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Sulle vette della terra del fuoco

Sulla Patagonia lo scrittore CHATWIN ha costruito uno dei suoi fortunati libri long-seller; della Patagonia altri scrittori argentini hanno tracciato profili romantici e anche i turisti considerano quest'angolo estremo del continente americano uno degli ultimi rifugi per consolare anime in fuga. Non apparteneva a questa schiera di persone Alberto Maria De Agostini, un italiano che avrebbe regalato a questa regione dell'estremo Sud americano una dimensione definita dall'occhio dell'attento esploratore e un'anima arricchita dall'esperienza del sapiente religioso.

Già, perché come spesso è successo nei secoli passati, Alberto Maria De Agostini era un missionario, appartenente all'ordine dei salesiani, con il vizietto delle spedizioni esplorative e delle scalate in alta quota.

Nato a Pollone, in quel di Vercelli, il 2 novembre 1883 (figlio di Lorenzo e Caterina Antoniotti) Alberto Maria era fratello di Giovanni, un uomo che avrebbe depositato il nome di casa tra le imprese industriali - le edizioni geografiche De Agostini appunto - più longeve e conosciute dell'Italia. La passione della geografia quindi era di casa nell'infanzia del futuro viaggiatore americano. Entrato giovanissimo nella Società salesiana, il ragazzo fu ordinato sacerdote a Foglizzo di Torino nel 1909 e nello stesso anno partì alla volta della Terra del Fuoco. Sarebbe stato soltanto il primo di una innumerevole serie di viaggi che, alternati alla evangelizzazione missionaria, avrebbero composto il mosaico della vita del religioso piemontese.

Cordigliera fueghina, isole dell'arcipelago della Terra del Fuoco, Ande della Patagonia.... ogni angolo di quel selvaggio orizzonte australe venne percorso da De Agostini nei suoi quasi 50 anni di permanenza americana. Con lo zelo del credente e l'acume della ragione egli organizzò ogni estate almeno un'escursione nei territori della punta americana, tra gli stati del Cile e dell'Argentina. Alcune di queste escursioni sono entrati nella leggenda dell'alpinismo e dell'esplorazione scientifica, ma tutti i viaggi del salesiano hanno lasciato il segno nelle terre andine sudamericane.

Estate 1919: De Agostini è in compagnia del geografo trentino G.B. De Gasperi, e delle guide valdostane Abele e Agostino Pessione e tenta di scalare il monte Sarmiento in Terra del Fuoco. Sarà il primo tentativo, fallito, di una conquista che arriverà nel 1955.

Nel 1914 De Agostini esplorò i canali Beagle e Cockburn, la penisola Brennock, la baia Desolada, l'isola O'Brien, scoprendo nuovi ghiacciai cui diede nomi nostrani come il Roncaglia e l'Italia. Scalò infine il monte Italia e il monte Francese.

Nel 1915 toccò alle isole Hermite e al Capo Horn (celebre luogo geografico spazzato incessantemente da venti impetuosi): il religioso le esplorò realizzando anche un'escursione all'isola degli Stati.

Nel 1916-1917 il missionario si portò in Patagonia per una prima ricognizione della zona, soprattutto intorno ai laghi Viedma e Argentino. Sarebbe tornato in questi luoghi nel 1928, dopo una parentesi legata alla sua intensa attività evangelizzatrice, per spingersi nello stretto di Magellano e nei fiordi Eyre e Falcòn.

I risultati più brillanti dell'attività esplorativa di De Agostini arrivarono nel 1930 e nel 1931. In quegli anni egli conquistò la piramide del monte Mayo, la traversata della cordigliera patagonica centrale partendo dal ghiacciaio Uppsala fino al fiordo Falcòn nel Pacifico, nonché l'esplorazione di vaste zone attorno al lago Viedma. Il tutto realizzato in compagnia del geologo E. Freguglia, e alle guide valdostane E. Croux e L. Bron. Con lo stesso gruppo si addentrò fra i monti circostanti il lago Argentino e il fiordo Spegazzini e scalò il monte Moyano.

Nel 1936 toccò al monte S. Lorenzo, la seconda montagna delle Ande patagoniche dopo il Fitz Roy: egli ne esplorò la zona per poi affrontare nelle successivi estati, a bordo di un veicolo, i monti Balmaceda e Paine (con l'aiuto G. Oberto Macugnaga e C. Casera), l'impressionante ghiacciaio Uppsala e il tratto di cordigliera compreso fra il lago Viedma e il fiordo di Eyre.

Di questo tratto della cordigliera della Terra del Fuoco egli compilò il primo schema orografico della sua parte più elevata dal monte Sarmiento al monte Olivia; stessa cosa fece per la cordigliera patagonica australe, dove riuscì a condurre a termine importanti viaggi, a raccogliere un copioso materiale illustrativo e a tracciare un primo schema della zona montuosa limitata a meridione dal fiordo di Ultima Esperenza e a settentrione dal lago Buenos Aires, che era ancora quasi completamente sconosciuta nella sua parte interna.

I monti sopra il lago S. Martin ( i Mellizos) rappresentarono un'altra delle tante tappe esplorative del salesiano. Egli vi si dedicò nel 1940, perlustrando gli ampi ghiacciai e le ripide pareti della catena Cochrane e la valle del Baker. Nell'estate 1943 un'altra vetta venne conquistata da De Agostini. Si tratta proprio del S. Lorenzo, roccia scalata in compagnia delle guide svizzere Hemmi e Schmoll.

Arrivò il momento della pausa per l'attivissimo religioso piemontese. Nei suoi innumerevoli viaggi estivi nella Terra del Fuoco e nella Patagonia il missionario aveva raccolto elementi essenziali per approfondire in modo rigoroso la natura e la geografia di quella vasta zona americana ancora avvolta nelle nebbie della civiltà preoccidentale. De Agostini raccolse fossili e campioni di rocce, studiò la morfologia di montagne glaciali, classificò egregiamente un grande numero di specie vegetali, descrivendole anche al grande pubblico, si trasformò in antropologo seguendo da vicino gli ultimi gruppi indigeni della Terra del Fuoco e della Patagonia, gli Onas, Tehuelces, Yamanas e Alacalufes.

Dopo anni di grande attività fisica, arrivò il tempo di presentare al mondo i suoi studi, e il religioso lo fece partecipando a numerosi convegni scientifici e scrivendo articoli su numerose riviste di settore. Numerosi i suoi libri e i suoi articoli apparsi su periodici e quotidiani di mezzo mondo, numerosi i riconoscimenti accademici.

Una vita consacrata alla ricerca e alla esplorazione, quella del salesiano, che avrebbe ricevuto numerosi attestati di benemerenza anche dai governi sudamericani. Il governo argentino ad esempio intitolò al grande esploratore e missionario piemontese tutta la distesa delle Ande che si snoda lungo il confine cileno tra il 42° e il 52° parallelo; il governo cileno dedicò invece a De Agostini un fiordo lungo 35 chilometri, scoperto dallo stesso religioso il 6 febbraio 1912 lungo il massiccio centrale della cordigliera fueghina. Per i turisti di questo lembo australe estremo del continente americano il nome De Agostini rappresenta invece il simbolo della conservazione naturalistica. All'esploratore è intitolato infatti il parco nazionale situato nella provincia di Magallanes, ai confini con l'Argentina, e comprendente 380 mila ettari di boschi. Anche l'Italia ha reso omaggio al suo illustre figlio conferendogli nel 1932, attraverso l'Accademia delle Scienze di Torino, il premio Bressa, per i suoi grandi meriti in campo geografico.

Alberto Maria tornò sui monti, con una grande spedizione, soltanto nel 1955, occupandosi nel frattempo anche delle sue opere missionarie indiane. In quell'occasione egli promosse una spedizione composta da numerosi studiosi, da guide alpine, da militari cileni, da un operatore cinematografico, per scalare ed esplorare il monte Sarmiento e il monte Italia. Vi riuscì, lasciando un'altra impronta italiana su un pezzo di America inesplorata. Per aver domato il colosso della Terra del Fuoco - una montagna con caratteristiche prettamente alpine e quindi molto familiare agli scalatori italiani- egli ricevette il "General Bernardo O'Higgins", la più alta onorificenza del governo cileno.

L'ultima delle grandi imprese affrontate da De Agostini si realizzò nel 1957. In quell'anno l'anziano salesiano fu chiamato a fare da consulente alla spedizione Monzino diretta al massiccio del Paine, e soltanto la morte lo avrebbe fermato nel proseguimento delle sue continue esplorazioni americane. Il salesiano morì quattro anni dopo nella sua natia Italia, a Valdocco di Torino, lasciando il posto a un'altra conquista: quella editoriale avviata dal fratello con un nome - DE AGOSTINI - che oggi è per l'Italia sinonimo di geografica.

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