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Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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Piemontesi al servizio di Luigi XIV

Il Reggimento Carignano in Quebec, a difesa delle colonie francesi

Il 1651 è un anno davvero infausto per la piccola colonia francese stanziatasi sulle rive dei grandi laghi americani, nei territori che diverranno in futuro il Quèbec canadese. I coloni della città di Villemarie (l'attuale Montreal) stanno per abbandonare la città e la regione limitrofa, esasperati e fiaccati nel fisico dai continui attacchi degli Irochesi, una tribù autoctona che colpisce con feroce determinazione gli stanziamenti migranti.

Alleatisi con le tribù Algonchine e Huroni, i francesi subiscono tutta la crudele bellicosità degli indiani avversari, i quali sobillati in segreto anche da abili provocatori inglesi, infieriscono sulle colonie con lo stesso impeto riservato ai loro consanguinei rivali. Temuti per la loro audacia guerriera, gli Irochesi (tra i quali si distinguono per ferocia i Mohicani e i Seneca) suscitano terrore in tutti i sudditi francesi residenti lungo il corso del S. Lorenzo, rendendo la vita - già estremamente dura per le avverse condizioni climatiche - dei coloni una continua sfida giornaliera con la morte.

Soltanto nel 1664 arriva un segnale forte dalla lontana Europa. Luigi XIV, mosso più dalla preoccupazione per l'espansione coloniale e militare inglese in terra americana, si decide infatti a inviare un contingente armato a sostegno dei suoi sudditi, scegliendo due formazioni militari che avevano ottimamente combattuto sui campi di battaglia di Francia, Italia e Spagna: il Reggimento Carignano, 1000 uomini raggruppati in 20 compagnie, conosciuto dai francesi con il nome di Règiment de Carignan, ed il Reggimento Italia.

Gente alpina, quella che componeva l'ossatura veterana di questo blasonato contingente in armi. La scelta di inviare il Carignano e l'Italia rispecchia infatti la preoccupazione di inviare uomini adatti agli inverni rigidi dell'attuale Quèbec, e incontra il favore dei coloni residenti, finalmente fiduciosi in un futuro meno feroce in terra americana. La perizia militare dei reggimenti non tarderà a essere chiamata in causa ma nei due anni di permanenza in Nuova Francia, i soldati non combatteranno mai una vera e propria battaglia contro i guerrieri Irochesi: essi saranno costantemente impegnati in logoranti pattugliamenti dei confini, in combattimenti all'arma bianca e in azioni di controguerriglia nei confronti dei ferocissimi avversari.

Nonostante il successo delle operazioni di controllo il contingente perde numerosi uomini a causa delle proibitive condizioni climatiche in cui è costretto ad operare con equipaggiamento inadeguato. Alla partenza per l'Europa mancheranno all'appello 400 uomini, la gran parte dei quali ha scelto di abbandonare il servizio militare per trasformarsi a loro volta in coloni. Molti si sposeranno nel giro di qualche anno dando inizio a rami familiari che si propagheranno fino ai giorni nostri.

Difficile ricostruire la storia dei singoli componenti di quel primo nucleo di italiani che scelsero di restare nelle grandi foreste nordamericane. La lingua francese ha inghiottito nelle spire del tempo la maggior parte degli elementi utili a decifrare personaggi partiti dalle colline del Piemonte e della Savoia. Eppure, tra quegli uomini in armi c'era una rivolo importante della storia d'Italia futura. Il reggimento Carignano infatti, che tanta gloria regalò alla casa reale francese, fu fondato da Carlo Emanuele I, detto principe Tommaso, figlio di Madama Cristina, sorella del re francese Luigi XIII. Trascinato in una delle tante guerre di successione che dominarono la scena europea del Seicento, Carlo Emanuele ne uscì sconfitto e si rifugiò nella protezione francese, sotto le cui insegne trasferì le sue truppe.

A partire dal 1642 i soldati italiani della "Carignano" si meritarono la gloria combattendo nel vecchio Continente. Lo stesso principe Tommaso fu nominato, per i suoi meriti militari, Capo del Gabinetto della Corte Francese, carica che presto avrebbe abbandonato per tornare alla vita d'azione. Alla morte del suo condottiero il reggimento continuò ad esistere aggiungendovi i nomi dei vari condottieri. E con il nome di Carignan Salières si distinse nel 1664, prima di partire alla volta delle terre canadesi, partecipando alla spedizione contro i Turchi in appoggio all'imperatore di Germania.

Carichi di siffatta gloria, i soldati del reggimento si imbarcarono di malavoglia per il lontano continente americano ma, giunti a Villemarie, avrebbero tenuto fede alla loro fama di grandi combattenti.

Trovare i nomi degli italiani che compongono lo schieramento bellico formato dai reggimenti Carignano e Italia è davvero arduo. In un'epoca in cui il francese domina lo scenario linguistico mondiale, un reggimento agli ordini di Luigi XIV, ha quasi l'obbligo morale di riadattare le proprie origini alla lingua madre. La stessa Savoia, oggi compresa nei confini italiani, nella sua estensione originaria sfociava in fette degli attuali territori francese e svizzero ed aveva nella lingua francese il suo idioma più diffuso.

Tra i soldati che presidiano gli insicuri confini della Nuova Francia è così possibile ritrovare, con un po' di fatica, Giovanni Nicolis di Brandizzo (per i compagni d'armi era Jean Nicalis sieur de Brandis), rampollo appartenente ad una famiglia molto vicina ai Savoia (i Nicolis occuparono importanti incarichi in Italia e in Francia). Altro italiano mimetizzato nelle vesti francesi è lo stesso Chastellard, marchese di Salières, che in Italia aveva lasciato il vero nome di Ciastellardo (cognome ancora oggi molto diffuso in Piemonte), o Balthazar de la Flotte de la Freydière, altro capo della spedizione americana (ancora oggi è in uso a Torino il cognome Freyria).

È sicuramente italiano il capitano Arnoult de Loubias, capitano della compagnia omonima e membro della famiglia Broglia, antica casa originaria di Chieri estinta nel XIX secolo. Altri nomi appartenenti al reggimento e che ne delineano chiaramente la sua formazione italiana sono quelli di M. De la Tour, capitano, e di Santacroce, luogotenente che verrà registrato nel ruolo militare con il nome di Saint-Croix.

La Motte, Morel, Petit, Piat, così come Flavien de Saint Pons (esiste ancora oggi il paesino di San Ponso), Pierre de Maffé, Pierre Salvaye (nato a Pinerolo) e Claude Sébastien le Bassier de Villieu (nato a Torino) sono altri ufficiali piemontesi che militano nel reggimento al servizio del giglio francese. Molto più difficile è invece rintracciare i veri nomi dei soldati semplici militanti nel corpo di spedizione europeo. A quell'epoca infatti la carriera militare non è ben vista dalla società e molti giovani preferiscono celarsi dietro a nomi di battaglia per evitare di essere riconosciuti. Troviamo comunque tra le fila del reggimento nomi come Guerin, Collin, Rognon, Buy ed altri ancora che rimandano chiaramente alle loro ascendenze italiane.

Molti soldati, al termine della spedizione canadese, decidono di fermarsi per sempre nelle terre dei grandi laghi. Tra essi ci sono ovviamente anche un gran numero di italiani, spesso celati nell'idioma francese. Deposte le armi e imbracciati gli arnesi di lavoro questi ex-soldati contribuiscono a infoltire le comunità del Quebec e della Louisiana, fino a diventarne parte integrante dello sviluppo economico futuro. Nel 1796 opera ad esempio François Marie Reggio, nelle vesti di legale del consiglio comunale di New Orleans. Il veneziano Giovanni Gradenigo presiede negli stessi anni il collegio sindacale della chiesa dell'Immacolata Concezione di Opelousas ( e i suoi discendenti sono arrivati fino ai giorni nostri).

Nel secolo XVIII arriva il Lousiana anche la famiglia Sarpi: il suo nome si dispiegherà anche attraverso le pieghe della storia ottocentesca. Peter Sarpi (trasformato in Sarpy) comanderà il primo battello a pale del fiume Missouri; nel 1840 lo stesso Peter ed il fratello John B. entreranno nella Missouri Fur Company e nell'American Fur Company di St. Louis.

Questi nomi rappresentano il nucleo duro di uno stanziamento che oggi è difficile ricostruire attraverso le frammentarie memorie sopravvissute al tempo. Non è facile risalire ad esempio alle origini italiane dei nomi francesizzati di François Lavergne, Jean Arcouet, Elie Provost, M. de la Marche, René Gaultier, Pierre Mouet sieur de Moras (lui si firmava però Mora), ex ufficiali dei battaglioni Carignano e Italia rimasti in Canada, cui hanno regalato anche nomi per la toponomastica (esiste infatti l'isola di Mouet nella zona di Montreal).

È facile invece trovare tracce della permanenza americana del reggimento in Italia. Nel Palazzo torinese che ne porta il nome, sulle facciate disegnate dall'Architetto Guarini nel 1679, si possono infatti chiaramente notare le sculture rappresentanti maschere indiane con copricapo, unico esempio europeo del genere. Questa testimonianza, davvero poco conosciuta, conferma ancora una volta l'origine italiana della formazione militare, svelando i legami storici che legarono, nell'amicizia e nell'odio, la Francia alla famiglia Savoia.

Piazza Carignano, Teatro Carignano, Palazzo Carignano sono soltanto alcuni dei toponimi che tappezzano la città di Torino, a conferma di una tradizione storica che sfocerà perfino nell'ascesa al trono degli ultimi cinque re d'Italia. La famiglia Carignano-Savoia, proprietaria di una vasta tenuta nelle vicinanze della città omonima (è assurta a rango principesco nel 1625, grazie a Carlo Emanuele I che donò la città al figlio Tommaso annettendole il titolo nobiliare), mantiene viva la sua fiaccola storica anche nel lontano Canada.

Ancora oggi aprire un elenco telefonico a Montreàl rappresenta un tuffo in quel lontano passato: i Carignan infatti occupano diverse pagine della guida, a conferma di una presenza capillare di famiglie originarie del glorioso principato piemontese.

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