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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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Gli artisti di Washington

Le esperienze artistiche di Giuseppe Ceracchi e Costantino Brumidi

Ambedue conobbero l'onore di Washington, l'amicizia degli influenti politici d'America e ambedue morirono immaturamente. Il destino che lega Costantino Brumidi a Giuseppe Ceracchi ha il sapore della tragedia e differisce nei tempi e nei modi, ma non nell'epilogo, arrivato dopo aver toccato con mano la soddisfazione di lavorare per la giovane repubblica americana.

"Liberissimo d'animo e di altissimi sensi": così descrisse Ugo Foscolo l'amico romano Giuseppe Ceracchi, uno scultore conosciuto sui campi di battaglia della repubblica cisalpina. ...Era un complimento meritato!

Giuseppe Ceracchi nacque a Roma nel 1751, figlio di Domenico e di Lucia Balbi, padre orefice e madre figlia di un grande orefice. Nell'arte paterna era scritto il futuro di quel ragazzo che già adolescente vinse premi per le sue opere scultoree nell'Accademia di S. Luca. Terminata la scuola il giovane orefice Giuseppe passò a Milano, chiamato dal conte J. Firmian per la realizzazione di un ritratto-busto ed alcuni gruppi mitologici.

Altra tappa dell'apprendistato artistico fu Firenze, dove il giovane Ceracchi eseguì il busto del Principe Albani ed un gruppo marmoreo familiare. Sull'onda di quei primi successi arrivò anche l'invito a trasferire a Londra la propria attività, cosa che il giovane fece di buon grado nel 1779. Nella metropoli inglese il giovane scultore conobbe altri artisti italiani e gli americani B. West e J.S. Copley. Introdotto nel mondo aristocratico londinese, Ceracchi raggiunse in breve tempo un successo meritato ed iniziò un'attività espositiva al Royal Accademy di Londra, il tempio artistico dell'epoca.

Del periodo londinese sono almeno centosettanta bassorilievi sparsi nelle varie accademie e ville nobiliari della metropoli inglese. La guerra con le colonie nordamericane ridimensionò la grande attività di Ceracchi. Londra era ormai troppo assorta nei suoi problemi bellici e l'italiano decise di passare prima in Olanda e in Prussia e poi a Vienna. Nella capitale austriaca visse per sei anni, realizzò fra l'altro il busto dell'imperatrice Maria Antonietta e aderì a una loggia massonica, iniziando un percorso politico che lo avrebbe accompagnato fino alla morte.

A Vienna lo scultore, ormai all'apice della sua fama, sposò Therese Schlishan e da essa ebbe due figli. Berlino e Amsterdam furono nuove tappe della vita artistica di Ceracchi che, ritornato temporaneamente a Roma, raggiunse di nuovo la città olandese nel 1789 per concludere uno dei tanti lavori commissionati. Ritornato una terza volta in Olanda nel 1796 Giuseppe Ceracchi aderì al moto rivoluzionario mettendo in grave imbarazzo le autorità papali romane che riuscirono ad ottenere il suo allontanamento dalla capitale pontificia. L'artista romano scelse allora di imbarcarsi per gli Stati Uniti, invitato esplicitamente dai suoi vecchi amici artisti conosciuti a Londra. Il viaggio verso la costa americana era dettato però soprattutto dalla decisione del Congresso americano di innalzare un monumento a G. Washington e di cercare uno scultore all'altezza del compito. Ceracchi non perse tempo nel preparare i modelli in terracotta delle idee e, stabilitosi a Filadelfia, presentò ai suoi amici americani (l'artista frequentò nel suo soggiorno statunitense Hamilton, Jefferson, e Adams ) una statua equestre di Washington con quattro gruppi allegorici intorno e un busto di Minerva.

Egli modellò inoltre i busti del Presidente Washington e dei capi della commissione governativa addetti al monumento (!). Realizzò anche il busto del governatore di New York G. Clinton (le due copie sono conservate nell'Historical Society di New York e nell'Atheneum di Boston) al quale mostrò i modelli delle statue dedicate a Washington con la speranza dell'incarico.

Fu tutto inutile! La grande occasione sfugg√¨ di mano all'affermato scultore romano che continu√≤ negli Stati Uniti una sua produzione artistica di prim'ordine, destinata per√≤ agli esponenti minori della giovane democrazia americana. Deluso nelle sue aspettative Ceracchi fece ritorno ad Amsterdam dove espose con grandissimo successo la statua di Washington. Nei successivi due anni le vicende politiche e gli incarichi di corte trascinarono lo scultore ancora una volta nelle varie citt√† europee per portarlo di nuovo a Filadelfia, questa volta con tutta la famiglia e la servit√Ļ. Nonostante la grande amicizia dello statista Monroe, e nonostante la sua vasta produzione artistica dedicata alle personalit√† locali, Giuseppe Ceracchi fall√¨ per√≤ anche nel secondo soggiorno americano il suo obiettivo principale: un progetto per un monumento alla Libert√†.

Terminata la seconda esperienza americana fece di nuovo ritorno nella vecchia Europa, sistemandosi a Bordeaux e stringendo amicizia con il pittore David. In Francia Ceracchi si dedicò con sempre maggior vigore alla politica, proponendo al direttore ambiziosi piani di invasione della penisola italiana e coltivando la velata ambizione di diventare un punto di riferimento italiano per il futuro governo francese. Lo stesso Bonaparte accolse con entusiasmo i suoi piani utilizzandoli come base della sua avventura italiana. Bonaparte e Ceracchi si strinsero in grande amicizia, un'amicizia che produsse alcuni ritratti dell'imperatore francese. Ritornato trionfalmente a Roma, lo scultore italiano si adoperò con tutte le energie per ottenere gli indennizzi economici alla sua persecuzione papale.

Fallito anche questo tentativo Ceracchi passò ad un'intensa attività filorivoluzionaria nella capitale pontificia, legandosi agli ambienti giacobini, gli stessi che ormai erano malvisti dall'imperatore Bonaparte, e partecipando attivamente alla breve esperienza della repubblica cisalpina.

Ceracchi affrontò l'ultima parte della sua vita battendosi per l'ala giacobina francese nei suoi vari incarichi ufficiali. Ma il vento era cambiato e la dittatura di Napoleone era vicina. Rifiutata l'offerta di posto di primo scultore del governo e di una pensione annua, Ceracchi aderì all'organizzazione dell'attentato a Bonaparte ,che sarebbe dovuto avvenire l'11 ottobre del 1800. Scoperta la congiura, numerosi italiani e francesi furono arrestati e quattro di essi condannati a morte. Tra i quattro c'era anche Giuseppe Ceracchi. Lo scultore amico di tanti nobili e potenti capi di stato, salì sul patibolo il 31 gennaio del 1801, affrontò la ghigliotttina rinunciando anche alla grazia offertagli dall'ex amico Bonaparte in cambio di una sconfessione.

Il destino non √® stato altrettanto eclatante con Costantino Brumidi dedicandogli per√≤ l'oblio della tomba. √ą infatti impossibile trovare la sepoltura dell'artista romano emigrato negli USA. Nel cimitero di Glenwood, nella citt√† di Washington, c'√® una tomba che porta inciso nel suo marmo il nome di Germon. Quel nome anonimo, cos√¨ poco affine alle radici italiane nasconde invece i resti di Costantino Brumidi, per tutti gli americani il Michelangelo del Campidoglio di Washington, morto il 19 febbraio del 1880.

Nato a Roma il 26 luglio del 1805, quattro anni dopo l'esecuzione del suo concittadino Ceracchi, Costantino era figlio della madre italiana Anna Bianchini e del padre greco Stauro, concentrando nei propri cromosomi la somma delle culture classiche europee. Fu iscritto in tenerissima età a una scuola d'arte e a 13 fu ammesso all'Accademia di San Luca. Qui ebbe modo di studiare pittura con l'artista Camuccini e di approfondire la scultura come allievo di Canova e Thorvaldsen.

Nel 1840 il giovane Brumidi eseguì la sua prima opera pubblica restaurando una parte di un dipinto di Raffaello in Vaticano. Diretto da Agricola e Camuccini, il ragazzo decorò con virtuosismo anche la cappella neogotica di palazzo Torlonia a piazza Venezia, opera andata distrutta nel 1892. Apprezzato fin dagli esordi per le sue qualità pittoriche, il giovane artista romano non avrebbe però prodotto altro nel vecchio Continente.

Aderendo, come tanti altri giovani, alla tragica esperienza della Repubblica Romana del 1849, Brumidi recise infatti le sue radici italiane con il fallimento della rivolta. Capitano della Guardia Nazionale, egli accettò con gratitudine uno dei tanti passaporti statunitensi concessi dal console Brown, e affrontò il mare per sbarcare ad Ellis Island, nel 1852.

Nella grande citt√† americana, il giovane artista rivoluzionario riprese la sua attivit√† pi√Ļ congeniale. √ą dei suoi primi anni americani la Crocifissione dipinta sopra l'altare maggiore della chiesa di S. Stefano. E dell'artista romano √® anche la S. Trinit√† della cattedrale di Citt√† del Messico, capitale nella quale si era temporaneamente trasferito. L'artista italiano non ebbe comunque una vita familiare tranquilla. Sposato ben due volte in Italia, e padre di due figli (Maria e Giuseppe) egli convol√≤ ancora una volta a nozze negli Stati Uniti unendosi a Lola V. Germon, dalla quale ebbe un figlio Laurence, che segu√¨ il padre sulla strada dell'arte pittorica.

La svolta nella vita di Brumidi arrivò nel 1854. Con la cittadinanza statunitense, il pittore ottenne anche l'incarico di affrescare il Campidoglio di Washington, un lavoro che lo avrebbe impegnato per il resto della sua vita. La tecnica dell'affresco non era appannaggio degli artisti anglosassoni e costituiva un bagaglio specifico dell'arte italiana e rinascimentale. "Cincinnato richiamato dall'aratro", iniziato nel 1855 viene ancora oggi considerato il primo affresco eseguito in terra statunitense. L'opera di Brumidi ebbe le stimmate della grandiosità. Per venticinque anni egli decorò molte aule e sale di riunione delle commissioni parlamentari con scene allegoriche, racchiuse in splendidi cornici arabescate.

L'opera che per√≤ pi√Ļ impegn√≤ il genio creativo dell'artista italiano fu la grande cupola sopra la rotonda centrale del Campidoglio. "Apoteosi di George Washington" raccoglie ancora oggi consensi entusiastici tra i tanti visitatori del Campidoglio americano. Nell'affresco il primo presidente americano √® seduto, portato in gloria, al fianco della Libert√† e della Vittoria, contornato da tredici figure femminili rappresentanti i tredici stati originari dell'Unione, le quali reggono una bandiera con il motto nazionale "E Pluribus Unum". Tutto intorno e lungo la base della cupola aleggiano divinit√† classiche simboleggianti i vari aspetti degli Stati Uniti. Sotto questa cupola riccamente dipinta, Costantino Brumidi inizi√≤ a lavorare ad un fregio in fino rilievo rappresentante scene della Storia del Nuovo mondo. Quest'altra grandiosa opera non fu mai terminata dal pittore romano. Caduto da un'impalcatura egli mor√¨ lasciando ai suoi allievi Filippo Costaggini e Allyn Cox il compito di portare a termine il progetto.

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