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L'Equipe sara' nuovamente negli States dal 1 settembre al 20 settembre 2015
 

Chi fosse interessato a una presentazione dei libri: Ciaoit e Superciaoit

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Gli italiani in blu e in grigio

Il contributo degli emigranti nella guerra civile americana

1863. La guerra civile americana sta mietendo vittime da ormai due anni ed ha raggiunto l'apice delle fortune sudiste con la battaglia di Gettysburg, conclusasi ai primi di luglio con un immane bagno di sangue. Sulle colline insanguinate della cittadina americana anche gli italiano hanno lasciato il loro segno. Alla battaglia infatti, così come in tante altre, hanno partecipato numerosi immigrati provenienti da tutta Europa.

Nel 1861 l'Europa era una un crogiolo di nazionalismi sparsi all'intreno di vari stati nascenti o appena nati. In queste realtà non era raro trovare quindi uomini ormai veterani di guerra; uomini fuoriusciti da eserciti polacchi, tedeschi, ungheresi e italiani rappresentarono una merce ghiotta per gli agenti arruolatori dell'Unione americana, alla disperata ricerca di manodopera "specializzata" per un conflitto che sembrava una semplice goliardata e che invece si stava trasformando in una carneficina. La guerra di secessione rappresenta anche per gli ex soldati europei un'opportunità per tradurre in soldi un'esperienza bellica appresa sulla propria pelle, e la strada più veloce per raggiungere il mitico Ovest, con le sue ampie terre, i suoi giacimenti aurei, le sue città rampanti (la febbre dell'oro in California era esplosa una decina di anni prima e anche in Colorado, Arizona e Montana si erano trovate tracce dei preziosi metalli).

Tanti europei, diseredati in patria o sbandati dagli ultimi conflitto (vedi gli ex garibaldini o i soldati sconfitti dell'esercito borbonico) accettarono quindi con entusiasmo di passare nelle fila dell'esercito unionista. Tanti furono anche gli italiani residenti negli Stati Uniti, pronti a organizzarsi in proprio, con proprie formazioni volontarie, nel teatro della guerra. Combattuta su un fronte di 3500 chilometri, la guerra civile americana sarebbe stati infatti la prima guerra "democratica" della storia: vi si fronteggiarono due eserciti formati in gran parte da volontari, liberi cittadini che credevano nella propria causa.

Il primo raggruppamento combattente di italiani si formò a New York con il nome di Garibaldi Guard. Si trattò di un reggimento di volontari inseriti nella 39° Brigata Fanteria di New York, formato da elementi provenienti da tutta Europa. Oltre a contenere al suo interno idiomi tedeschi, ungheresi, francesi, spagnoli e italiani, questo reggimento si distinse subito per la sua pittoricità. Cappelli ornati di piume, pantaloni alla zuava e una bandiera tricolore con la scritta "DIO E POPOLO" facevano in un primo momento sorridere i cittadini americani, ma ben presto il reggimento ebbe modo di distinguersi in numerosi scontri, ottenendo la croce di merito per l'alto valore militare.

Creato in risposta al mancato arrivo dell'eroe dei Due Mondi - gli eventi italiani non permisero a Garibaldi di lasciare la penisola - il reggimento annoverò diversi italiani alla propria guida. Nell'archivio storico compaiono infatti i nomi del tenente colonnello Tinelli, dei capitani Osnaghi, Venuti e Salviatti e di altri 12 ufficiali italiani. La Garibaldi Guard parteciò al primo rovinoso scontro di Bull Run ed era presente alla resa dei sudisti ad Appomattox nel 1865.

Altra formazione che raggruppò volontari italiani fu il reggimento dell'Enfants Perdus. Formatosi nel novembre del 1861, il raggruppamento comprese soprattutto emigranti piemontesi distinguendosi però più nelle rivendicazioni salariali che non in operazioni belliche effettive.

La Spinola Empire Brigade entrò invece di prepotenza nel teatro bellico americano. Fondata e organizzata da Francis B. Spinola, nato a Long Island da genitori italiani, essa partecipò a battaglie cruente contro i ribelli. Lo stesso Spinola, che nel 1887 sarebbe stato il primo deputato di origine italiana, rimase gravemente ferito nella battaglia di Wapping Heights, alla testa dei suoi uomini durante un assalto alla baionetta.

Se gli emigranti che parteciparono per l'Unione alla guerra ricevettero il giusto encomio lasciandosi alle spalle un ricordo storico indelebile poco è stato fatto per gli italiani che si trovarono dall'altro lato della barricata, motivati dalla speranza di vivere in una Confederazione libera dai legami imprenditoriali nordisti. La comunità italiana aveva solide radici nella ex Florida spagnola. Famiglie giunte nel 1600 al servizio della corona spagnola avevano sicuramente perso i loro legami con la madre patria mantenendone però vive le tradizioni in mille sfumature.

La comunità italiana più attiva era però quella di New Orleans, la contava a quell'epoca 10.000 persone, tra italiani e discendenti di italiani, nonché famiglie provenienti da Venezia, Trento, Trieste (non ancora unificate) e dalla Corsica (già appartenente al Regno di Sardegna). Almeno 500 di questi italiani della Louisiana diedero vita alla Brigata Europea di New Orleans, una formazione militare che si distinse nella difesa del proprio stato.

Altra formazione che operò con la divisa grigia e sotto le insegne rosse della Confederazione fu quella della Italian Guard, guidata dal maggiore Della Valle. La Garibaldi Guard e la Italian Guard probabilmente non si scontrarono mai direttamente sul vastissimo teatro di guerra ma anche questa brigata ebbe modo di distinguersi in numerosissi scontri con il nemico, sottolineando il fortissimo attaccamento ai propri ideali.

Fine parte 1°

COMBATTERONO PER L'UNIONE E PER DIXIE'S LAND!

Il contributo degli emigranti nella guerra civile americana

parte 2°

Numerosi furono gli italiani che parteciparono alla guerra civile americana come semplici soldati inquadrati nell'esercito del Nord. Veterani delle battaglie europee di Montebello, San Martino e del Volturno, reduci dalle guerre d'indipendenza italiana, ex garibaldini o ex borbonici, scelsero di mettere a disposizione la loro esperienza bellica anche se spesso la scarsa (o nulla) conoscenza della lingua ne pregiudicarono il migliore utilizzo in battaglia.

È questo il caso emblematico di Carlo Lombardi. Ufficiale garibaldino nella guerra d'indipendenza, negli U.S.A. dovette adattarsi a combattere come semplice soldato nelle file dell'Unione e soltanto nel 1864 divenne sottotenente dell'39° U.S. Colored Infantry, un reggimento di negri alla cui testa cadde ferito a morte durante l'assalto a Forte Fisher (North Carolina) nel gennaio del 1865.

Tra le file dell'esercito yankee militò, anche se soltanto nell'ultimo anno di guerra, quel Carlo Di Rudio, conte bellunese molto chiacchierato per il suo passato anarchico. Rudio entrò nelle file di un reggimento volontario di New York grazie all'istituto della sostituzione (prassi secondo la quale i chiamati alle armi potevano vendere il loro richiamo a volontari interessati ad acquisire la cittadinanza americana!), ed ottenne, grazie alla sua abilità militare, il grado di sottufficiale. Lo stesso italiano, anni dopo avrebbe partecipato alla tragica battaglia del Little Big Horn.

Adolfo Farsari, vicentino di nascita e futuro fotografo d'arte del Giappone di fine secolo, si distinse invece, nelle file del 12° Cavalleria di New York, per numerosi atti di eroismo, meritandosi il soprannome di Garibaldi e rimanendo gravemente ferito a Raleigh. Luigi Palma di Cesnola, piemontese, venne decorato con la medaglia d'onore del Congresso americano e arrivò al grado di generale.

Per i meriti acquisiti durante il conflitto e per la conoscenza artistica a quest'ultimo venne affidata, al termine del conflitto, la direzione del nuovissimo Metropolitan Museum of Arts di New York. Anche Joseph H. De Castro , italiano nato a Boston e caporale del 19° Massachussets Infantry, meritò la medaglia d'onore del Congresso avendo catturato la bandiera del nemico.

Nella Marina dell'Unione troviamo altrettanti nomi italiani meritevoli di ricordo. Tra gli ufficiali dell'arma troviamo Joseph J. Tinelli, Alfred L.B. Zerega di New York, Eugene Biondi di Paterson (New Jersey), George A. Falconi , Lorenzo Frank Papanti, James Como, Domingo Castano, Thomas Pentony, John S. Pera. Un cenno particolare merita la figura di Frank Bonistalli. La famiglia Bonistalli viveva a Pittsburgh ed era una pioniera del settore mercantile.

Alla fine delle ostilità lo stesso Frank continuò l'attività divenendo,associato con Ernest Bisi, il primo importatore di pasta italiana. Cariche eminenti raggiunsero nella Marina dell'Unione Louis G. Sartori, figlio di Giovanni Battista Sartori di Trenton (costruì la prima chiesa cattolica del New Jersey) e Bancroft Gherardi, nato a Jackson (Louisiana) e divenuto comandante nel 1862.

Così come per i reggimenti sudisti formati da cittadini immigrati anche per i singoli immigrati la storia ufficiale ha steso il velo del silenzio. In una Confederazione che annoverò - ironia della sorte - negli ultimi mesi di battaglia soldati neri, schiavi liberati ma indissolubilmente legati alla loro terra, militarono numerosi italiani, dei quali però si sono perse gran parte delle tracce.

La famiglia italo-americana dei Phinizy, residente in Georgia, contribuì ad esempio, con un colonnello, due capitani, un sergente e un agente finanziario alle sorti di Dixie's land. Sylvester Festarozzi guidò con il grado di capitano le truppe di fanteria dell'Alabama, Alfred Pico guidò con lo stesso grado una compagnia italiana della Virginia; Frank J. Arrighi, del Mississippi, anch'egli capitano di fanteria, venne ferito per ben tre volte in battaglia (Antietam, Chancellorsville e Spottsylvania) divenendo uno dei veterani della gloriosa armata del generale Lee. Per costoro la storia non ha lasciato tracce perchè gli sconfitti spesso non vengono considerati meritevoli di giusto ricordo.

Nel cimitero di Gettysburg, (città protagonista del più cruento capitolo del conflitto civile) si erge l'unico monumento ai soldati italiani, quello dedicato alla Garibaldi Guard: su quell'unica pietra è bello ricordare i tanti italiani caduti, tra gli "yankees" e i "rebels" per amore della propria libertà.

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