il suo talentoso impeto politico affinché il governo dell'Unione americana accettasse l'avvio di un istituto educativo nei pressi della città di San José. Il progetto gettò le fondamenta faticosamente ma, l'anno seguente, padre Accolti fu richiamato nella missione dell'Oregon lasciando il suo compagno solo nell'organizzazione dell'ambizioso progetto. Per un uomo innamorato dell'apostolato itinerante, l'idea di fermarsi definitivamente in un determinato luogo non suscitava particolare entusiasmo, e padre Nobili si mise all'opera con rassegnato scrupolo nella chiesa parrocchiale della piccola cittadina nel Sud della California, confidando nelle sue poche forze e le esigue entrate economiche.

Ci pensò un'epidemia di colera, pochi mesi dopo, a cambiare definitivamente la prospettiva di vita del religioso italiano. Scoppiata anche grazie all'arrivo dei numerosi cercatori d'oro e di altre fortune, l'epidemia colpì ancora una volta le popolazioni più deboli del territorio, gli indiani e i meticci messicani.

I Cumash, la popolazione indigena più rappresentativa della zona, ma anche i Miwoc, i Tolowa e i Pomo ( e in minima parte i Modoc che negli anni futuri si resero protagonisti di un' accanita resistenza alle forze armate americane) vennero definitivamente vinti dal terribile morbo cessando praticamente di esistere come entità tribali specifiche. Padre Giovanni, per gli americani ormai John, spese tutte le sue energie per aiutare le vittime della terribile epidemia e quando questa ebbe termine, nel 1851 riprese il progetto di padre Accolti con l'entusiasmo di chi ormai si sente partecipe del destino di un popolo.

Padre Nobili acquistò dai Francescani un vecchio edificio e con tenacia incredibile iniziò a trasformarlo in un istituto educativo; trascinando nel progetto anche l'intero peso politico del suo ordine religioso egli propugnò con forza la sua causa presso il Governatore della California e ottenne ascolto. Nei successivi cinque anni il gesuita romano aprì la scuola, la ampliò nelle sue strutture logistiche e la arricchì anche dell'insegnamento accademico. In pochissimo tempo, grazie anche all'insegnamento eccezionale del suo fondatore, l'istituto di Santa Clara si costruì un'ottima fama nell'ambito delle materie letterarie e scientifiche divenendo la prima scuola permanente americana. Nel 1855 il progetto toccò l'apice divenendo il Santa Clara anche facoltà universitaria e accogliendo allievi laici e religiosi; Nobili chiese alla California di inserire il suo istituto tra le scuole pubbliche dello stato: fu accontentato all'istante!

Il successo rendeva merito al lavoro di Nobili, che con umiltà si era dedicato a alleviare le sofferenze delle popolazioni locali. Il talento organizzativo del gesuita guardava però avanti e con la stessa tenacia il missionario si dedicò all'ampliamento degli edifici scolastici, per renderli ancora più accoglienti. Il destino però pose fine all'entusiasmo del fragile John. Nella costruzione di una nuova cappella, Nobili si ferì superficialmente trascurandone però la medicazione. La ferita si infettò ben presto di tetano e in pochi giorni le condizioni del missionario divennero disperate. La terribile agonia durò ancora qualche giorno: il primo marzo del 1856 padre Nobili cessò di vivere gettando tutta la California nello sconforto. L'umile gesuita aveva infatti conquistato l'affetto di tutto lo stato americano e tutti furono concordi nel conferire al missionario i massimi onori. Il lavoro di Nobili venne proseguito da altri missionari che però vissero all'ombra di quello che ormai era un mito. In California il cattolicesimo ancora oggi si identifica in padre John.

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