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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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La vita spericolata di Lorenzo da Ponte

È un funerale solenne quello che accompagna il suo feretro il 17 agosto del 1838. In una New York sinceramente commossa per la perdita di un grande figlio toccherà agli amici Clement Moore e Pietro Maroncelli accompagnare verso l'ultima dimora il cammino terreno dello scrittore Lorenzo Da Ponte, ultimo passo visibile di una figura che sarebbe da lì a poco entrata nelle nebbie dei ricordi e che lasciava dietro di sé opere che avrebbero segnato la storia del teatro.

La vita di questo grande figlio dell'Italia settecentesca era iniziata quasi novanta anni prima in una terra intrisa di storia, il Veneto, per dipanarsi, attraverso mille eccessi, nelle città di mezza Europa e per concludersi sulle sponde del continente americano.

Adolescenza controversa, quella di Lorenzo da Ponte, con l'abbandono del suo nome d'origine e della sua religione di nascita. Nato infatti il 10 marzo 1749 in Ceneda , l'attuale Vittorio Veneto, quello che diverrà Lorenzo da Ponte in realtà si chiama Emanuele Conegliano ed è il primogenito di Geremia e di Rachele Pincherle, una coppia ebrea discendente da Conegliano e dedita prima alla concia delle pelli e poi al banco di pegno.

Avviato agli studi da un poco brillante pedagogo brillante il ragazzino integrerà tale educazione con una lettura vorace di testi recuperati in ogni angolo o presi in prestito. Rimasto orfano a soli 5 anni Emanuele segue il padre sulla strada del battesimo cattolico, per aiutarlo a sposare una nuova donna. Stessa sorte seguono anche gli altri due fratelli e il primogenito avrà l'onore di prendere il nome del vescovo che li battezza, Lorenzo da Ponte per l'appunto. Ed il prelato sarà una figura importante per il giovane Emanuele, inserendo due dei tre fratelli Conegliano nel seminario della cittadina veneta per avviarli ad una carriera ecclesiastica di sicuro onore. Il novello Lorenzo da Ponte avrà così modo di approfondire gli studi di latino e dell'italiano di assecondare la sua naturale vocazione alla scrittura in versi, nel quale diventa un ottimo allievo dei grandi Petrarca, Dante e Ariosto. Completati gli studi religiosi il giovane Lorenzo prende i voti minori e inizia la sua attività di insegnante di retorica. Il 27 marzo 1773 viene ordinato sacerdote e celebra la sua prima messa.

La vita del neo sacerdote prosegue comunque sulla retta linea giusto il tempo di arrivare a Venezia, capitale di quella repubblica veneta che già dimostrava ampie crepe nella sua logora impalcatura. E di Venezia Lorenzo apprezzerà soprattutto la decadenza, la vita libertina intrisa di giochi e di vizi. La strada del giovane avvenente sacerdote scivolerà così nell'abiezione: divenuto amante di Angiola Tiepolo egli assorbirà totalmente il fascino della vita di mondo e se ne allontanerà soltanto grazie agli sforzi del fratello Girolamo, per fare tappa nella più tranquilla città di Treviso.

In questa tranquilla cittadina di provincia Lorenzo si immerge nelle composizioni poetiche e lo fa con tale enfasi da attirarsi gli strali del Senato veneziano che in quei versi vedono l'ombra del rivoluzionario francese Jean Jacques Rousseau. Il da Ponte. Anche le tante amicizie coltivate alla corte dei dogi non basteranno ad assolverlo e per il sacerdote scatta la proibizione di insegnare nel territorio veneto. Il futuro amico di Mozart festeggerà a modo suo, in eccesso, trascinandosi da una gozzoviglia all'altra e ritornando a Venezia, ospite di Bernardo Memmo al quale, in segno di gratitudine, "sedusse l'amante" Teresa. Nel 1777 arriverà l'incontro con Giacomo Casanova, campione della lussuria veneziana, conosciuto in casa di Pietro Zaguri presso cui Lorenzo svolge l'attività di segretario.

Anni ruggenti quelli tra il 1777 e il 1780 per quasi trentenne Da Ponte, che vivrà in totale anarchia la sua scapestrata giovinezza, e che rimarranno nei carteggi degli inquisitori di stato con una condanna di "rapto di donna honesta". Si tratta dell'ennesimo eccesso di una vita condotta al massimo, abitudine alquanto comune nella città lagunare di fine secolo.

Cacciato dalla Serenissima Lorenzo Da Ponte ripara nella città di Gorizia, nel Friuli austriaco, e qui si introduce con la solita brillantezza negli ambienti nobiliari. Iniziano qui le pubblicazioni dello scapestrato veneto: "Le gare degli uccelli", "Il capriccio", "Il cecchino" sono poemetti che esaltano la grandezza imperiale dell'impero austriaco e della Prussia e che introducono lo scrittore negli ambienti accademici di lingua tedesca. "La gratitudine ossia la difesa delle donne" viene dato alla stampa attirando sull'autore le ire dei nobili locali e costringendo lo stesso a cambiare di nuovo dimora.

Giunto a Dresda in casa dell'amico Caterino Mazzolà, lo scrittore non viene meno alla sua vena poetica componendo il sonetto "Per la morte di Sua Maestà l'Imperatrice Maria Teresa", e viene introdotto alla carriera di autore teatrale. Nasce praticamente in questa città la fortuna postuma di Lorenzo da Ponte. "Atys e Cibele" di Ph. Quinault sarà la prima delle numerose opere teatrali messe in scena dall'italiano che nella città sassone avrà modo di stringere amicizie influenti. La vita affettiva continuerà comunque sul binario dell'eccesso per un uomo che entrerà anche nelle grazie di Antonio Salieri, potente maestro di cappella di Vienna. In questa città il poeta veneto giunge nel 1782 dopo avere ancora una volta dato spazio agli eccessi amorosi e pubblica il suo poemetto- fiaba "Filemona e Bauci" dopo aver fatto anche una breve conoscenza del grande Pietro Metastasio. Gli anni viennesi saranno anni di grande scrittura e di apprendistato per il teatro, anni che saranno coronati dalla carica di poeta dei teatri imperiali. In questi anni viene rappresentata a Vienna la sua tragedia "L'Ifigenia in Tauride" e il dramma giocoso "Il ricco d'un giorno" per la musica di Salieri. Incontrato il vecchio amico Giacomo Casanova, da Ponte lo aiuterà nella composizione di alcuni suoi libretti poetici e continuerà a scrivere versi in grande successione, attirandosi ancora una volta l'invidia di altri colleghi italiani.

Tra il 1785 e il 1786 l'incontro professionale che segnerà la svolta per l'ormai ex sacerdote veneto: per Wolgang Amadeus Mozart egli scrive la commedia per musica "Le nozze di Figaro" che otterrà un successo senza precedenti. Lorenzo da Ponte inizia così la sua carriera di grande librettista al servizio di musicisti famosi dell'epoca, centrando un secondo enorme successo con "Il Don Giovanni" composta da Mozart. Cavalcando l'onda del successo lo scapestrato scrittore veneto darà alle stampe numerose altre opere minori e composizioni poetiche triplicando il suo binomio con il musicista tedesco nell'opera giocosa "Così fan tutte". Il nuovo successo potrebbe aprire definitivamente le porte della corte imperiale viennese all'italiano ma ancora una volta sarà una donna a distruggere tutti gli onori conquistati nella città austriaca.

Scacciato da Vienna per una lettera poetica che aveva infastidito il nuovo imperatore Leopoldo II (intanto aveva rotto anche l'amicizia con Salieri) Lorenzo da Ponte si trasferisce temporaneamente a Trieste per unirsi, questa volta come sposo, con Anna Celestina Ernestina Grahl. Con "Nancy" (così chiamerà Lorenzo sua moglie) egli intraprende l'ennesima avventura professionale spostandosi a Londra dove, mosso sempre e solo dal suo istinto geniale, riesce a penetrare nei teatri cittadini della metropoli inglese. La scalata verso il successo prosegue talmente bene da fargli conquistare il posto di librettista al King's Theatre in Haymarket.

Nell'esigentissimo mondo teatrale inglese lo scrittore veneto si misurerà con numerosi problemi e approfondirà al meglio la sua vena di sceneggiatore. Tra il 1793 e il 1804 anche la vita familiare cambia per l'italiano: in questi anni nasceranno i quattro figli e negli stessi anni da Ponte pubblicherà numerosi testi per musica che testimoniano una professionalità matura. Sua "La Semiramide", testo musicato per G. Paisiello, e testi per Cimarosa, Sarti, Bianchi; suoi anche i volumi "Il tributo del core" e "Saggi poetici", opere letterarie cariche della vena poetica ormai consolidata.

Anche questa tappa vitale verrà distrutta dall'ex sacerdote di Ceneda con un nuovo colpo di testa. Tornato in Italia per scoprire talenti per il teatro inglese, Lorenzo ripercorre le località della sua giovinezza e si lascia ancora una volta tentare dall'eccesso delle dissolutezze tanto da essere di nuovo espulso da Venezia. Girando per l'Italia da Ponte conosce Ugo Foscolo e assapora gli ultimi successi nel paese natale.

Tornato a Londra, per breve tempo il librettista d'opera si converte al commercio aprendo una libreria che lo aiuterà però soltanto in parte a ripianare i debiti contratti per le sventatezze del suo impresario teatrale. Pronto a rituffarsi in una nuova avventura Lorenzo da Ponte coglie al volo l'occasione offertagli dal viaggio americano della moglie Nancy chiamata in terra statunitense dai propri parenti. E così a 56 anni lo scrittore italiano diventa un altro dei tanti emigranti italiani in cerca di fortuna nel Nuovo Mondo. Corre l'anno 1805 ed inizia l'ultima svolta della vita avventurosa di quest'italiano così incline ai mutevoli cambi di vento.

La grande metropoli vedrà il poeta impegnato nei lavori più vari. Prima droghiere a New York, poi socio in "pessimi" affari a Elisabethown, nel New Jersey, infine insegnante di piccolo corso di lingua italiana per il Columbia College di nuovo a New York. Un turbinio degno di un giovane alle prime armi , quello che accompagna le scelte professionali del maturo scrittore d'opera, entrato in amicizia con Clemente Clark Moore, figlio del preside dello stesso istituto. L'entusiasmo innato di Da Ponte farà sì che quel piccolo corso di lingua si trasformi in una vera e propria scoperta per molti cittadini americani, quella dell'antica e gloriosa storia italiana. Ma non basta a tenere Lorenzo lontano dai suoi colpi di vento. Pubblicata anche una canzone dedicata agli Stati Uniti, il librettista si rituffa nel commercio dei liquori rimettendoci gran parte dei soldi guadagnati con i corsi scolastici ed è costretto a cambiare di nuovo città trasferendosi a Sunbury, in Pennsylvania.

Acquistata la cittadinanza americana, Lorenzo da Ponte insiste di nuovo con il settore dei liquori, dei medicinali e della drogheria per passare poi a quello dei trasporti e a quello della modisteria. Trasferitosi a Philadelphia, l'ormai anziano italoamericano riprova con il commercio dei libri per accettare infine di nuovo l'incarico di insegnante privato nel Columbia College.

Nel 1821, superati i settanta anni, lo scrittore fonda e organizza un pensionato domestico che avrà il nome di "Ann Da PontÈ s Boarding House" e che vivrà fino al 1840, e inizia la sua proficua donazione di libri italiani alla Public Library e al Columbia College che costituiranno dei fondi specifici. Soltanto una pausa costituirà l'anno passato in campagna a tradurre in italiano in terza rima "The Profecy of Dante" di Lord Byron ( lo scrittore perde infatti il figlio Giuseppe nel 1821): l'anno seguente l'anziano poeta è di nuovo in cattedra a New York e di nuovo in affari, questa volta con l'altro figlio Carlo, in un negozio di libri italiani. Nel 1823 inizia a pubblicare le sue "Memorie" e diventa finalmente insegnante ufficiale di italiano presso il Columbia College. Due anni dopo ottiene l'ultimo dei suoi grandi successi personali. Battutosi per anni a favore dell'introduzione americana dell'opera italiana, vince la sua scommessa nel 1825 con l'arrivo a New York della compagnia lirica Manuel Garcia, specializzata in opere italiane. In quello stesso anno si rappresenta nella metropoli statunitense "Il Barbiere di Siviglia" di Rossini, il cui eccezionale successo farà da pioniere alla grande stagione musicale italiana in America. Il 23 maggio del 1826, l'amicizia di da Ponte con Garcia (la cui figlia diventerà famosa con il nome di Maria Malibran) porterà un altra gemma alla vita artistica dell'italiano, con la rappresentazione del suo "Don Giovanni". A ottanta anni l'artista veneto non accenna a calmare il suo sacro fuoco imprenditoriale e si inventa impresario teatrale per aggiungere un altro tassello ai suoi numerosi insuccessi commerciali.

Neanche la morte della adorata moglie Nancy riesce a spezzare la vena vitale dell'arzillo professore italiano che ancora nel 1832, accudito in casa dal figlio Lorenzo, si rituffa in una nuova avventura imprenditoriale nel campo della lirica con gli stessi infruttuosi risultati delle precedenti imprese. Una parziale soddisfazione il quasi novantenne italiano la raccoglie con la creazione dell'Italian Opera House, un teatro allestito a New York tra Church e Leonard nel 1833 che verrà inaugurato con la rappresentazione della "Gazza ladra" di Rossini il 18 novembre di quell'anno. Ma anche quest'ultima impresa, finanziata quasi completamente da Da Ponte con 150.000 dollari vivrà soltanto due stagioni per chiudere in seguito al debito finanziario. Soltanto a 85 anni il tenace librettista mozartiano si rende conto di essere vecchio e inizia a concepire un suo ritorno a casa, in Italia. Piano piano si fa strada in lui la malinconia: le forze ormai lo abbandonano e deve chiedere soldi agli amici per continuare a vivere dignitosamente. È il momento della riconciliazione con la chiesa cattolica che si realizzerà totalmente soltanto alla morte del longevo artista.

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